«Ora dignità e diritti nella frontiera più a Sud d’Europa»
Dopo la visita di Leone nei luoghi simboli di Lampedusa, le Ong chiedono maggior responsabilità nell'accoglienza dei migranti

Chiedono più dignità e diritti per chi attraversa la frontiera più a Sud d’Europa, le Ong che salvano vite in mare. Si aspettano di vedere un cambio di passo. Anche se il percorso sembra tutto in salita. A 24 ore dalla visita di papa Leone a Lampedusa, con l’hotspot che si è completamente svuotato - gli ultimi migranti arrivati sono stati trasferiti a Porto Empedocle - le organizzazioni umanitarie vicine agli invisibili e agli ultimi guardano al futuro con l’auspicio che le parole di Leone abbiano lasciato un segno. Sul piatto ci sono le politiche migratorie europee, il nuovo patto, gli assetti Frontex e gli accordi con i Paesi dall’altra parte del Mediterraneo, fra cui la Libia, non certo nota per rispettare i diritti i umani, soprattutto di chi fugge dal proprio paese.
«Il fatto che sia venuto a Lampedusa a pochi giorni dall’entrata in vigore del nuovo patto Europeo per l’asilo e la migrazione è già un segno importante» commenta Giorgia Linardi portavoce della Ong Sea Watch. «Non credo che ci possa essere un cambio radicale per quanto riguarda le politiche migratorie, ma penso che sia piuttosto un gesto che richiama all’assunzione di responsabilità da parte di tutti, e quindi anche dei governi europei».
Giorgia Linardi auspica «che alla visita di papa Leone possa seguire un senso di responsabilità per monitorare e vegliare su quanto accade alla frontiera più a Sud d’Europa».
La vista di papa Leone? «Un gesto grande ma non spettacolare che si pone a fianco di tante “fedeltà piccole e tenaci che fanno da argine alla disumanizzazione”» afferma padre Camillo Ripamonti del Centro Astalli «Un appello e un incoraggiamento alla responsabilità di ciascuno, unico antidoto alla globalizzazione dell’indifferenza e allo sconforto che porta alla globalizzazione dell’impotenza» aggiunge il presidente del Centro.
«Un messaggio inequivocabile» per Mediterranea Saving Humans. «Papa Leone ha usato parole di verità, che nessuno oggi può far finta di non aver capito» commentano Luca Casarini, fondatore di Mediterranea Saving Humans e don Mattia Ferrari, cappellano di bordo della stessa Ong dagli Stati Uniti dove stanno incontrando le realtà ecclesiali impegnate nella solidarietà con le persone migranti. «Per noi di Mediterranea sono di grande ispirazione, non solo per continuare a fare ciò che facciamo da otto anni in mare - aggiunge Luca Casarini - ma anche sul perché dobbiamo farlo e sul come farlo. Sentiamo la “chiamata epocale” in tutta la sua urgenza».
«A Lampedusa - chiosa don Mattia Ferrari - Papa Leone ha riaffermato la strada del Vangelo. Per tutte le persone che costruiscono solidarietà nel mar Mediterraneo è giunto ancora una volta il messaggio che davanti alle difficoltà della storia, ai tanti ostacoli che questo cammino incontra, non siamo soli, ma siamo accompagnati da tutta la Chiesa, dal Papa a tutto il popolo di Dio.»
«Lampedusa non è solo un confine geografico: è il luogo in cui ogni giorno si misura la capacità dell’Europa di restare fedele ai propri valori di solidarietà e di tutela della vita umana» commenta Luciano Scalettari, presidente di ResQ, People saving people che a breve ritornerà in mare con una nuova imbarcazione. « Salvare vite non è una scelta politica, ma un dovere morale - aggiunge Scalettari - Il messaggio che il Papa ha affidato a Lampedusa continua a interpellare tutti noi: non possiamo permettere che il Mediterraneo resti un luogo di morte e di indifferenza».
Intanto l’hotspot di Contrada Imbriacola è semideserto: ci sono, si diceva, appena 66 ospiti, 26 dei quali minori non accompagnati. Venticinque sono stati già, secondo le normativa del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, sottoposti a screening. A presidiare la struttura di contrada Imbriacola, nonostante ci siano pochissimi migranti, la maggior parte dei quali alla ricerca di fresco sotto le tettoie o gli alberi, polizia, carabinieri e militari dell’Esercito. Al lavoro, anche per la somministrazione dei pasti, i volontari della Croce Rossa, mediatori compresi che tentano di far parlare chi ne ha bisogno. Tutti sono in attesa di conoscere quando e dove verranno trasferiti.
«Sono partito da Tripoli in Libia alle ore 22 circa del 28 giugno e sono arrivato qui venerdì sera, ci hanno aiutato i militari della Capitaneria - racconta un giovane eritreo - . Il viaggio, tutto per intero, dal mio Paese, è costato 6.500 dollari. Voglio andare in Inghilterra, ho dei familiari lì. Non so come farò, ma ce la devo fare! Voglio soltanto lavorare e non posso tornare indietro. Devo aiutare chi è rimasto a casa, hanno tutti bisogno».
L’isola di Lampedusa, malgrado il calo di arrivi (-48% rispetto a un anno fa) rimane sempre la principale terra di approdo per chi percorre la rotta del Mediterraneo centrale, la più letale per i migranti. Il 56% delle persone che raggiungono le nostre coste, infatti, sbarcano a Lampedusa. Altri porti di sbarco includono Pozzallo, Sant’Antioco, Crotone, Augusta, e poi più al Nord, Civitavecchia, Vibo Valentina, Carrara, La Spezia, e Livorno. Porti “sicuri” indicati dal Centro nazionale di coordinamento del Soccorso Marittimo (Mrcc) di Roma alle navi Ong che hanno soccorso i migranti in mare (il 20% delle persone tratte in salvo). Porti molto distanti dalle aree dove sono stati soccorsi i migranti e che costringono le navi Ong ad allungare i tempi e i costi dell’operazione di salvataggio.
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