Opinioni

I maltrattamenti nelle case di riposo. Fermiamo le iene sui nostri anziani

Ferdinando Camon mercoledì 6 novembre 2019

Ho due amici che si sono ritirati in case di riposo, ma non per questo smetto di chiamarli. Li apprezzo perché quando lavoravano lo facevano senza adottare la morale borghese, che consiste nel fare l’affare: cioè prezzi altini e niente ricevute. Uno di questi amici aveva nel negozio la foto a colori di suo padre: era stato il fondatore del negozio, aveva applicato per primo la morale dell’onestà, e il figlio ogni tanto lo guardava in fotografia.

Quello sguardo mi sembrava una reciproca conferma. È bello quando padre e figlio si confermano dopo la morte. Mi piaceva quel rapporto. Avevano un negozio di elettrauto, se mi serviva una lampadina da 5 euro, pagavo 6 euro (uno per il lavoro) e ricevevo la ricevuta. Non arrotondavano a 10. Mi annoto in rubrica gli artigiani di cui posso fidarmi. Ce ne sono, ne conosco in città e in montagna. Non è vero che nel mondo sono tutti ladri.

Quando cerco questi amici all’ospizio, posso chiamarli sul cellulare o sul fisso, la casa me li passa subito. Stanno bene, formano gruppo, hanno sala pranzo, cortile, cappella. Non sono maltrattati, e la garanzia sta nel fatto che sono contattabili. Leggevo ieri che un’inchiesta sulle case di riposo ha portato alla luce una montagna di reati, maltrattamenti e sberle, ma soprattutto frodi sul cibo: se sottrai 40 centesimi di vitto al pranzo e a cena a ciascun ospite, in poco tempo fai i milioni. Negli ultimi due anni è stata sanzionata una casa ogni cinque giorni. Come può succedere? Perché gli ospiti sono isolati, separati da noi, non parlano con nessuno, per parlargli bisogna andare là, e i figli e i nipoti ci vanno quando possono, cioè poco. E gli ospizi gestiti con la logica dello sfruttamento applicano il principio del 'divide et impera'.

Leggo che il proprietario di una catena di ospizi per anziani è stato intercettato mentre pronunciava questa dichiarazione, che riporto virgolettata: «Io sono il proprietario, io decido, io faccio quello che voglio della mia azienda, siamo in un sistema capitalista, non comunista». Suppongo che poi abbiano trovato dei reati conseguenti e coerenti con questa dichiarazione, menù risparmiosi, carne marcia, farmaci scaduti, e che perciò adesso quel proprietario abbia dei guai.

Ma doveva averli anche prima, solo per quella dichiarazione. Chi parla così non può gestire un’azienda, tanto meno un’azienda che mantiene in vita, fisica e spirituale, gli anziani che hanno smesso di lavorare. Ho visto un filmato in cui una iena seguiva passo dopo passo un elefante che stava per cadere. Aspettava che fosse a terra, per avvicinarsi e morderlo.

Ed ecco, l’animale stramazza. La iena fa qualche passettino, cauta, lo annusa, poi lo assaggia. L’animale ha un sussulto, ma niente di più. Allora la iena lo addenta, ha trovato il suo pasto. Le iene che mangiano animali vecchi, caduti o feriti, mi tornano in mente ogni volta che leggo dei padroni di case di riposo che parlano come quello di cui sopra, 'io sono il padrone', 'siamo in un regime capitalista'. Hanno trovato il loro pasto. Non dovrebbero trovarlo, non dovrebbe esistere un pasto a loro portata. Ma facciamo troppo poco perché non lo trovino.