Adolescenti e social media: «Sempre più connessi e a rischio»
Già in quinta elementare il 52,7% dei bambini dispone di uno smartphone. «L’indagine Inapp conferma la crescita esponenziale e incontrollata dell’utilizzo degli strumenti digitali e dell’accesso ai social in preadolescenza», avverte il presidente dell’Inapp, Forlani

Niente profili sui social media al di sotto dei 13 anni e la possibilità di accedervi a 15 ma con il controllo dei genitori. Mentre la Commissione Europea ha lanciato il proprio “manifesto”, il cosiddetto Kids Act, per tutelare i suoi adolescenti e negli Stati Uniti le grandi piattaforme come Meta finiscono sul banco degli imputati con l'accusa di progettare algoritmi capaci di indurre una vera dipendenza nei minori, una ricerca dell’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche mette nero su bianco il dramma dei nostri “nativi digitali”. Se il computer di casa e la connessione domestica sono ormai dati per scontati, è il possesso dello smartphone personale a segnare una svolta. In quinta elementare ne dispone il 52,7% dei bambini; in prima media la quota schizza all'87%, per toccare il 90,7% in seconda media. In pratica, solo un dodicenne su dieci non ha un cellulare proprio in tasca.
La conseguenza diretta è l'ingresso “senza filtri” nell'universo delle piattaforme. L’iscrizione ai social network passa così dal 31,5% della quinta elementare al 74,8% della seconda media, con un uso quotidiano e compulsivo (più di sette volte a settimana) che decolla dal 20,4% al 55,3%. Tutto ciò finisce per creare una vera e propria dipendenza. Al punto che un ragazzo su tre ammette di non riuscire a ridurre l’uso di internet, un quarto riconosce apertamente che l'uso della rete gli crea problemi, a partire dall'aumento dei conflitti in famiglia e con i coetanei (un fenomeno che tra le femmine raddoppia, passando dal 10,4% della primaria al 19,8%) fino al peggioramento dei rendimenti scolastici. Lo studio “Proteggere il benessere dei minori, un’infrastruttura per il monitoraggio delle politiche” - curato da Giovanna Giuliano, Cristina Lion, Antonello Scialdone e Paloma Vivaldi Vera su un campione di 4.750 giovani dai 7 ai 14 nell'ambito dell'indagine internazionale Children’s Worlds - traccia un quadro in chiaroscuro sul mondo dei nostri ragazzi, proprio mentre muovono i primi passi fuori dall'infanzia.
Già perché se la tutela di base e l’accudimento in famiglia restano saldi per oltre il 91% dei minori, è la qualità del dialogo a subire un'improvvisa emorragia. La sensazione di essere ascoltati dai genitori cala drasticamente col passare degli anni: se in terza elementare sfiora l’80%, in seconda media scende al 73,6% tra le ragazze. Ancora più marcato è il crollo della partecipazione familiare: la percezione di poter condividere le decisioni che li riguardano direttamente si riduce dal 78% della quinta elementare al 67,3% della seconda media. Parallelamente, la vita relazionale si inaridisce, restando sempre più soli davanti allo schermo. Se tra i banchi della primaria il senso di isolamento riguarda in egual misura maschi e femmine (intorno al 15-16%), in seconda media ben una ragazza su quattro (il 25%) dichiara di sentirsi sola “spesso, molto spesso o sempre”, contro il 16,5% dei coetanei. Anche la dimensione delle prevaricazioni si sposta nell'universo virtuale: mentre la violenza fisica a scuola rimane a prevalenza maschile (17% contro 5,9%), nell'ambiente digitale sono le femmine a subire le forme più insidiose di esclusione, con il 20,7% delle dodicenni che riferisce di essere stata ignorata o emarginata sui social.
«L’indagine Inapp conferma la crescita esponenziale e incontrollata dell’utilizzo degli strumenti digitali e dell’accesso ai social da parte dei minori nelle fasi preadolescenziali», avverte il presidente dell’Inapp, Natale Forlani, sottolineando «preoccupanti effetti di dipendenza cronica» e richiamando all'esigenza di «una presa di consapevolezza collettiva tra istituzioni, scuola e famiglie». Il punto centrale, come suggeriscono i ricercatori dell’Istituto, è di non attendere che il disagio si trasformi in patologia o in un «confinamento sociale estremo». Occorre darsi una strategia educativa d'anticipo, spostando la soglia dell'attenzione e del sostegno già ai 10 anni d'età. Serve ripartire dalla presenza reale, dal recupero di uno spazio d'ascolto domestico che non si limiti al controllo o all'accudimento formale, ma sappia farsi custodia del mondo interiore dei ragazzi. Per impedire che l'unico luogo in cui sentirsi visti e considerati rimanga lo schermo freddo di uno smartphone.
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