«A casa mia adesso non sono più straniero»: il lieto fine della storia di Jerome
Il pediatra di origini congolesi era stato messo a riposo per limiti di età, ma non aveva diritto a pensione o assegno sociale. Grazie ad “Avvenire” è stato assunto dall'impresa Eurolex

«Le Seigneur est avec nous, toutes les fois qu’ on est perdu…». Canta in francese Jerome Sulubani, medico di origini africane, mentre racconta il lieto fine della sua odissea. «Il Signore è sempre con noi, tutte le volte che ci sentiamo persi…», spiega il significato. Sembra di ascoltare un salmo biblico. «L’ho composta quando ero all’università e posso dire che Gesù mi è sempre stato accanto nelle tante difficoltà vissute. E così se oggi, a 72 anni, ho di nuovo un lavoro, devo ringraziare il quotidiano Avvenire, che ha pubblicato la mia storia, e la ditta Eurolex che l’ha letta». Ma andiamo con ordine.
È il 29 ottobre dell’anno scorso quando, su queste colonne, appare un articolo dal titolo: “In Italia vivo da straniero in casa mia”. Per la prima volta si parla dell’incredibile vicenda di Jerome Sulubani, nato nel 1953 nella Repubblica Democratica del Congo. Nel 1973, per sfuggire alla repressione anticristiana del regime di Mobutu, raggiunge l’Italia dove si laurea in medicina con il massimo dei voti a “La Sapienza” di Roma. Nel 1983 si specializza in pediatria e incontra Anna Maria Serafini di Cagli (PU), che sposerà in Congo dove è costretto a tornare essendo allora privo di cittadinanza italiana. Insieme avranno tre figli: Jonathan, Jennifer e Michael. Prosegue la sua professione medica in vari ospedali dell’Africa ed essendo dotato di grandi abilità, viene invitato a tenere conferenze negli Usa e in Inghilterra, dove riceve numerosi riconoscimenti. Ottenuta la cittadinanza italiana, rinuncia a quella congolese. È all’apice della sua carriera quando la moglie muore all’improvviso nel 2019. Rientra in Italia per la sepoltura a Cagli dove vive per due anni prima di trasferirsi a Fano. Grazie alle sue competenze è assunto all’ospedale di Urbino, ma nel 2023 viene messo a riposo per limiti di età. Si trova così nella paradossale situazione di vivere nel suo Paese, l’Italia, ma senza alcun sostegno economico.
È costretto a ricorrere ai propri risparmi, che ben presto finiscono. «Ma proprio quando mi sentivo perso, il Signore non mi ha abbandonato». L’articolo pubblicato da Avvenire, infatti, viene letto da Maria Cristina Cecchini, presidente della Eurolex. Un’impresa sociale che si occupa di accoglienza e formazione a migranti e minori non accompagnati, in collaborazione con le Prefetture di Ancona e Pesaro. Oltre 600 ospiti distribuiti in 32 Cas (centri di accoglienza straordinaria). «Siamo rimasti molto colpiti dalla storia di Jerome e dalla sua grande competenza – spiega Cecchini – tanto da offrirgli un posto di lavoro come direttore della nostra struttura di Serra de’ Conti, nell’entroterra di Senigallia». Qui sono ospitate 50 persone di varia provenienza: Pakistan, Libia, Costa d’Avorio, Afghanistan, Tunisia. «Abbiamo apprezzato la correttezza che lo ha portato, prima di accettare l’incarico, a mettersi alla prova per verificare le sue capacità», dice Musli Alievski, coordinatore dei Cas. «A Serra de’ Conti mi sono sentito nuovamente utile agli altri - afferma Jerome - e mi sono ritrovato indietro nel tempo, al periodo in cui ero appena arrivato a Roma e cercavo con tutte le mie forze di imparare l’italiano da solo». Ora si occupa di insegnare proprio la sua lingua adottiva. «Il mattino faccio scuola ai ragazzi utilizzando le numerose competenze linguistiche che mi appartengono, mentre il pomeriggio insegno alle mamme e aiuto i piccoli nei compiti assegnati loro dalle maestre». Ma tra le attività c’è anche la consulenza medica che offre ai bambini del posto. «Quindi posso dire che, in qualche modo, sono tornato anche a esercitare la mia professione di medico che amo tanto». C’è però ancora un sogno rimasto nel cassetto. Proviamo a domandare. Ce lo racconta, ma per discrezione ci chiede di fermarci qui. Rispettiamo la sua scelta, ma siamo sicuri che anche questo si realizzerà. Come sempre Jerome affida il desiderio al suo canto, nella certezza che «le Seigneur est avec nous».
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