Éric Vuillard riscrive la vita di Billy the Kid

Nel nuovo libro dell’autore francese il celebre fuorilegge perde quell’aura romantica dei film e dei romanzi sul West
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June 6, 2026
Éric Vuillard riscrive la vita di Billy the Kid
Il bandito Billy the Kid
Scordatevi il Billy the Kid che avete in mente, giovane, imprendibile bandito e pistolero killer fermato per sempre dallo sceriffo Pat Garrett a soli 22 anni, nel 1881 a Fort Sumner, New Mexico. E scordatevi l’immaginario del West veicolato da tanti film e romanzi. Niente di mitico, era un povero ragazzo usato da chi aveva di mira il profitto. Tutto umano, troppo umano. E molto sfumato, se non deformato, dalle nebbie del tempo e trasformato dalla penuria di documenti, che come si sa, scioglie le briglie alla fantasia.
Riscrivere la storia, illuminarne aspetti in ombra, esplorare possibilità alternative è lo sport preferito dello scrittore francese Éric Vuillard. Si tratti dell’Anschluss o della rivolta dei contadini del Cinquecento, avvenimenti sui quali sono usciti in Italia L’ordine del giorno (2018), che in patria gli è valso il Premio Goncourt, e La guerra dei poveri (2019), entrambi per i tipi delle edizioni e/o. Sempre per lo stesso editore appare ora un libro che cambia la visione prospettica sul più famoso fuorilegge della frontiera insieme a Jesse James: Gli orfani. Una storia di Billy the Kid (pagine 144. Euro 17,00). Attenzione: non “la vera”, ma “una” storia del bandito. Perché l’autore non ha pretese di verità e nemmeno di esattezza di fronte a una storia che va scritta tutta «al condizionale», bensì di decostruire i fatti, mettendoli in fila. E di interpretarli con l’arte della scrittura che Vuillard, nato a Lione nel 1968, padroneggia insieme a quella cinematografica, e che ha al suo attivo anche studi di filosofia e storia sotto la guida di Jacques Derrida.
Il metodo lo applica sin dalle prime pagine, dove affronta l’omicidio, dai contorni poco chiari, con cui nel 1877, non ancora 18enne, Henry Antrim detto il Kid fa il suo esordio sulla scena del grande crimine. L’ucciso, un fabbro irlandese di nome Frank Cahill detterà in punto di morte al giudice di pace Miles Leslie Wood di aver avuto un alterco con lui e dopo insulti reciproci di essere arrivato alle mani, a quel punto il ragazzo gli ha sparato. Versione che Vuillard sottopone a critica serrata. Primo: Cahill era un omone violento, già implicato in un eccidio di pellerossa e aveva più volte provocato il Kid. Poi il suo mestiere era molto probabilmente non quello di fabbro (smith) ma di magnaccia (blacksmith). Non a caso la sua bottega è a due passi da un bordello. E il delitto avviene nei pressi di un’altra casa di piacere, gestita proprio dal giudice di pace. E il risultato è un documento di comodo, che è pure l’unico scritto nella storia del Kid. Insomma, si tratta di un ragazzo finito in un posto che davanti a lui «forma un unico organismo, un’impresa a scopo di lucro». Ed è solo.
La solitudine e la fame, dai dodici anni in poi, sono le compagne di vita di una persona di cui non sono certi la data e il luogo di nascita, il cognome (McCarty, come i genitori, Antrim, come il patrigno o l’ultimo con cui venne conosciuti, Bonney) e nemmeno il nome di battesimo (Henry o William-Billy). Certo è che il primo furto che compie la dice lunga sulle sue origini: qualche libbra di burro. Alla fame subentra il vagabondaggio, l’elemosina, poi la voglia di possesso, la libertà sfrenata di appropriarsi della roba altrui, che – vedremo – sarà sfruttata dal potere. Iniziano le razzie di cavalli insieme alla banda di un altro giovane: Jesse Evans, Già, perché il titolo del libro è “gli orfani”. E il libro contiene una lunga analisi della foto di copertina che vede Jesse seduto lo sguardo di sfida all’obiettivo, con dietro una ragazza alla quale tiene una mano, mentre lei nell’altra impugna una pistola. Una folle libertà, che nasconde altro. Il banditello Jesse Evans è il prodotto di un’epoca di arricchimento facile, una comparsa in una «parentesi di tempo in cui una forma violenta di libertà e disordine come non si era mai vista prima, e che non è certo priva di fascino, è stata necessaria all’instaurazione brutale di più durevoli diseguaglianze».
Billy e Jesse prenderanno strade diverse nella cosiddetta “battaglia per il bestiame della contea di Lincoln”. Nella quale i due si scontreranno con «interessi più grandi». Erano solo dei desperados, «il volto corrotto del self made man», la sua «illustrazione, ma incompiuta». Vuillard, infatti, punta sul cuore di tenebra di possesso capitalistico dell’America, la cui storia è come «un copione di Frank Capra interpretato da ladri». I giovani outlaw sono, infatti, funzionali a interessi economici e di colonizzazione territoriale di poteri che stanno dietro le quinte: politici, banchieri e studi legali, le cui propaggini arrivano fino all’oggi. Quell’oggi che costruito un mito su quei ragazzi ribelli. In romanzi e film, come Pat Garrett e Billy the Kid di Sam Peckinpah con l’indimenticabile colonna sonora di Bob Dylan, che contiene la celeberrima Knockin’ on Heaven’s door. Una storia che invece andrebbe vista immedesimandosi con Billy in lotta con il fabbro Cahill. L’invito al lettore è a uscire per un attimo dalla comodità della sua condizione e sentire l’oppressione a cui il ragazzo è sottoposto. A «condividere la sua sorte», ad «adottarlo». Perché in fondo è stato un povero orfano lasciato da solo.

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