Ranucci è «stordito» dall'accusa «all'amico» Lavitola: cosa sappiamo sull'attentato
Domani Valter Lavitola, già editore al centro di controversie e fonte del giornalista Rai, sosterrà l'interrogatorio. È indagato per strage e accusato di essere il mandante dell'attacco dinamitardo dello scorso 16 otttobre

Domani Valter Lavitola non sarà chiamato a rispondere solo alle domande degli inquirenti romani. Con le spiegazioni che fornirà nel corso dell’interrogatorio in Procura, racconterà anche al suo «amico vero» Sigfrido Ranucci, giornalista d’inchiesta Rai, come sia passato in pochi giorni dalle cene insieme e le telefonate amichevoli all’accusa di essere il mandante dell’attentato dinamitardo compiuto lo scorso 16 ottobre sotto all’abitazione del conduttore di Report. Che ieri si è detto «stordito» dalla notizia: «Valter è un amico vero. Da quando ho saputo del suo coinvolgimento presunto nell'attentato nei confronti miei e della mia famiglia, sono stati giorni pesantissimi». Al momento, però, Ranucci si è detto certo dell’innocenza di Lavitola: «Anche se dovessero emergere delle responsabilità – continua il giornalista Rai –, sono convinto che non avrebbe mai fatto del male a me e alla mia famiglia».
È stato l’arresto di quelli che gli inquirenti ritengono il “braccio” dell’attentato ad aver innescato il domino che ha portato i pm – in particolare, i magistrati Francesco Lo Voi ed Edoardo De Santis – all’iscrizione nel registro degli indagati di Valter Lavitola, già giornalista ed editore, ora titolare di un ristorante nel quartiere Monteverde di Roma. Analizzando chat e telefoni della banda dei presunti esecutori, i magistrati avrebbero scoperto che i quattro esecutori facevano riferimento per l’attentato al 47enne camerunense Gomes Clesio Tavares, dipendente della società Cefalù, riconducibile a Lavitola. A lui l’ex giornalista avrebbe dato mandato di «individuare soggetti in grado di reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all’abitazione del giornalista». Con Tavares, un mese prima dell’attentato, Lavitola avrebbe anche effettuato un sopralluogo «nei pressi dell’abitazione» di Ranucci. Lavitola, poi, si sarebbe anche «interessato all’allontanamento» dell’intermediario, che ora si trova in Camerun, garantendogli assistenza legale.
I primi contatti tra Ranucci e il presunto mandante dell’attentato risalgono al 2019, come rivela lo stesso conduttore di Report. «È stato oggetto di alcune nostre inchieste», spiega. Lavitola, infatti, è protagonista di diverse vicende giudiziarie dello scorso decennio: dalle truffe ai fondi pubblici alla compravendita di senatori. Oltre a essere stato condannato a due anni e otto mesi per tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. È dal 2019, però, che «abbiamo un rapporto di amicizia – continua Ranucci –. È stata una fonte e ha un rapporto di amicizia con moltissimi giornalisti, anche più autorevoli di me». I due si sentivano «quasi tutti i giorni» e, come dimostra uno scatto del 2023, si trovavano anche a cena insieme a Roma. I dubbi, perciò, restano sul movente: «Ho sempre pensato – conclude Ranucci – che fosse un messaggio mandato a qualcuno attraverso me».
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