A Milano le famiglie sgomberate (senza preavviso) sono state ospitate dalle suore
di Simone Marcer, Milano
Il racconto di don Giuseppe Nichetti, parroco a Baggio: le mamme con bambini che avevano occupato le case Aler sono state allontanate dalle forze dell'ordine e hanno trovato un tetto dalle religiose. Le voci dei volontari intervenuti in aiuto: il blitz non ha considerato le conseguenze sulla vita delle persone, i protocolli non sono stati seguiti

Si sono rifugiati dalle suore delle Discepole del Vangelo, in via Quarti le famiglie durante lo sgombero di martedì nei casermoni Aler. A raccontarlo scrivendo direttamente al prefetto di Milano Claudio Sgaraglia è stato don Giuseppe Nichetti, parroco della Comunità Pastorale S. Apollinare e sant’Anselmo da Baggio. «Quando sono arrivato a casa loro (delle suore, ndr.) questa sera, dopo cena, ho notato che solo pochissime finestre del loro palazzo erano illuminate e ho trovato la loro casa invasa da mamme con bambini, venute a chiedere una tazza di tè caldo per i loro figli». «L’intervento infatti - scrive ancora don Giuseppe - ha lasciato al buio tantissime famiglie; alcune sono state private anche del gas. Per non parlare dello spavento che tanti anziani hanno provato, questa mattina, quando hanno sentito suonare il campanello e si sono trovati davanti agenti in divisa, che chiedevano di controllare i documenti. Un ragazzo con autismo, che abita al nono piano del civico 31, che è completamente al buio, urlava e piangeva per la paura; così come piangevano per la paura del buio i numerosi bambini che ho trovato nell’appartamento delle suore».
«Nell’atrio del civico 31, arrivando, ho incontrato un gruppo di uomini che si stava organizzando per riaprire il locale contatori e ricollegare gli allacciamenti abusivi; qualche abitante in regola è già rimasto senza energia elettrica per il sovraccarico provocato da questi rinnovati allacciamenti». Questa la situazione descritta dal sacerdote. Altre famiglie occupanti hanno preferito tenere i bambini in casa e non mandarli a scuola, nel timore di non poter rientrare in casa, come dice Aurora Cavallotti, educatrice, che riporta quanto gli hanno detto alcuni bambini: «Alle sette di mattino ci hanno bussato. Noi non siamo andati a scuola perché mamma e papà ci hanno detto di non uscire», riferisce l’educatrice, che ha registrato paura e confusione, nei più piccoli, e rabbia nei più grandi. Il distacco della corrente viene fatto durante gli sgomberi per motivi di sicurezza. «Ho chiamato i vigili del fuoco, che sono intervenuti per rimuovere dei contatori al quinto piano, perché sentivo odore di gas e probabilmente c’è stata una perdita», spiega Lucia, affittuaria Aler. In alcuni appartamenti il giorno dopo non avevano ancora ripristinato la corrente e c’erano sacchi di immondizia accatastati al centro del cortile con il materiale da smaltire dopo le operazioni di sgombero. Diciannove gli appartamenti abbandonati dagli occupanti o liberati dalle forze dell’ordine, che hanno sequestrato 128 grammi di cocaina. Circa 450 invece le famiglie in tutto, 50-60 per palazzone, per sette edifici Aler. Sono 160 quelli occupati abusivamente. «Il 20-30% degli appartamenti è sfitto. Il 40% è occupato abusivamente, anche se effettivamente il numero degli occupanti è maggiore di quello di chi è in regola perché si tratta di nuclei familiari in genere più numerosi. Per la maggior parte, circa il 60% sono italiani, con un nucleo di occupanti storici, anche di decine d’anni», spiega Giovanni Carenza del sindacato Unione Inquilini, che ha indetto una manifestazione di protesta per questa mattina. La sera stessa dello sgombero (effettuato martedì mattina e comunicato nel pomeriggio) c’è stata un’assemblea degli abitanti. Ieri mattina invece l’intera rete delle associazioni del quartiere si è ritrovata in via Quarti 10, insieme ai rappresentanti del municipio 7. «Anche questa volta, come già i 20 novembre scorso al Giambellino, e prima ancora in piazza Selinunte, non è stato seguito il protocollo sugli sgomberi», ha sottolineato Silvia Fossati, presidente del municipio. «Il Comune non è stato informato (anche se è stato richiesto l’intervento di una decina di pattuglie della Locale) ed è mancato completamente il coordinamento tra i diversi livelli istituzionali», dice Federico Bottelli, presidente commissione Casa, del Pd. Il protocollo a cui entrambi fanno riferimento è quello del 24 gennaio 2023, elaborato dal precedente prefetto, Renato Saccone, dopo lo sgombero massivo della palazzina Aler di via Bolla, nel novembre di due anni fa. Nel documento si scrive che «la collaborazione tra le istituzioni a vario titolo coinvolte può facilitare il perseguimento dell’obiettivo» della riconsegna dell’immobile al legittimo proprietario, «che i servizi sociali non possono essere fisicamente presenti in loco il giorno dell’esecuzione dello sfratto ma sono sempre in supporto nell’intero percorso». Poi si parla di linee di azione comuni, come: «La costruzione di forme strette di collaborazione... il minor disagio per i soggetti in condizioni di fragilità... i canali di comunicazione con l’ordine degli avvocati, gli assistenti sociali, e le amministrazioni comunali... il materiale informativo sui servizi offerti dal comune tradotto in più lingue» e di «approfondimento del dialogo così iniziato».
Ci sono state famiglie che non hanno mandato i figli a scuola nemmeno il giorno dopo, mercoledì, nel timore di un altro blitz, e sono rimaste chiuse in casa. «È stata un’operazione che non ha considerato le conseguenze sulla vita delle persone, a partire da quelle più fragili», ha detto sorella Michela Cusinato della comunità "Discepole del Vangelo". «Così il lavoro fatto per conquistare la fiducia delle persone del quartiere rischia di essere distrutto», gli fa eco Giovanni Valle, della parrocchia di Sant’Anselmo da Baggio, elencando tutti gli interventi che vengono fatti dalla rete di coordinamento di associazioni: accoglienza e ascolto settimanale con i volontari, sostegno scolastico, con la Comunità progetto, aggregazione giovanile con il Gruppo Vincenziano, solo per citarne alcuni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






