Anci e Airbnb hanno fatto un accordo per combattere l'overtourism
di Cinzia Arena
La principale piattaforma di alloggi turistici ha donato ai Comuni 1,5 milioni di euro per promuovere l'ospitalità. Il presidente Manfredi: è una sfida contro lo spopolamento

Ramificare i flussi turistici evitando la concentrazione (logistica e temporale) che rende invivibili le città d’arte e altre località famose. Si muove in quest’ottica l’alleanza, rafforzata con una donazione di 1,5 milioni di euro, tra l’Anci (l’associzione nazionale comuni italiani) e Airbnb, la principale piattaforma di alloggi turistici. Le risorse confluiranno in un fondo dedicato allo sviluppo turistico e alla valorizzazione del patrimonio rurale dei piccoli e medi comuni, con l'obiettivo di supportare piccole imprese e attività locali, associazioni culturali e organizzazioni di cittadini. L’accordo è stato siglato durante il primo Osservatorio sul turismo di Airbnb e Teha Group presentato ieri a Villa Gregoriana a Tivoli.
I comuni con meno di 30mila abitanti, rappresentano il 96% dei quasi 8mila comuni italiani e ospitano oltre la metà della popolazione nazionale. «Sono la spina dorsale dell'Italia, ma affrontano una sfida continua contro lo spopolamento«, ha dichiarato Gaetano Manfredi, presidente dell'Anci. Il turismo diffuso può diventare un potente strumento di sviluppo: dove la ricettività tradizionale manca, l'home-sharing può generare un impatto positivo, creando lavoro e contrastando l'abbandono dei territori. «La donazione da parte di Airbnb è un segnale importante di collaborazione istituzionale – ha aggiunto Manfredi - con l'obiettivo di fare dei borghi non solo mete da proteggere, ma luoghi vivi in cui investire e tornare a abitare.»
Matteo Sarzana, country manager di Airbnb Italia ha sottolineato come nel 2025 Airbnb abbia generato 836 milioni di euro di impatto economico complessivo nei piccoli comuni italiani. «L'Italia possiede il patrimonio culturale più ricco del mondo, e merita di essere vissuta appieno: non solo a Roma, Firenze o Venezia, ma nelle migliaia di comunità straordinarie che rendono questo Paese unico,» ha detto Sarzana.
L'Italia detiene il maggior numero di Siti del Patrimonio Mondiale Unesco al mondo: 61 siti distribuiti in 330 comuni. A questo patrimonio si aggiungono 3.392 musei (circa uno ogni 90 km²), 298 parchi archeologici, 395 ristoranti stellati Michelin e 380 borghi riconosciuti per il loro elevato valore culturale. Nonostante questa straordinaria varietà di attrattori, il turismo italiano continua a concentrarsi in un numero limitato di destinazioni. I primi 20 comuni attraggono infatti il 32% di tutti i visitatori nazionali, mentre l'80% delle province si divide appena il 36% dei flussi turistici. A ciò si aggiunge una stagionalità particolarmente accentuata, con un indice di picco superiore del 10% rispetto alla media europea. Secondo l'osservatorio Teha proprio nei borghi si nasconde una quota rilevante delle eccellenze italiane: l'80% dei comuni collegati ai siti Unesco, il 64% dei musei, il 67% dei parchi archeologici e il 73% dei ristoranti stellati si trovano infatti nei piccoli centri.
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