La fiamma di Olimpia si specchia sul ghiaccio

Verso la cerimonia inaugurale. Che sarà “diffusa” come tutti questi Giochi
February 5, 2026
La fiamma di Olimpia si specchia sul ghiaccio
I cinque cerchi olimpici e i tre agitos paralimpici a Cortina d'Ampezzo; sullo sfondo, la storica pista Olimpia delle Tofane / Stefano Rellandini / Afp
Traffico a Tirano e didattica a distanza, alberi abbattuti o reimpiantati, piste del ghiaccio troppo grandi o troppo piccole, tedofori inclusi o esclusi… da domani sera tutto scompare per lasciare la ribalta a quanti davvero se la meritano: gli sportivi della neve e del ghiaccio. Dibattiti e polemiche torneranno, come è inevitabile e forse anche giusto, dopo la conclusione dei Giochi olimpici e paralimpici: dal 15 marzo, quando sarà tempo di bilanci e rendicontazioni. Ma fino ad allora i campioni e i gregari di questi sport spesso meno visibili di altri saranno sotto la piena luce dei riflettori – anzi, delle telecamere: perché questi sono Giochi squisitamente televisivi, dispersi con villaggi olimpici e sedi di gara lungo mezzo arco alpino e una buona fetta di pianura. Orientarsi potrebbe non essere facile e per questo “Gutenberg” del 6 febbraio propone una sorta di guida essenziale ai Giochi, sport per sport, ma anche ad alcune delle innumerevoli iniziative artistiche che li accompagnano. Perché, come ha raccontato diffusamente il numero di gennaio di “Luoghi dell’Infinito”, nella loro storia le Olimpiadi della montagna sono state termometro e matrice di innovazioni sociali, tecniche e anche artistiche e culturali. Un processo di crescita costante iniziato a Chamonix nel 1924, quando ancora non si osava la parola Olimpiadi. In questo secolo gli sport della neve e del ghiaccio hanno conquistato piena dignità olimpica prima e paralimpica poi; sono cresciuti per numero, per partecipazione, per valore agonistico e per spettacolarità: soprattutto a partire da Cortina 1956, quando per la prima volta – grazie a uno sforzo inedito e inventivo della Rai – le Olimpiadi invernali hanno avuto un’ampia copertura televisiva. Certo, qualcosa nel tempo si è perduto, un po’ di aura romantica è stata scalzata dalla spettacolarità tecnologica; il valore, simbolico e concreto assieme, di radunare tecnici e atleti di sport diversi e di Paesi diversi in un unico anfiteatro montano ha ceduto il passo all’ambizione, e alle volte alla necessità, di coinvolgere territori sempre più ampi. Già sappiamo che si arriverà, nel 2038, ad avere Giochi invernali che nel nome non avranno più una città o una regione ma addirittura uno Stato (sarà la Svizzera). Milano Cortina 2026 è un’etichetta che al suo interno raccoglie otto diverse località, ma che grazie alla tecnologia per lo spettatore saranno avvicinate e rese contigue. Questa sera il presidente Mattarella dichiarerà aperti i XXV Giochi olimpici invernali e si accenderà il braciere – anch’esso sdoppiato; da domani ci immergeremo nel pathos di vite intere sublimate in pochi minuti di gara. E la fiamma attinta al fuoco dell’antica Olimpia brillerà ancora sul ghiaccio e sulla neve.

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