"Pace agli anziani": trovata la prima RSA della storia

Trovata in Israele, affacciata sul Mar di Galilea, una casa di cura di epoca bizantina: è la più antica mai scoperta e fa luce sul welfare nella tarda antichità
January 19, 2026
"Pace agli anziani": trovata la prima RSA della storia
Primo piano di un medaglione con la scritta "La pace sia con gli anziani" e la croce con l'alfa e l'omega, affiancati da oche egiziane, rinvenuto nel sito di Hippos, nel nord di Israele / Michael Eisenberg
Gli archeologi impegnati nel nord di Israele hanno portato alla luce quella che potrebbe essere la struttura più antica mai rinvenuta al mondo per l’assistenza agli anziani, facendo luce su come le comunità della tarda antichità affrontassero concetti che oggi associamo a welfare e cura sociale. La scoperta è avvenuta durante gli scavi nel Parco Nazionale di Hippos (noto anche come Sussita), un’importante città cristiana del periodo bizantino affacciata sul Mar di Galilea. Al centro di del interessante ritrovamento c’è un medaglione musivo decorato, ossia un elemento decorativo realizzato con tessere di mosaico, inserito all’interno di un pavimento, datato alla fine del IV o all’inizio del V secolo dopo Cristo, che reca un’iscrizione in greco antico: «Pace sia con gli anziani» — frase rara e significativa, destinata proprio a un pubblico di persone avanti negli anni.
Gli archeologi hanno trovato il mosaico in una zona residenziale vicino all’intersezione di due strade principali dell’antica città, posizione che suggerisce fortemente un uso pubblico dell’edificio cui apparteneva. La sua collocazione all’ingresso di quella struttura lascia supporre che servisse da sorta di luogo d’accoglienza o assistenza per persone anziane, anticipando di secoli concetti che oggi consideriamo moderni. Fino ad oggi, le fonti letterarie del V e VI secolo avevano menzionato istituzioni dedicate agli anziani, ma non esisteva alcuna testimonianza archeologica chiara che ne confermasse l’esistenza concreta. Per la prima volta, dunque, la scoperta di Hippos offre prove materiali dirette di un ambiente strutturato per l’assistenza agli anziani nella società antica.
A guidare gli scavi è stato il gruppo dell’Università di Haifa, con Michael Eisenberg dell’Istituto di Archeologia Zinman come co-direttore del progetto. Eisenberg ha sottolineato l’importanza di questo ritrovamento, affermando che suggerisce come la preoccupazione per la cura degli anziani fosse radicata nella società bizantina ben prima della nascita dei moderni sistemi di welfare. Allo studio hanno partecipato anche Arleta Kowalewska e Gregor Staab dell’Università di Colonia, i quali hanno pubblicato i risultati sulla rivista accademica Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik. La loro analisi si basa non solo sull’iscrizione stessa, ma anche sulle immagini ornamentali del mosaico — che includono simbologie come oche egiziane, cipressi, frutti e vasi — elementi tipici dell’arte musiva tardo-antica con potenziali significati di benessere e prosperità.
Secondo i ricercatori, questi elementi iconografici, insieme alla frase greca, indicano che l’edificio non fosse un’abitazione privata, ma piuttosto una struttura collettiva concepita per offrire assistenza e dignità a persone anziane. Si tratta di un esempio raro di riferimento diretto a un gruppo demografico specifico in archeologia. Il sito di Hippos/Sussita, situato su una collina con vista sul Lago di Tiberiade, fu un centro religioso e urbano di rilievo nel periodo bizantino, dotato di numerose chiese, una basilica, un tempio, un teatro e strade colonnate. Faceva parte della Decapoli, il gruppo di dieci città ellenistiche e poi romane che fungevano da centri urbani greco‑romani in un territorio a maggioranza semitica. La sua posizione dominante le dava un controllo visivo su tutto il lago, una difesa naturale e un ruolo strategico nelle vie commerciali tra Galilea, Golan e Siria. Un terremoto avvenuto nel 749 dopo Cristo ha distrutto la città, ma ciò ha sepolto grand parte degli edifici e ha impedito ricostruzioni successive. Il risultato è una “pompei della Galilea” dopo si possono trarre ancora molte conoscenze di quel mondo. La nuova scoperta si inserisce nel quadro di un insediamento ricco e complesso dove non solo la religione e l’architettura pubblica avevano un ruolo di primo piano, ma anche le esigenze sociali della comunità.
Gli studiosi ritengono che la struttura possa riflettere valori cristiani emergenti nella tarda antichità, quando nuove forme di vita comunitaria e istituzionale — come i centri di cura o i contesti monastici — cominciarono ad assumere ruoli sociali che prima erano gestiti esclusivamente dalle famiglie. In questo senso, il mosaico è interpretato non solo come benedizione spirituale, ma anche come segno tangibile di un cambiamento culturale nell’approccio alla cura degli anziani. Questa straordinaria scoperta non solo amplia la nostra comprensione della vita quotidiana nella società bizantina, ma mette anche in evidenza come la cura e il rispetto verso gli anziani fossero valori radicati e praticati già quasi 1.600 anni fa, un tema che resta di stretta attualità anche nel mondo contemporaneo.

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