Beffa Spid Poste, da gennaio il servizio è a pagamento: quanto costa (e chi non deve pagarlo)
La novità per i 24 milioni di utenti. Per l'identità digitale, il Governo punta a rafforzare la Carta d'identità elettronica (Cie): è gratuita è più sicura

Molti se ne sono già accorti ricevendo una e-mail o un avviso sul cellulare, accedendo alla schermata Spid: l’identità digitale non sarà più gratuita per la maggior parte dei cittadini. Anche per gli utenti di Poste Italiane, la società che da sola gestisce 24 milioni di utenze: dopo quasi 10 anni di servizio senza oneri economici, il costo ora passerà a sei euro all’anno a partire dal secondo anno di attivazione, mentre per chi già ne è in possesso da anni la scadenza non è uguale per tutti, ma modulata in base a quando è stato attivato. E così lo strumento messo in pista per far familiarizzare gli italiani con il mondo del digitale (campo su cui come Paese scontiamo forti ritardi) rischia di trasformarsi in un mezzo come un altro per “fare cassa”, sia pure con un costo contenuto per i singoli utenti. Una mossa voluta sulla scia dell’approccio del governo Meloni che, sin dal 2022, fece capire di preferire all’ormai abbastanza popolare Spid – servizio che ricevette una spinta molto forte negli anni del Covid, in quanto era necessario per poter accedere ai vari sussidi elargiti dallo Stato – l’alternativa della Carta di identità elettronica (Cie), ritenuta pure più sicura da possibili hackeraggi e che nel futuro prossimo diverrà obbligatoria per tutti. Sono esentati dal pagamento chi ha almeno 75 anni d’età, i minorenni, i residenti all’estero e i titolari a uso professionale.
Il caso Poste è quello che ha fatto più scalpore per via dell’ampia platea che oggi beneficia del suo servizio, ma non è l’unico. Anzi, a dire il vero è solo l’ultimo della lista. Dall’anno scorso infatti sono diventati a pagamento, ad esempio, anche gli Spid di Aruba (4,90 euro più Iva all’anno), Infocert (5,98 euro, Iva inclusa) e TeamSystem (7 euro, anche qui Iva esclusa). Altre aziende al momento continuano a offrire il servizio gratuitamente ma poi, a seconda del metodo di riconoscimento scelto, in fase di attivazione chiedono un contributo. La novità in ogni caso era nell’aria da tempo. All’origine viene addotta la necessità per le società del settore di coprire i costi del servizio dopo anni di gratuità, in attesa degli oltre 40 milioni di euro promessi dal governo, circa la metà destinati a Poste Italiane. «I 42 milioni di euro ai fornitori di Spid stanno per essere erogati» aveva detto nel giugno scorso Mario Nobile, direttore generale dell’Agenzia per l’Italia digitale, aggiungendo che «la previsione di pagamento esiste dal 2019». Le risorse, secondo quanto emerso, alla fine dovrebbero arrivare entro quest’anno, in base al raggiungimento di obiettivi specifici (come l’incremento dei livelli di servizio o la disponibilità di alcune funzionalità, ad esempio lo Spid per i minori). Fondi giudicati evidentemente insufficienti da Poste e dalle altre compagnie per mantenere l’attuale regime: mentre, secondo quanto trapelato, Poste stima di incassare con la nuova tariffa circa 90 milioni di euro togliendo dal conteggio i cittadini esentati e quelli che, secondo le previsioni, si stima non aderiranno alle nuove condizioni.
Per gli utenti, insomma, una piccola beffa, sia pure dal prezzo contenuto di 50 centesimi al mese. Va detto che un’alternativa gratuita – oltre a quelle offerte da alcuni operatori – in realtà esiste già ed è appunto la Cie, già presente nei portafogli di molti cittadini, che da agosto sostituirà definitivamente i vecchi documenti cartacei ancora in circolazione. Rispetto agli Spid attuali è più sicura perché garantisce sempre un’autenticazione di “livello 3”, quello massimo, contro il “livello 2” degli Spid sul mercato. In sostanza, se lo Spid “commerciale” funziona con username e password (più un secondo fattore di autenticazione), la Cie invece è un documento fisico che utilizza i lettori Nfc, come quelli usati per i pagamenti contactless con i telefoni.
E se non si pagano i 6 euro? Il servizio rimarrà attivo per 24 mesi dall’ultimo accesso, ma “sospeso”, nel senso che non sarà più possibile usufruire dei servizi. Per riattivarli in qualsiasi momento, basterà pagare, ovviamente. Tuttavia, mentre il “come pagare” è ben spiegato, come spesso capita è più complicata la via del recesso: occorre cercare nel menù la voce “Revoca credenziali” e poi scaricare un pdf e inviarlo via mail.
Tornando alla carta d’identità elettronica come strumento del futuro, lo standard da essa offerto è quello già utilizzato in gran parte dell’Unione Europea (ad esempio in Germania) e il Governo punta a far sì che prenda sempre più piede in Italia. Per questo, sono stati copiosi anche gli investimenti del Pnrr in questo settore: per rafforzare l’adozione “delle piattaforme nazionali di identità digitale (Spid, Cie) e dell’Anagrafe nazionale (Anpr)” sono stati stanziati 285 milioni di euro (143 milioni quelli spesi, secondo il portale Open Pnrr). Progetto, questo, che risulta completato. Mentre, sempre secondo Open Pnrr, è in ritardo un altro capitolo connesso (“Servizi digitali dei cittadini”) che prevede di partire dagli strumenti esistenti (Spid e Cie), “ma convergendo verso una soluzione integrata e sempre più semplice per gli utenti”. Una volta finito il lavoro, però, bisognerà spiegare agli italiani le novità in arrivo, così da ampliare la platea di soggetti che usano la Cie. Proprio per questo il sottosegretario all’Innovazione tecnologica, Alessio Butti, sta pensando a una campagna informativa da lanciare nei prossimi mesi per raccontare la convenienza della carta d’identità elettronica.
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