domenica 24 maggio 2009
Da quattro anni l’ex attaccante di Milan e Fiorentina lotta contro la Sclerosi laterale amiotrofica Siamo entrati nella sua casa in cui è accudito dall’amore della moglie Chantal e dei loro quattro figli «Grazie anche alla nostra Fondazione il calcio si è accorto di questa malattia» L’ex bomber azzurro: «Per tanti malati sono diventato un punto di riferimento. Il mio sogno più grande? Alzarmi e poter andare a svegliare le mie bimbe»
COMMENTA E CONDIVIDI
Alla fine degli anni ’80 la “B2” era la temuta coppia d’attac­co della Fiorentina, Roby Baggio & Stefano Borgonovo, i due cannonieri all’assalto delle difese av­versarie. Baggio e Borgonovo non giocano più insieme, ma la “B2” esi­ste ancora ed è più tenace che mai. Tutti i giorni e non più solo la dome­nica o per il mercoledì di Coppa, è formata da Stefano e Chantal Borgo­novo, uniti contro l’avversario più du­ro che abbiano mai incontrato in 25 anni di unione: la Sla (Sclerosi late­rale amiotrofica) o Morbo di Gehrig. Per Stefano semplicemente «la stron­za », la malattia che ha colpito e ucci­so già troppi suoi colleghi calciatori e che da due anni l’ha inchiodato a un letto. «È cominciato tutto con un difetto nel pronunciare le “r” o le “s”. Una co­sa da niente, invece forse la Sla già covava da tempo. Stefano con il suo sesto senso l’aveva capito prima del­la diagnosi impietosa: la sera che vi­de in tv Gianluca Signorini… Era ri­masto talmente toccato da quell’im­magine di Marassi e il pianto del ca­pitano del Genoa che per una setti­mana non disse una parola». È il ricordo di Chantal, una donna forte abituata da sempre a lottare contro la malattia: «A vent’anni avevo già perso entrambi i ge­nitori, stroncati da un tumore». La ra­gazza che Stefano ha conosciuto adole­scente con il primo bacio scoccato sulle note romantiche di “Reality”. Dal Tempo delle mele al ruolo di moglie atipica di un calciatore, “capitana” della Fonda­zione Borgonovo (sito: www.fonda­zionestefanoborgonovo. it) e madre courage di quattro figli. Andrea che a 21 anni cerca le risposte mancanti di questo tempo avaro di serenità nel­l’impegno politico. Alessandra (19) che si prepara a un futuro da web­designer e che in casa ha il ruolo di vice-capitano e cura le “piccole”: Be­nedetta (12) che si rifugia nella sua stanza a guardare il pc e Gaia (6) che scorrazza con il monopattino da una stanza all’altra fino all’approdo, ai bordi del letto di papà Stefano. Sono loro i 4 angeli nella piccola fortezza familiare dei Borgonovo, a Giussano, dove ci hanno accolto. Si alternano in quella cameretta, regalando cascate di tenerezze al loro papà che li ri­cambia con un sorriso dolcissimo. «La nostra prima era un’esistenza perfetta: salute, successo, quattro splendidi ragazzi - racconta Chantal - . Poi un giorno è cambiato tutto. Ste­fano, che è sempre stato l’immagine della forza e della sicurezza a un cer­to punto l’ho visto all’angolo... All’i­nizio non è stato facile, la prima rea­zione che scatta in questi casi è chiu­dersi, tenere tutto dentro e isolarsi dal mondo». Soli contro tutti. Con Stefano che comincia a perdere e­nergie, tonicità muscolare e l’uso del­la parola, fino alla classica crisi re­spiratoria che puntualmente si pre­senta con la Sla. «Lo scorso anno, quando Stefano è stato intubato, poi mi ha raccontato che c’è stato un attimo in cui ha avu­to la sensazione di non essere più qui, di essersi sentito altrove... Lui ha una sua fede che lo sta aiutando insieme all’autocontrollo che aveva quando giocava e che sta emergendo anche nella malattia». Un Morbo dalle mille facce, multi­fattoriale, e che gradualmente para­lizza, costringe alla tracheostomia e come nel suo caso all’alimentazione via Peg. Un male oscuro, ma sempre meno raro tra le patologie rare. «Qua- li possano essere le cause non lo san­no nemmeno i medici. L’unica cosa che ho capito è che si deve tenere sempre alta l’attenzione intorno alla Sla. Accusare il calcio oggi non serve a niente. Molti malati hanno fatto sport ed è possibile che una causa possa essere an­che l’usura agonistica di un certo tipo di pro­fessionismo, elementi per dirlo con certezza? Bi­sogna puntare a qualcosa di concre­to che per ora è solamente la colla­borazione. Da questo