mercoledì 2 febbraio 2022
Nella prima serata del Festival della canzone l'artista ha messo in scena il rito cristiano. Le reazioni, tra l'indignato e l'ironico. «Ora attendiamo la cresima... »
Achille Lauro all'Ariston di Sanremo

Achille Lauro all'Ariston di Sanremo - Ansa

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Achille Lauro c’è "cascato di nuovo", come cantava all’Ariston nel 2020, quando si spogliò teatralmente in una rivisitazione glamour-kitsch del gesto di San Francesco. Nella prima serata del Festival. martedì sera, per infiocchettare il brano Domenica, talmente debole che è stato bocciato anche dal voto della sala stampa, non solo ha ingaggiato le potenti vocalist dell’Harlem Gospel Choir per donare un tocco d’incenso al brano, ma ha pensato di concluderlo inginocchiandosi per "autobattezzarsi" con una conchiglia d’argento ricolma d’acqua sulla testa. Un gesto che neanche Napoleone Bonaparte quando si incoronò da solo imperatore dei francesi nella cattedrale di Notre Dame. Perché se è vero che il palco dell'Ariston è un po' la "cattedrale laica" della canzone italiana, per quella kermesse spesso definita "una messa cantata", Achille Lauro si propone ormai da tempo come il suo officiante ufficiale, replicando le ormai solite performances teatrali fra sacro e profano.

Ma la reiterazione dell’identico di Achille Lauro è imparentata coi giochi del bambino freudiano e alla lunga mostra la corda e annoia. Certo, l’artista giustifica il gesto come omaggio al compleanno della madre, cattolica impegnata, con tanto di pubblicazione sui social delle foto del tenero Lauro De Marinis (vero nome dell’artista) neonato in taffetà il giorno del vero Battesimo.

Ed è la messa in scena di questo sacramento che ha toccato la sensibilità di molti cattolici, provocando reazioni di diverso stampo. Spesso gonfiate, ben conoscendo i meccanismi festivalieri, dai mezzi di stampa e dai social in cerca di un polverone da raccontare in una giornata assolutamente moscia. C’è chi difende «la forma artistica» di Achille Lauro, come il direttore del Festival della Canzone Cristiana Fabrizio Venturi, e chi parla di «penosa esibizione», come il vescovo di Ventimiglia Sanremo Antonio Suetta che critica la Rai che non può permettere vengano «profanati segni sacri».

E se il direttore di Famiglia Cristiana don Antonio Rizzolo dice che «da questa sorta di mezzuccio più che offeso mi sento infastidito», il direttore dell’Osservatore Romano Andrea Monda osserva che «volendo essere a tutti i costi trasgressivo, il cantante si è rifatto all’immaginario cattolico. Niente di nuovo. Non c’è stato nella storia un messaggio più trasgressivo di quello del Vangelo». E ricorda il Padre Nostro recitato in ginocchio a Wembley da «un grande artista rock» come David Bowie. «Non ci sono più i trasgressori di una volta». Insomma, non basta travestirsi da Ziggy Stardust, per esserlo.

D’altro canto, diverse associazioni avanzano proteste e denunce, anche per l’altrettanto furba scelta della direzione artistica della kermesse di piazzare il tatuato Lauro in apertura di Festival nell’ansia di recuperare gli ascolti persi l’anno scorso. Protestano l’associazione di telespettatori cattolici Aiart, che chiede le scuse, e l’Osservatorio dei Diritti dei Minori, mentre il presidente del Codacons Carlo Rienzi annuncia che l’associazione presenterà un esposto alla Procura della Repubblica di Imperia per «blasfemia e vilipendio della religione».

La Rai incassa le critiche, e intanto si frega le mani per gli ascolti record della prima serata, la più vista da 17 anni in qua con 10 milioni 911 mila spettatori della prima serata pari al 54,7% di share. Merito, più che di Achille Lauro, dei veri Big in gara come Morandi e Ranieri, e della verve di Fiorello, oltre del fatto che gli italiani sono quasi tutti di nuovo chiusi in casa la sera. Il direttore di Rai 1 Stefano Coletta invoca la «libertà di espressione» che «ogni arte ammette». Con il cantante si schiera anche Amadeus: «Rispetto del parere del vescovo, ma io, molto credente, non mi sono sentito turbato dall’esibizione di Achille Lauro. Un artista deve potersi esprimere liberamente».

«Achille Lauro ha cominciato col battesimo. Entro sabato farà pure la cresima?» sdrammatizza le polemiche don Dino Pirri, prete molto seguito dai giovani anche per la diffusione del Vangelo via social.

Secondo noi, è molto probabile. Ma Achille Lauro rischia l’effetto boomerang. Ricordate lo strampalato prete bandito del Marchese del Grillo, l’indimenticabile don Bastiano di Flavio Bucci? «Mi do io stesso l’assoluzione – sbraitava nel film –. Io dico messe, comunico, battezzo, consacro, confesso, sposo... e se un giorno o l’altro mi gira la capoccia mi faccio anche vescovo». Passare dalla provocazione al grottesco, è un attimo.

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