Scommessa De Martino: dove sta andando Sanremo?
Carlo Conti investe in diretta tv il nuovo conduttore e direttore artistico del Festival 2027. E la Rai pensa a una trasformazione radicale

Al Festival di Sanremo nulla sarà mai più come prima. O forse no. Perché se è vero che ogni edizione proclama una svolta epocale, è altrettanto vero che il Festival ha nella sua storia la capacità di cambiare pelle restando fedele a sé stesso. L’incoronazione di Sal Da Vinci con la sua Per sempre sì, inno popolare all’amore eterno, seguito dal giovane sorprendente rapper Sayf (il preferito al televoto) e da una travolgente Ditonellapiaga ha chiuso un’edizione solida nei numeri e nella tenuta complessiva. Ma la vera notizia è arrivata dopo, in un passaggio di consegne in diretta durante la finalissima che ha assunto il sapore di un gesto simbolico: Carlo Conti ha abdicato investendo Stefano De Martino non solo della conduzione, ma anche della direzione artistica.
Un’investitura “coram populi”, rivendicata come segno di coesione aziendale. Conti ha salutato con parole misurate, asciutte: un percorso divertente ed entusiasmante, vissuto con serenità, risultati importanti, la soddisfazione di lasciare al momento giusto. Ha spiegato di aver chiesto lui stesso di fare il passaggio in onda, come gesto di rispetto verso il pubblico e verso l’azienda, quasi a chiudere un cerchio ideale tra un Festival che guardava al passato – con l’omaggio a Baudo – e uno che si proietta nel futuro.
La sorpresa, tuttavia, è stata forte. Affidare al trentaseienne ballerino e showman la complessa macchina del Festival è sembrato a molti come consegnare una Ferrari a un neopatentato. Il rischio di finire contro un guard rail esiste, così come la possibilità di scoprire un talento capace di vincere il mondiale. De Martino è intelligente, rapido, dotato di mestiere e di presenza scenica. Ha dimostrato di saper cantare, ballare, improvvisare. Ma non è mai stato testato su una prima serata di Rai 1. L’azienda lo ha fatto crescere con gradualità, affidandogli l’access prime time di Affari tuoi e lasciando su Rai 2 i suoi show. Ora il salto è netto.
Il nodo vero non è la conduzione in sé. È la struttura del Festival: una macchina da oltre 20 milioni di euro di costi, con ricavi pubblicitari record che quest’anno hanno toccato i 72 milioni, ascolti partiti in lieve flessione e poi risaliti fino a stabilizzarsi su cifre importanti, oltre dieci milioni di spettatori di media nelle cinque serate e il 63% di share. Numeri che fanno del Festival un unicum. In quell’abbraccio in diretta tra Conti e De Martino, davanti a una platea così ampia, si è letto il batticuore del neo direttore artistico. Ma la Rai – è evidente – ha fatto i suoi conti e ha scelto di investire sul futuro. «L’emozione mi ha preso» ha spiegato ieri sera al Tg1 De Martino ringraziando la Rai ma soprattutto Carlo Conti «per il suo gesto di generosità». «Sto iniziando a pedalare. Diciamo che questa è la fase più interessante, la fase di studio. Ho comprato tutte le enciclopedie redatte negli ultimi anni che parlano del Festival di Sanremo. Ed è bello vedere tutte le varie interpretazioni e tutti i cambiamenti che il Festival ha subito negli anni, perché penso che, per scrivere una nuova pagina - che è quello che spero di fare - bisogna conoscere anche tutte le precedenti. La direzione artistica? Una bella responsabilità, che prendo con entusiasmo e molta energia».
Non sarà lasciato solo. Attorno a lui si costituirà un team strutturato, perché qui si parla di un “progetto Festival” e insieme di un progetto De Martino. Il direttore dell’Intrattenimento Prime Time, Williams Di Liberatore, ha chiarito la linea: Sanremo è non solo una gara di canzoni ma un racconto fatto di momenti, linguaggi, contaminazioni. «Ridurlo alla sola musica sarebbe limitante» dice. È una visione che segna una discontinuità rispetto all’ultimo decennio – dalla gestione Conti-Baglioni-Amadeus fino al ritorno di Conti – in cui il baricentro era chiaramente sulle canzoni. E i dati social diffusi dalla Rai in questi giorni sembrano confermarlo: le clip dei cantanti hanno raccolto la gran parte delle visualizzazioni, molto più degli ospiti o dei momenti extra-musicali.
Accanto a De Martino è stato annunciato Fabrizio Ferraguzzo, manager e discografico che ha lavorato ai successi internazionali dei Måneskin e di altri big del pop italiano, membro della giuria dei Grammy,. Guiderà un team di consulenti musicali. La sua presenza lascia intravedere una possibile virata verso un pop più marcato, più internazionale, forse meno incline alla scommessa sul cantautorato di nicchia. Negli ultimi anni il Festival ha riportato la musica italiana al centro delle classifiche, rilanciando artisti e brani ben oltre la settimana sanremese. Sarebbe un peccato disperdere questo patrimonio. Difficile immaginare, in un contesto più orientato allo show, la stessa attenzione verso talenti meno noti ma di qualità.
Il tema dei rapporti con le case discografiche è stato affrontato con prudenza. Di Liberatore ha parlato di un progetto condiviso dall’intera azienda, destinato a trarre beneficio dall’esperienza accumulata e dal lavoro di squadra per il 2027. De Martino è stato definito una «punta di diamante» del cambiamento, chiamato a ottimizzare e valorizzare ciò che già funziona, aggiungendo freschezza. Sul piano musicale, sarà sostenuto da una struttura capace di colmare eventuali lacune e di esaltare le sue abilità. Quanto ai possibili conflitti d’interesse legati ai rapporti di Ferraguzzo con l’industria «è aperto un tavolo per definire ruoli e perimetri, evitando sovrapposizioni».
L’azienda ha reso l’onore delle armi a Conti. L’ad Giampaolo Rossi lo ha definito un uomo Rai, parte integrante della storia aziendale. E tuttavia la domanda resta: cosa diventerà il Festival? Il rinnovo della convenzione con il Comune di Sanremo apre alla possibilità di studiare cambiamenti condivisi. Fermi restando i punti di forza – l’orchestra, il teatro Ariston, la gara – il format potrebbe adattarsi maggiormente alle caratteristiche da showman del nuovo padrone di casa. È un equilibrio delicato. Il rischio è spostare troppo l’asse sullo spettacolo, sacrificando quella centralità della canzone che negli ultimi anni ha restituito al Festival credibilità culturale oltre che successo commerciale. De Martino rappresenta una generazione diversa, cresciuta tra talent e intrattenimento ibrido, capace di parlare ai social e al pubblico televisivo. Se saprà coniugare questa energia con il rispetto per la tradizione musicale, il Festival potrà davvero aprire una nuova stagione. Come sempre, sarà il palco dell’Ariston a dare il verdetto.
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