A che punto è la proposta di legge per una Difesa civile non armata
L’iniziativa promossa da Rete italiana pace e disarmo, Cnesc e Sbilanciamoci! ha raccolto 14mila firme e punta ad arrivare alle 50mila entro il 15 settembre
per presentare
il testo in Senato

Accelera la campagna “Un’altra difesa è possibile”, promossa da Rete italiana pace e disarmo, Conferenza nazionale degli enti di servizio civile (Cnesc) e Sbilanciamoci!. Sono ormai 14mila le firme già raccolte sulla proposta di legge di iniziativa popolare per l'istituzione di un Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta, collocato presso la presidenza del Consiglio. Quindi oltre il 25% delle 50mila necessarie per la presentazione in Parlamento. Tra i firmatari anche don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, e l’europarlamentare dem Cecilia Strada. Insieme a loro, numerose personalità della cultura, dell'informazione, dell'arte e dell'impegno civile. Come la filosofa Donatella Di Cesare e l’attore Ascanio Celestini, che lunedì 6 luglio hanno partecipato alla conferenza stampa organizzata a Palazzo Madama su iniziativa della senatrice del Gruppo per le autonomie, Aurora Floridia (Verdi dell’Alto Adige), per illustrare i contenuti della proposta di legge, alla vigilia del vertice Nato ad Ankara.
Quattro i pilastri concreti: il potenziamento del Servizio civile come istituto di difesa civile della patria; l'istituzione dei Corpi civili di pace, formati da personale preparato a intervenire nelle aree di crisi prima dell'escalation militare; il rafforzamento della Protezione civile come strumento di difesa del territorio dalla devastazione ambientale e climatica; la creazione di un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo. Il tutto finanziato da un fondo pluriennale stabile e dalla possibilità per i cittadini di destinare il 6 per mille dell'Irpef a queste attività.
Oltre a don Ciotti, Di Cesare e Celestini, tra i firmatari compaiono anche i nomi dei giornalisti e dei comunicatori Gad Lerner, Marco Damilano, Giulia Innocenzi, Nico Piro, Vittoria Iacovella. Ma anche quelli del fisico e saggista Carlo Rovelli, degli artisti, degli attori e dei musicisti Alessandro Bergonzoni, Giulio Cavalli, Vinicio Capossela, Maria Pia De Vito e Franco Bassi. E del vignettista Mauro Biani. Le firme, che possono essere apposte online sulla piattaforma istituzionale del Ministero della Giustizia, con Spid o Cie, devono essere raccolte entro il prossimo 15 settembre. L’obiettivo, una volta raggiunta la soglia delle 50mila sottoscrizioni, è di incardinare la proposta al Senato, dove sarebbe affidata alle Commissioni Affari istituzionali e Affari esteri e Difesa.
L'orizzonte comune «è la piena attuazione dell'articolo 52 della Costituzione, in cui si dice che la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino - ha sottolineato Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento -. Non si tratta semplicemente di rifiutare le armi, ma di proporre una difesa dei diritti, della vita e delle prospettive future per le nuove generazioni che sia compatibile con l’articolo 11 della Costituzione, e quindi con il ripudio della guerra. Come ha invitato anche papa Leone XIV, servono invece istituzioni di pace». Da qui la proposta di un Dipartimento «che coordini tutti quegli elementi di difesa civile non armata e non violenta che già il legislatore e l’ordinamento riconoscono come elementi di difesa del Paese. Come il Servizio civile, che può e deve diventare una struttura portante». Cuore del progetto, poi, è il rafforzamento della protezione civile, che significa «difesa del territorio e dell'ambiente da tutti quei veri nemici che oggi minacciano il nostro futuro: le variazioni climatiche, il riscaldamento globale, le alluvioni e la siccità». Quanto invece ai Corpi civili di pace, Valpiana ha spiegato che si tratta di «una struttura civile non armata da costituire, formare ed addestrare, per poter intervenire in luoghi a rischio conflitto. Puntiamo molto sulla prevenzione». Infine, l’Istituto di ricerche per la pace e il disarmo. «Perché anche questo tipo di difesa, come quella armata, ha bisogno di essere studiata e organizzata». Per Valpiana, «la situazione internazionale è talmente grave che servono strumenti concreti per intervenire prima che i conflitti degenerino». E in vista del vertice Nato ad Ankara, ha invitato l’Italia «a porre questi temi di discussione all’interno dell’Alleanza atlantica, perché finora, accettando la logica della guerra, ci siamo solo impoveriti e non abbiamo risolto nessun problema». Per questo motivo, «più firme raccogliamo e più la nostra proposta acquisterà forza. I partiti dovranno prendere una posizione, la società civile dovrà esprimersi e gli italiani dovranno decidere se preferiscono pagare per la guerra o per la pace».
Sulla stessa scia, la senatrice Floridia, secondo cui «più sicurezza non significa più armi». «Non sono assolutamente d’accordo - ha aggiunto - sul tema di alzare il coinvolgimento dell’Italia nella corsa agli armamenti . Anzi, dovremmo diventare indipendenti dagli Stati Uniti , lavorare su una difesa dell’Unione europea che sia compatta e non individuale e parallelamente promuovere i Corpi civili di pace». Gli ha fatto eco Giulio Marcon, portavoce di Sbilanciamoci!. «La proposta di legge arriva in un momento drammatico - ha spiegato -. Le scelte che sta facendo la comunità internazionale sono sotto gli occhi di tutti. La Nato, Spagna a parte, sembra una caserma, non un’alleanza. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto - ha aggiunto -, quando va in Turchia, stringe le mani o fa il saluto militare? E Rutte (il segretario generale della Nato, ndr ), che chiama “paparino” Trump, rappresenta i paesi democratici in gran parte europei, o è il servo o l’attendente del presidente degli Stati Uniti?». La guerra «è un crimine e non risolve i problemi - ha rimarcato Marcon -. E anche continuare a investire nelle armi è un crimine, perché vengono sottratti alla scuola, alla sanità, ai servizi sociali, all'ambiente».
È in quest’ottica che «esortiamo le istituzioni a facilitare il nostro processo», ha aggiunto Rossano Salvatore, della Cnesc, parlando dell’importanza del Servizio civile universale. Che permette di «ramificare in tutto il Paese delle sentinelle della democrazia». Una vera e propria «forma di difesa dai soprusi, dagli abusi e dalle disorganizzazioni». Che offre la possibilità ai giovani di «entrare all'interno della carne viva della nostra collettività e delle nostre istituzioni». Il primo strumento di difesa.
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