Opinioni

Via possibile per la svolta eco-integrale. Tre problemi e tre soluzioni

Leonardo Becchetti mercoledì 29 settembre 2021

Tre immagini ci aiutano a descrivere alcune caratteristiche delle difficoltà che stiamo vivendo nel risolvere i problemi del sistema economico globale e quelli del nostro territorio che sono inevitabilmente collegati ai primi.

La prima. C’è una stanza dove ci sono nove persone con idee chiare e disposte al dialogo e una, diciamo, con un po’ meno buona disposizione e ben dell’intelletto. Nel 'mondo di prima' quella persona la conoscevano solo a casa sua e gli volevano comunque bene, in quello di oggi, dei social media, si è impossessata di un megafono e monopolizza l’attenzione di tutti un po’ come certi bambini piccoli quando hanno l’occasione di mettersi al centro dell’attenzione.

La seconda. C’è un paziente che chiede continuamente al medico se ci sono ricette per risolvere il suo problema perché il male che lo affligge non gli dà tregua. Il medico, a un certo punto, si spazientisce e sbotta: 'La ricetta gliel’ho scritta da tempo e continuo a riscriverla, ma se lei non prende la medicina, non possiamo fare nessun passo avanti!'.

La terza. La Provvidenza non ci ha regalato una 'mano invisibile' perfettamente funzionante (quel meccanismo provvidenziale che concilia il nostro egoismo con il benessere sociale, e risolve tutto da solo senza bisogno della nostra collaborazione), ma una sala d’orchestra piena di bellissimi strumenti, grandi spartiti per suonare una sinfonia fatta di ecologia integrale, sostenibilità sociale, ricchezza di senso del vivere.

C’è un sacco di gente in sala che aspetta che inizi lo spettacolo e comincia a rumoreggiare spazientita. Ma c’è un gigantesco equivoco... lo spettacolo non può iniziare se quelle persone, o almeno buona parte di esse, non vanno dall’altra parte della sala a suonare gli strumenti disponibili.

Qualcuno dirà che ciò che bisogna fare per risolvere le situazioni rappresentate nelle tre immagini è troppo impegnativo. Per assumere un farmaco bisogna fidarsi che faccia buon effetto (e stiamo vedendo cosa significa seppur per una minoranza di persone coi vaccini), per evitare che lo scriteriato col megafono monopolizzi la comunicazione ci vuole un po’ di partecipazione ed energia nel far sentire anche noi la nostra voce, suonare degli strumenti musicali è ancora più difficile. Qui, con tre esempi, si proverà a spiegare che non è così.

Abbiamo oggi a disposizione strumenti e opportunità di partecipazione relativamente facili da usare e abbastanza efficaci da aumentare il nostro protagonismo, la nostra generatività, la soddisfazione e la ricchezza di senso di vita. Opportunità che possono renderci costruttori di speranza evitando una lenta deriva fatta di rassegnazione e sfiducia.

Primo, i membri della comunità ecclesiale, i soci delle organizzazioni sociali e delle reti di Terzo settore sono milioni. Se ciascuno di essi avesse un account e contribuisse a rafforzare e trasmettere buone pratiche e messaggi positivi eviteremmo l’effetto megafono e rimbombo di opinioni di assoluta minoranza ed eccentricità nell’agorà digitale che, volenti o nolenti, è diventato un luogo molto importante in cui si alimenta lo spirito e la cultura del Paese.

Secondo, se ciascuno dei milioni di persone appena indicate utilizzasse i tanti strumenti che oggi sono a disposizione per 'votare col portafoglio', ovvero per premiare con le proprie scelte di consumo i prodotti e le aziende leader nel conciliare qualità, transizione ecologica e dignità del lavoro il mondo cambierebbe.

Terzo, in questi giorni si sono levate lamentazioni sul rincaro della bolletta con coro unanime che alla fine a pagare sono sempre i cittadini. Ma chi l’ha detto che i cittadini debbano restare al di qua dello steccato ed essere solo consumatori e non anche produttori di energia.

Con la nascita delle comunità energetiche non è più così e, per fare solo un esempio, 40 famiglie di San Giovanni a Teduccio, Napoli, hanno realizzato il proprio impianto che consentirà loro di azzerare i costi in bolletta e di vendere in rete l’eccedenza di energia prodotta. Per quelle famiglie l’aumento dei prezzi dell’energia paradossalmente diventerà un guadagno e non una perdita. Cosa manca perché le parrocchie (alcune già lo fanno) diventino hub di nuove comunità energetiche che coinvolgono i cittadini del loro territorio?

Assieme a colleghi dell’economia civile giriamo il Paese per tanti incontri (in presenza, oltre che digitali) su questi temi. È il momento di fare un salto di qualità. Facciamolo. Il sogno è che nel prossimo ciclo d’incontri con le associazioni ecclesiali e le organizzazioni sociali di buona volontà si superi la prima tappa della semplice informazione e del sollievo temporaneo nel sentir raccontare segni di speranza. Non l’ennesimo incontro 'informativo' per sapere se esistono ricette, ma un incontro di condivisione per parlare dell’esperienza della creazione di comunità energetiche, di animatori sui social media, di consumatori e risparmiatori responsabili. Insomma, troviamoci per verificare come sta funzionando il nostro lavoro di 'orchestrali' dell’ecologia integrale.