punto di vista, il mondo del calcio dopo la nostra u­scita pubblica non ha potuto più i­gnorare il problema della Sla ed è sta­to estremamente solidale. Il suo po­tere mediatico e finanziario può fare tanto. Nell’immaginario comune la Sla viene spesso identificata nella fi­gura di Stefano e degli ausiliari della Asl ci hanno detto che grazie alla no­stra campagna ora riescono ad ave­re maggiore ascolto. È una delle tan­te piccole conquiste che portiamo a­vanti a beneficio di ogni malato». Una partita che la nuova “B2” vuole giocarsi su tutti i campi, a comincia­re dagli stadi con le partite di benefi­cenza in cui si raccolgono quei soldi che la “Fondazione Borgonovo” met­te a disposizione della ricerca. Un’a­rea molto più impervia di quella di rigore e sulla quale Stefano con tutta la grinta del campione entra anche a gamba tesa se è necessario. «Meno soldi per le inchieste e più per la ri­cerca scientifica», digita sul suo co­municatore oculare. Questo compu­ter speciale è la sua finestra sul mon­do e durante il giorno la tiene aperta fino a che gli occhi non gli si arrossa­no. Quando la macchina va momen­taneamente in tilt si sente perso e con lui tutta la sua famiglia che deve de­cifrare quella enorme quantità di e­mozioni e di sentimenti che questo eterno ragazzo di 45 anni ha ancora da trasmettere al mondo intero. Appena Alessandra riesce a sistema­re il computer, Stefano ce lo confer­ma. «Solo negli ultimi dieci mesi ho ricevuto più di 5mila nuovi contatti. Ci sono tanti malati che hanno tro­vato in me un punto di riferimento e questo mi rende felice. Ciò che mi rattrista è che persone che avevo sen­tito solo la sera prima, spesso giova­ni, magari al mattino dopo scopri che sono morte per colpa di questa ma­lattia... ». Un velo di tristezza cala sui suoi occhi sempre vivi, sono quelli di un uomo che ha perso tanto, ma non ha mai smarrito la fede e la speranza di guarire. «Cerco di gravare il meno possibile sulla mia famiglia, questo lo considero un atto di fede. Grazie ai tanti amici che con sincerità mi so­no vicini non mi sono mai sentito ab­bandonato. Ma un po’ di solitudine arriva ogni mattina... Quando mi sve- glio ci sono quei 20 secondi in cui mi sento sospeso come nello spazio più profondo e quando atterro devo de­codificare che sono paralizzato su questo letto. Quello è il momento più duro da affrontare per ripartire». A quel punto, però, arriva il saluto so­lare di Benedetta che inaugura pre­sto una giornata che si chiude sem­pre tardi con Stefano che tira a notte fonda con il “Chiambretti Night”. «Mi diverte, così come non smetto mai di guardare il calcio in tv. Quella resta la mia grande passione. Ho avuto la for­tuna di giocare con tanti grandi gio­catori, ma Roby Baggio e Marco Van Basten li considero i migliori. I miei preferiti oggi? Io punto molto sui gio­vani e quindi dico Pazzini e Marchi­sio due bravi ragazzi che mi hanno anche contattato…». Il mondo del calcio ogni giorno manda una suo ambasciatore in casa Borgonovo. Og­gi è il turno di Gigi Cagni, il suo capi­tano ai tempi della Sambenedettese, uno che non ha mai smesso di dargli ordini: «Stefano mi raccomando, quest’estate ti voglio al mare con me a Zoagli». Stefano sorride... Lo sguar­do del bomber ha sprizzato di gioia quando nella sua stanza ha fatto ca­polino David Beckham con il quale c’è in atto un gemellaggio tra la sua scuola calcio londinese e quella di Borgonovo a Giussano. Entra l’ami­co Emiliano e in proposito gli ricor­da: «Stefano, domenica ti vogliamo al campo a vedere i ragazzi...». Sembra un ordine da mister, come quelli del suo caro amico Carlo An­celotti, al quale nei giorni dell’addio al Milan, manda a dire: «Vai per la tua strada...». C’è spazio anche per quelli della “concorrenza” nei nostri brevi intermezzi da bar sport: «Cosa penso di Mourinho? Che è un gran furbone». È l’ora di riassestare il let­to, fa sapere la solerte infermiera Ju­dith. Il sole sta per tramontare nella sua stanza e prima di salutarci Ste­fano ci svela il suo sogno nel casset­to. «Il mio sogno ricorrente è quello che mi alzo e vado nella stanza a fian­co a svegliare le due piccole… Vorrei tanto che questo un giorno acca­desse davvero».
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: