sabato 8 febbraio 2020
I promossi e i bocciati di Sanremo : ecco le pagelle di Avvenire
I promossi e i bocciati di Sanremo: ecco le pagelle di Avvenire

Ansa

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ACHILLE LAURO

Me ne frego. 5 e mezzo

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Siamo sinceri, chi presta attenzione a testo e musica di questo rockettone anni 80? L’ex trapper con i suoi travestimenti flamboyant troppo pretenziosi distrae da una debolezza di fondo del brano. Manca il graffio provocatorio musicale di Rolls Royce. Ci aspettavamo di più, peccato. Molto fumo e poco arrosto.

ALBERTO URSO

Il sole ad Est. 6 e mezzo

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Una onesta romanza pop per il vincitore di Amici che riecheggia il Bocelli d'antan di Con te partirò, dove il tenore volge lo sguardo verso il suo punto fisso, l’amata nonna che non c’è più. La voce c’è ma può ancora migliorare, studiando, per puntare all’estero.

BUGO E MORGAN

Sincero. 6 e mezzo

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Scritto dai due amici cantautori insieme a Bonomo, è un brano sostenuto con echi anni 80, dove i due artisti fanno un bilancio delle loro carriere, a confronto con una vita normale fatta di concretezza. Ma si sono eliminati da soli.

ANASTASIO

Rosso di rabbia. 7 e mezzo

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La rabbia è più rock che rap per un giovane che rivendica con ritmo travolgente il diritto ad essere arrabbiato con una società in cui non si riconosce. Il vincitore di X Factor 2018 colpisce duro con un brano tutto con le parole che “sono le mie sole armi”. A soli 22 anni sfodera carisma. Crescerà.

DIODATO

Fai rumore. 8 e mezzo

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Che delizia la voce estesa del cantautore tarantino che come una lama vuole tagliare il silenzio dell’incomunicabilità, che sia in una coppia che si sta lasciando o nella nostra società. Bisogna fare rumore, dice Diodato, e lo fa con una gran bella canzone. Era ora che le classifiche lo premiassero. Ha fatto filotto: vincitore del Festival, del Premio della Critica "Mia Martini" e del Premio della Sala Stampa "Lucio Dalla".

ELODIE

Andromeda. 7 e mezzo

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Finalmente la cantante è riuscita a trovare la sua cifra artistica sui ritmi più contemporanei, con una interpretazione da star internazionale. Un brano dance sofisticato e impegnativo, musica di Dario Faini con un testo in cui si riconosce appieno Mahmood. Farà ballare.

ENRICO NIGIOTTI

Baciami adesso. 4 e mezzo

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Un amore contrastato, “ci ringhiamo da lontano /come i cani”, ma l’amore vero è pur sempre l’ancora di salvezza. Una ballata dolce, ma che scivola via senza lasciare traccia. Nel suo album in uscita c’è molto di meglio.

ELETTRA LAMBORGHINI

Musica (e il resto scompare). 6 e mezzo

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Meno banale di quello che ci si potesse aspettare questo brano scritto da Davide Petrella e Michele Canova. La prosperosa ereditiera è una donna innamorata di un “cabron” che se ne approfitta. “E anche se non mi hai detto mai quanto sei bella/ io non ho mai smesso di sorridere”. Insomma, balla che ti passa. Ritmo caraibico per le vacanze.

FRANCESCO GABBANI

Viceversa. 7 e mezzo

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Il cantante si aggrega alla penna di Pacifico per fischiettare con serenità la bellezza della quotidianità. Insomma, “qual è il complesso meccanismo che governa il nostro amore?”. Non si sa, ma si capisce solo che “sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa”. Tutto lì? Tutt’altro. Contenuti, stile e grande presenza scenica. Gabbani a un passo dal bis all'Ariston, arriva secondo, ma è il più premiato dal pubblico. Infatti ha portato a casa il Premio Tim Musica assegnato al brano più ascoltato sulla app musicale di Tim durante la settimana del Festival.


GIORDANA ANGI

Come mia madre. 6

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La mamma è sempre la mamma e la cantautrice grida con passione e voce roca alla madre le parole mai dette: quei “ti voglio bene” per colei che è un porto sicuro dagli affanni, chiedendole scusa per le lontananze e la disattenzione. Affettuoso, ma si può fare di meglio.

MICHELE ZARRILLO

Nell’estasi o nel fango. 6 e mezzo

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Zarrillo riscopre ritmo e voce in un brano pop che cerca il senso della vita. Stanco, sì, per le delusioni, Zarrillo resta “ancora in piedi” qualunque cosa accada. Il tempo che ci resta, è poco, quindi spendiamolo bene.

JUNIOR CALLY

No grazie. 7

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Il contestato rapper romano con un brano politico dal basso martellante e dalla grinta sostenuta, come le sue critiche bipartisan alla politica di oggi. Qui fortunatamente rinuncia agli eccessi verbali, accompagnato da un signor arrangiamento. Ma al resto della sua produzione violenta e bollata come “explicit” diciamo: no, grazie.

PAOLO JANNACCI

Voglio parlarti adesso. 7

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Il figlio del grande Enzo, musicista jazz di pregio, intenerisce con un dedicato alla figlia, per il suo debutto da cantante. “Là fuori c’è la guerra e dormi / ma qui ci penso io a te/ vorrei che non tremassi come me”. Un brano commovente, per parole e melodia, e Jannacci sta prendendo confidenza come interprete. Padre protettivo in cui molti si riconosceranno.

IRENE GRANDI

Finalmente io. 6 e mezzo

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La rocker fiorentina affronta disinvolta a Sanremo con un brano firmato da Vasco Rossi ed altri, fra cui Gaetano Curreri. Una donna “innamorata della libertà/ ho perso ogni pazienza e ogni fragilità”. Voce grintosa e tanta chitarra, anche se non è il più bel pezzo di Vasco. Comunque bentornata.

LE VIBRAZIONI

Dov’è. 7 e mezzo

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“Dov’è la gioia / michiedo dov’è quel giorno / che non sprecherai/ il cielo rosso, l’orizzonte / e l’odio arreso al bene”. Su testo di Roberto Casalino, Francesco Sarcina e soci cercano risposte e soluzioni alla fatica del vivere. L’esibizione ha preso ampiezza e commozione sul palco dell’Ariston grazie a una interpretazione di alta qualità accompagnata dalla lingua dei segni. La band è cresciuta e pubblico e critica li premiano. Applausi.

RANCORE

Eden. 8

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Il rapper “spacca” come solista. Il suo è un lungo pamphlet rap, che gioca sul concetto biblico di mela (simbolo di conoscenza del bene e del male), passando da Paride, a Newton, la Apple, e New York, Guglielmo Tell , con una grande nostalgia, in questi tempi sconvolti, in cui cita Iraq e Siria, di “quando il cielo era infinito, quando c’era la festa e non, serviva l’invito”. Il Rancore lo porta solo nel nome. Nuovi cantautori crescono. Premio "Sergio Bardotti" per il miglior testo.

PIERO PELU’

Gigante. 6 e mezzo

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Diventare nonni, si sa, riempie di entusiasmo, fin troppo nel caso di nonno-rock Pelù che rischia la crisi mistica: “tu sei il mio Gesù / la luce sul nulla / un piccolo Buddha”. Il tutto su una sarabanda di chitarre e batteria. Comunque il pubblico, e anche noi, apprezza questo “inno alla gioia” che dà il “benvenuto al mondo” a una nuova vita. El Diablo è diventato rassicurante.

PINGUINI TATTICI NUCLEARI

Ringo Starr. 6 e mezzo

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Trentenni in crisi che vogliono cambiare vita, che sognavano di essere leader come John Lennon e Paul McCartney, e che invece si ritrovano a fare i gregari come Ringo Starr. Ma, tutto sommato, va bene così. Non graffiante, ma radiofonica e molto ben suonata. Classificati terzi al Festival, vinceranno nei palasport.

LEVANTE

Tikibombom. 7

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La cantautrice, una delle più lanciate, si mette dalla parte di coloro che vengano emarginati: “gli ultimi della fila”, soli perché non seguono il branco che invece balla allegro e inconsapevole canta Levante, inanellando, come in altri suoi brani, il testo di metafore religiose. Per tenuta di palco, voce e scrittura ha fatto “boom”.

MARCO MASINI

Il confronto. 6 e mezzo

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Il protagonista è un uomo maturo, che è stato un bugiardo, non hai avuto mai coraggio, è imperfetto, un marito mancato, ha sempre avuto paura del confronto. “Cosa aspetti a dire basta” grida a squarciagola Masini che fa sempre Masini nel manifesto dei “boomers” in crisi. Con un bel messaggio: occorre accettare se stessi.

RITA PAVONE

Niente (Resilienza 74). 6 e mezzo

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Rita la zanzara invece lancia l’inno della terza età che non molla. Per la mamma sprint il figlio Giorgio Merk ha scritto un brano rock in cui la Pavone sfoggia un’ugola d’oro per dire che “il vento non mi piegherà “, e, nonostante le disillusioni della vita, fra cui la mancanza di onestà, nulla la travolgerà. Per l’interpretazione e il coraggio le diamo 10, ma purtroppo nel carrozzone sanremese il brano passa inosservato.

RIKI

Lo sappiamo entrambi. 4

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Amato dalle ragazzine, Riccardo Marcuzzo alias Riki, vuole invece affermarsi come cantautore. E ci prova con una ballad che mete sotto accusa la solitudine dei giovani d’oggi, isolati nei loro telefonini e “tu ti addormenti davanti alla tv”. Anche gli ascoltatori, purtroppo.

TOSCA

Ho amato tutto. 7

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Tosca va per la sua strada di raffinata interprete anche in questo brano di Pietro Cantarelli. Un amore che fa soffrire, declinato pianoforte e voce in forma intima con atmosfere da club. Tutto elegantissimo con Tosca che si conferma vera primadonna italiana. Perfetto per il Blue Note, Premio Giancarlo Bigazzi per la migliore composizione musicale.

RAPHAEL GUALAZZI

Carioca. 7

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I piedi non riescono a stare fermi appena attacca l’irresistibile ritornello latin jazz, intrecciato all’elettronica. Un divertissement che arriva da un jazzista di talento, che anticipa così un bell’album in arrivo di produzione contemporanea. Anche qui, pene d’amor perdute che si dimenticano in un ballo sudamericano che conquisterà anche le radio.

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