Come insegnare la storia in tempo di intelligenza artificiale
L’IA agisce nel lavoro dello storico con un impatto sempre più pesante: un webinar all'Università di Urbino fa il punto della situazione

Se connettessimo le Intelligenze Artificiali, esse avrebbero consapevolezza storica? Sarebbero in grado di trascendere il proprio algoritmo e farsi autocritica, proponendo interpretazioni e controinterpretazioni dei fatti proposti? Se sì, sarebbero migliori degli esseri umani? Sembrano domande cyberpunk che oggi sono domande legittime. Costruire forme di consapevolezza storica è uno degli obiettivi di chi studia la storia, e più si studia la storia più si sa quanto sia articolato il lavoro dell’interpretazione delle fonti. Il punto di partenza di un onesto lavoro storico è proprio la dinamica che si instaura tra interpretazioni e fonti. Nel 1985 Arnaldo Momigliano si riferiva con disprezzo a quegli storici che facevano solo ideologia perché privi di criteri adeguati per giudicare la verità (A. Momigliano, Tra storia e storicismo, Pisa 1985). Per questo insisteva sull’importanza di capire in che modo la storia vada fatta e insegnata. La storia è disciplina con una propria metodologia, con regole, con specialisti e la loro comunità scientifica. L’interpretazione è frutto di un processo di analisi e comparazione delle fonti. Nel tempo si sono avuti diversi sistemi per verificare fatti e distinguerli dalle menzogne o da grottesche deformazioni degli eventi accaduti. È evidentemente importante, perciò, avere metodi di controllo dei dati alla base di ogni interpretazione. Cosa accadrà ora con l’uso dell’IA rispetto all’analisi delle fonti e alla loro interpretazione? Come cambiano le pratiche di ricerca storica con il supporto delle tecnologie digitali? Come valutare e regolare affidabilità dei contenuti, originalità, tracciabilità delle fonti e uso consapevole degli strumenti? L’alfabetizzazione storica rappresenta un pilastro per creare cittadinanza digitale consapevole?
Occorre iniziare da qualche parte per affrontare un contesto di nodi pratici, metodologici ed epistemici che si sta delineando adesso. Lo si farà con il Webinar Didattica digitale della storia nell'era dell'intelligenza artificiale (https://www.uniurb.it/novita-ed-eventi/6481) che si tiene il 23 e 24 marzo presso l’Università di Urbino, all’ interno delle attività del progetto ALMA DEH, che coinvolge ben 14 atenei italiani. Obiettivo del progetto è studiare e fare un punto sull’uso dell’IA nella didattica universitaria. Sulla didattica della storia si stanno identificando pratiche e azioni speculative che potrebbero fornire spunti fondamentali. L’IA agisce nel lavoro dello storico con un impatto sempre più pesante. Affinché tale impatto non sia invalidante i professionisti della storia devono mettere nero su bianco quali sono stati finora gli errori di un uso non ben governato delle chatbot in sede storica, tanto più nella didattica e verso i giovani studenti che non hanno capacità critica ma che non evitano di usare le IA. Così, il luogo dove più frequentemente si producono allucinazioni ed errori gravi sono la ricerca bibliografiche a la produzione di testi. Servirebbe un vadecum ad uso dei giovani studenti, per rendere chiaro che se l’IA amplia le capacità di elaborazione dei dati, impone nuove cautele metodologiche e specifiche strategie di critica e comparazione.
Per quanto riguarda l’analisi delle fonti mediante IA, oggi ci sono molti casi di studio. Ad esempio, nell’archeologia digitale, laser scanning, fotogrammetria, UAV e modelli 3D stanno trasformando documentazione, analisi e interpretazione. Nello studio della storia antica, si può avere giovamento dalle IA per la verifica di nessi tra fonti ed eventi, ma si rischiano grossolane semplificazioni. In sede di analisi di testi antichi e fonti manoscritte, ci sono software HTR (Handwritten Text Recognition, ad es. Transkribus ed eScriptorium) utili per trascrivere e analizzare ingenti serie documentarie ma con grande difficoltà tecnica nell’istruire i Large Language models, a causa della molteplicità delle fonti storiche e dei loro supporti materiali. Sono questioni decisive da trattare nonostante il panorama delle IA in continua evoluzione e sarebbe interessante elaborare un AI agent dedicato all’apprendimento della storia. Soprattutto è interessante capire se e come l’IA possa diventare un mediatore cognitivo tra il docente, garante epistemico del percorso formativo, e lo studente.
Intervengono nel webinar: Pierluigi Graziani e Ciro Saltarelli (Università di Urbino), Frédéric Clavert (Univ. Lussemburgo), Fabio Giorgio Cavallero (Univ. Urbino), Edward Loss (Univ. Genova), Stefania Zucchini (Univ. Perugia), Gianfranco Mosconi (Univ. Cassino), Andrea Savio (Univ. Padova), Giuseppe Di Tonto (Associazione Clio ’92).
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