Opinioni

Una benedizione data col berretto del poliziotto può far male solo ai mafiosi

Marco Tarquinio martedì 30 maggio 2017

Caro direttore,
grazie ad “Avvenire” è stato finalmente chiarito che “don” Orlando, l’individuo vestito da prete che commemorava dei defunti fascisti al cimitero di Milano, non è un prete e tantomeno cattolico. È stato anche denunciato per il saluto romano. Ma serve dire che anche il cappello da poliziotto indossato da don Ciotti (che invece prete lo è per davvero) durante una Messa per commemorare Antonio Montinaro, capo scorta di Giovanni Falcone, assieme al quale fu assassinato a Capaci, poco si confà anche quello allo status di sacerdote. Anzi il fatto di essere don Ciotti un prete vero (e nel pieno possesso delle facoltà mentali) potrebbe risultare una aggravante.

Franco Prisciandaro - Bari



Grave, gentile signor Prisciandaro, sarebbe stato se un sacerdote avesse ostentato una coppola, non in sé – ci mancherebbe – ma come segno di appartenenza mafiosa. Ma non mi scandalizza affatto che don Luigi Ciotti, poche settimane fa gratificato dell’epiteto di «sbirro» da tifosi della ’ndrangheta, abbia indossato con affetto un berretto da agente. Tanto più che non lo ha fatto durante tutta una Messa, ma all’atto della benedizione finale. Ci pensi bene, caro amico, e forse anche lei troverà come me quello slancio cordiale di don Luigi due volte benedicente, perché ha fatto arrivare un segno forte di vicinanza e di sprone a chi è impegnato sulla delicata e difficile frontiera della resistenza alla malavita, comunque essa si manifesti. Non si può confondere il male col bene, mai. E lei certo non vuol farlo. La ringrazio per aver apprezzato il nostro lavoro di verifica e di denuncia di una notizia falsa come il sacerdozio cattolico di Orlando Amendola. Essa purtroppo aveva goduto di immeritata e fuorviante fortuna in un circuito mediatico dove le grasse e grosse bufale anticattoliche trovano spesso allevatori compiaciuti.