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Bambini in chat

Marina Terragni domenica 3 novembre 2019
Un'amica mi chiama allarmata. Ha scovato un orribile sticker sulla chat di classe del figlio, 11 anni: «Non è stupro, è sesso a sorpresa». Lì in mezzo ha trovato roba anche peggiore. L'immaginario sessuale messo in circolo tra pre-adolescenti è prevalentemente Bdsm (sadomasochistico, per i non addetti): non manca mai un quid di violenza e sofferenza. In un corteo contro il cambiamento climatico una ragazzina porta il cartello «Destroy my pussy, not my planet» (Distruggi la mia vagina, non il mio pianeta). Non sa che tra le due distruzioni la relazione è stretta. La moda strizza l'occhio con collari, anelli, borchie e manette. Sei un'irrecuperabile se non giochi a quei giochi. La mia amica non sa che fare: lei è una, gli input sono infiniti e dappertutto. La sessualità infantile – perversa e polimorfa, la descrisse Sigmund Freud – viene precocemente indirizzata, normata e sorvegliata. I bambini credono di guardare, ma i guardati sono loro. Il controllo della sessualità viene perfezionato con la classificazione ossessiva e tassonomica di generi e orientamenti: devi decidere prima possibile in quale casella inserirti. «Non so» le dico. «Forse la soluzione è il Grande Meteorite». Nel frattempo non c'è che il corpo-a-corpo amoroso. Amore quello vero, intendo. Stare vicino a ragazzi e ragazze. Non lasciarli troppo soli. Non mollare.