A Roma il presidio della dispensa solidale per non sprecare cibo e aiutare chi soffre
di Giuseppe Muolo
La struttura delle Acli di Roma è stata inaugurata in zona Eur con l’obiettivo di recuperare e ridistribuire alimenti e beni di prima necessità, offrendo anche ascolto e orientamento alle persone fragili e in difficoltà

Molto più che un semplice supermercato. La prima Dispensa solidale delle Acli di Roma è un nuovo presidio sociale di prossimità che unisce recupero e redistribuzione degli alimenti, contrasto allo spreco, ascolto e orientamento delle persone e delle famiglie in difficoltà. L’iniziativa è nata grazie al sostegno di Anantara Palazzo Naiadi Rome Hotel, nell’ambito di Anantara Concorso Roma, il concorso dedicato alle auto d’epoca. Un sostegno che, attraverso il percorso di legacy promosso dall’assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, si è tradotto in un progetto destinato a restare sul territorio e a produrre valore sociale oltre la durata della manifestazione.
La Dispensa è stata inaugurata ieri mattina, in via Cristoforo Colombo 356, in occasione della VII Giornata internazionale della consapevolezza sugli sprechi e le perdite alimentari. E si inserisce nella scia dell’esperienza “Il Cibo che Serve”, il progetto attraverso il quale le Acli di Roma recuperano eccedenze alimentari, soprattutto frutta, verdura e prodotti da forno, e le redistribuiscono sul territorio della Capitale e provincia. Con il nuovo spazio, l’iniziativa ha compiuto due importanti passi avanti. Da una parte si è ampliata la tipologia dei beni raccolti e distribuiti: oltre agli alimenti, sono a disposizione degli utenti anche prodotti per l’igiene personale e beni per l’infanzia, così da rispondere in modo più ampio ai bisogni quotidiani delle persone e delle famiglie. Dall’altra, la Dispensa è diventata anche un luogo di ascolto e orientamento, nel quale incontrare direttamente le persone, intercettare fragilità che spesso vanno oltre la povertà alimentare e accompagnarle verso servizi, opportunità e percorsi di sostegno presenti sul territorio.
Il progetto, come hanno sottolineato i promotori, ha voluto infatti rispondere a una povertà sempre più multidimensionale, nella quale alla difficoltà economica potevano sommarsi solitudine, problemi abitativi, lavorativi, familiari e di accesso ai servizi. L’aiuto alimentare è diventato così anche una porta di ingresso verso una rete più ampia di sostegno e di prossimità.
«Viviamo in un mondo diviso a metà», ha evidenziato Lidia Borzì, vicepresidente delegata delle Acli di Roma. Una parte delle nostre città «getta il cibo nella pattumiera». E l’altra scava «nei cassonetti per cercare da mangiare». Per questo motivo la dispensa solidale «si muove attorno a tre parole chiave». La prima, ha spiegato Borzì, è “cibo”, «perché offriamo un bene primario a chi ne ha bisogno». Ma «le più importanti sono “ascolto e diritti”». Perché «la nostra non è un’assistenza fine a se stessa, ma un gancio per permettere alle persone di entrare in una rete di protezione sociale e in un percorso di autonomia». Le Acli di Roma, ha ribadito la vicepresidente delegata, «vogliono costruire un’idea di città che guarda al futuro, cresce e non lascia indietro nessuno», lavorando in sinergia con le altre realtà del territorio. L’accesso alla dispensa sarà infatti favorito anche dalla segnalazione di un’organizzazione, di una parrocchia, o da un presidio di welfare territoriale. «Non bisogna dimenticare - ha ricordato Borzì - che c’è anche un’emergenza nascosta: le famiglie di ceto medio che si stanno impoverendo con il carovita e che si vergognano di andare in una mensa». Infine, ha concluso: «Se il cibo recuperato che rischia di essere scartato diventa valore, è ancora più importante che nella dispensa nessuna persona si senta uno scarto».
Le ha fatto eco Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale: «Questa è la Roma che vogliamo: una città che guarda al futuro e allo sviluppo, abbinando l’attenzione alle fasce più deboli. I grandi eventi - ha aggiunto - non solo creano ricadute economiche, occupazionali e d'immagine, ma contribuiscono a migliorare concretamente il territorio». Al taglio del nastro, tra gli altri, era presente anche Francesco Mennella, general manager di Anantara Palazzo Naiadi Rome Hotel. «Sostenere questo progetto - ha detto - significa dimostrare come la collaborazione tra pubblico, privato e terzo settore possa tradursi in una reale opportunità per le persone».
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