La solidarietà dei pescatori di Acireale: hanno salvato 16 migranti in pericolo nelle acque maltesi
Don Mario Camera: se non li avessero messi in salvo sarebbero sicuramente morti, erano in mare da una settimana

Mentre Papa Leone, in visita a Lampedusa, affermava con forza che le persone morte nel Mediterraneo sono «vittime delle decisioni prese o mancate» un equipaggio di pescatori di Acireale, nel catanese, durante una battuta di pesca d’altura, in mare aperto, nei pressi delle acque maltesi “decideva” di sospendere la battuta soccorrere una piccola imbarcazione con sedici migranti a bordo, quasi tutti minorenni.
L’imbarcazione dei pescatori si chiama “Mathias” ed è di Santa Maria La Scala, frazione a mare di Acireale. L’equipaggio del Mathias era partito ad aprile per una battuta di pesca che porta questi pescatori in alto mare per mesi, per tutto il periodo estivo. L’equipaggio è composto da fieri “scaloti”, cioè abitanti di Santa Maria La Scala da generazioni e in queste battute si imbarcano per andare a pescare in acque ricche di pesce.
La notizia del salvataggio effettuato sì è diffusa rapidamente nel borgo marinaro ai piedi dell’Etna e la diocesi di Acireale ha divulgato la storia. Il parroco della frazione, don Mario Camera, è stato uno dei primi ad essere informato di quanto accaduto. «Conosco questi pescatori - racconta - sono gente di fede, vengono in parrocchia. Hanno trovato l’ imbarcazione dei migranti in alto mare, senza benzina da due giorni. Le persone a bordo erano affamate e se non fossero state soccorse sarebbero di sicuro morte tutte. L’equipaggio ha abbandonato la battuta di pesca e si è subito attivato per aiutarli. Hanno chiamato la Guardia costiera italiana che poi ha coordinato e concluso le operazioni di salvataggio».
Orgogliosa del padre e del fratello è Grazia Patanè, figlia di Giuseppe, uno dei comandanti del peschereccio insieme a Venerando Celestino. Sul peschereccio lavora anche il fratello di Grazia, Antonino. Con loro i marinai Daniele Celestino, Giuseppe Pappalardo, Giuseppe Fichera e Bahri Khassouma.

«Hanno salvato 16 vite – racconta Grazia – tra cui anche bambini, persone provenienti dal Sudan e dall’Etiopia. Non mangiavano da una settimana e uno di loro era già svenuto proprio per mancanza di acqua. Mi hanno raccontato che erano tutti molto giovani. L’equipaggio in quel momento stava lavorando: stavano ritirando il palangaro (uno strumento utilizzato per la pesca d’altura, ndr ). Li hanno avvistati a occhio nudo, non hanno riflettuto, hanno agito d’impulso, si sono avvicinati all’imbarcazione, hanno subito dato loro della frutta, dell’acqua e del pane, soprattutto per i più piccoli. Poi hanno chiamato la Guardia costiera italiana e hanno quindi, atteso, come si deve fare in questi casi, l’arrivo delle autorità competenti».
Per una coincidenza, in contemporanea, il Papa a Lampedusa faceva appello alla comunità cristiana perché sia accogliente con il prossimo. Ma questo l’equipaggio della Mathias non lo sapeva.
A seguire da vicino il viaggio di Papa Leone c’era il vescovo di Acireale, che è anche jl presidente della Conferenza episcopale siciliana, monsignor Antonino Raspanti il quale ha definito la visita del Santo Padre a Lampedusa «un forte segno evangelico, sociale e umano», e ha ribadito che la Chiesa è chiamata a stare accanto agli ultimi, accogliendo quanti fuggono da guerre, violenze e povertà, nel rispetto della dignità della persona e della legalità. Parole che hanno decisamente preso forma nella scelta di questi pescatori.
«Il motopesca Mathias – aggiunge Grazia – ha un equipaggio di 7 persone, tutti “scaloti” tranne Bahri che è cittadino italiano ma ha origine tunisine e parla anche arabo: è un musulmano di gran cuore , che in questa occasione ha fatto da intermediario. Ci hanno raccontato che questi naufraghi erano tutte persone educate e rispettose».
I familiari dei pescatori esprimono ammirazione verso i congiunti, come Alessia Re e Daiva Patanè: «Siamo orgogliosi dei nostri mariti che hanno interrotto la battuta di pesca per soccorrere quella piccola imbarcazione incontrata al largo di Malta. Hanno dato acqua, pane e latte anche a un bambino di appena un anno. Hanno dimostrato grande coraggio e una straordinaria umanità».
Soccorrere dei naufraghi in mare è un dovere stabilito dal diritto internazionale, oltre che un dovere morale, ma comporta un danno economico: si rischia di perdere il pescato. Ma l’equipaggio del Mathias a questo non ci ha pensato.
“La compassione è un tratto dell’umanità senza la quale non si è umani”, ricorda il parroco don Mario Camera.
Frattanto si attende il ritorno a Santa Maria la Scala dei dell’equipaggio della motopesca “Mathias” che a giorni farà ritorno a casa e alla fine di agosto prenderà parte ai solenni festeggiamenti in onore della Madonna della Scala, patrona del borgo marinaro.
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