Marsiglia la cosmopolita, epicentro culturale del Mediterraneo
Oltre duecento eventi per la stagione culturale intitolata “Mediterraneo” che coinvolge anche altre città francesi e perfino l’altra sponda del mare

In un Mediterraneo traversato da tanta umanità umiliata e offesa, parlare di cosmopolitismo rischia oggi di sembrare fuori luogo. Eppure, una città come Marsiglia conserva la memoria lunga dei grandi drammi che il Mediterraneo, nel tempo, ha anche permesso di rendere più vicini. Poco più di un secolo fa, fu il caso del Genocidio armeno, che vide la città portuale francese di antica origine greca in prima linea nel duraturo abbraccio ai battelli degli scampati. Non a caso, papa Francesco, in visita il 23 settembre 2023, diede della città una definizione rimasta impressa nel cuore di tanti marsigliesi: «Una marea di popoli ha fatto di questa città un mosaico di speranza, con la sua grande tradizione multietnica e multiculturale, rappresentata dai più di 60 Consolati presenti sul suo territorio. Marsiglia è città al tempo stesso plurale e singolare, in quanto è la sua pluralità, frutto di incontro con il mondo, a renderne singolare la storia». Il documento scaturito poi dagli Incontri del Mediterraneo — l’occasione del viaggio apostolico —, invoca un impegno per trasformare anche oggi il mare condiviso in «grembo di speranza» e «promessa di fraternità». Neppure tre anni dopo quei giorni memorabili, la città, su impulso dell’esecutivo francese, diventa ora il trampolino e l’epicentro di una stagione culturale particolarmente vasta e ambiziosa, che si protrarrà fino al 31 ottobre, intitolata semplicemente “Mediterraneo”. In tutto, più di 200 eventi che interesseranno anche altre città francesi, così come, sull’altra sponda mediterranea, Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto e Libano. Fra i fili conduttori, «spiritualità contemporanee» e «storia collettiva delle migrazioni». Marsiglia fungerà da fulcro, grazie soprattutto a una concentrazione di mostre attorno ad artisti di grande rilievo provenienti da tutte le sponde mediterranee.
In un toccante dialogo reciproco, due opere monumentali appaiono come altrettanti messaggi di speranza scambiati fra Nord e Sud del Mediterraneo. Sul molo che chiude il porto, brillando dopo il tramonto, svetta Re-lighthouse, un faro della pace costruito a partire dalle macerie di Gaza, grazie al paziente lavoro dell’artista Shareef Sarhan. Installato inizialmente nel porto di Gaza, il faro continuerà a viaggiare pure dopo la tappa marsigliese, percorrendo la Francia e l’Europa. Un lampo multicolore nella notte e un appello alla riconciliazione. Nel cuore della città, presso lo storico complesso della Vieille Charité, ex ospizio seicentesco per indigenti, divenuto polo culturale, l’artista marsigliese Adrien Vescovi, discendente d’italiani, ha invece ricoperto i balconi e i muri, esterni e talora interni, di centinaia di lenzuola color pastello che danzano al vento, per celebrare i saperi comuni del Mediterraneo. L’effetto poetico di Dormire come il sole è spiazzante ed evolverà naturalmente di mese in mese, fino al prossimo gennaio. «Tanti bambini corrono fra le lenzuola, vivendole come una festa, per me è ogni volta estremamente emozionante», ci ha detto l’artista sul posto.
Ospitata negli ampi spazi culturali Jeanne Barret, “Spostare il silenzio” è una vetrina offerta alla creatività di quaranta artisti e poeti palestinesi che hanno voluto offrire una testimonianza sulla tragedia in corso nella Striscia. Ogni materia possibile, quasi sempre di recupero, è stata utilizzata. «Questa non è mai stata una rovina, è casa mia», recitano gli ultimi versi di un componimento della poetessa Nour Elassy, fra le voci emergenti più ascoltate della gioventù palestinese. Presso il Centre Photographique Marseille, un mosaico sterminato di volti spesso spensierati e sorridenti di cittadini di Gaza, ritratti nei decenni del Dopoguerra, è quanto riserva “Photo Kegham”, la sorprendente mostra retrospettiva dedicata al lavoro del primo studio fotografico professionale a Gaza, quello aperto nel 1944 da Kegham Djeghalian Sr (1915-1981), scampato al Genocidio armeno. Una mostra concepita dal nipote. Presso il polo museale d’arte contemporanea (Mac), la mostra “Africa” presenta il lavoro dell’artista franco-algerino-russa Louisa Babari, che tenta di riannodare i fili della ricca memoria mediterranea, giustapponendo sapientemente frammenti fotografici, archeologici, mitologici. Negli spazi Château de Servères, ad esiti in parte simili approda pure un’altra mostra, “Memoria in transito”, a cura dell’artista franco-siriano Elias Kurdy, che traccia un parallelo significativo fra migrazioni forzate e circolazione degli oggetti archeologici, evidenziando il rischio costante, per intere popolazioni mediterranee, di un’evaporazione della memoria e delle radici.
All’insegna di un ambizioso tentativo simbolico di riconciliazione, fra le sponde del Mediterraneo dilaniato, è pure la creazione teatrale Madri Mediterranee, di Mohamed El Khatib, eclettico artista francese con radici familiari marocchine. Sullo schermo, poi pure sulla scena, si confrontano, talora con effetti comici, delle madri provenienti da tutti i Paesi affacciati sul Mediterraneo. Parlano a ruota libera, in particolare delle relazioni con i figli, fra continui effetti di somiglianza. Altri progetti presentati nascono da cooperazioni prolungate fra artisti del Sud e del Nord mediterranei, come nel caso di “Autostrada Tangeri-Marsiglia”, presso il vastissimo perimetro culturale della Friche la Belle de Mai.
Non mancano dunque le opportunità per riflettere sulle ferite di oggi o le cicatrici di ieri, ma anche sui cammini, non interrotti o da riprendere, verso un grembo mediterraneo di speranze. «Abbiamo voluto dare agli artisti uno spazio di libertà affinché possano, con il loro sguardo, criticare il mondo e magnificarlo. La cultura non è solo il bello, ma pure la critica di una forma di dominazione. Una cultura che parla per gli oppressi senza voce», ci dice il sindaco della città, Benoît Payan, che ha origini familiari al contempo italiane e armene.
Da sempre gelosa della propria specificità, soprattutto rispetto a Parigi, Marsiglia non ha dunque smesso di guardare a ciò che giunge dal resto del Mediterraneo. È pure il senso di eventi annuali come il festival culinario Kouss.Kouss, ricalcato in parte sul modello del Cous Cous Fest di San Vito Lo Capo. Certo, tante macchie ungono i panni della complessa Marsiglia, deturpata e insanguinata da piaghe annose come i traffici di droga nei quartieri Nord in preda al degrado. Ma in proposito, i lenzuoli multicolori appesi da Vescovi presso l’antico ospizio suonano pure un po’ come un invito insistente ad allargare la cerchia di quanti, con la cultura o altro, proveranno ancora a candeggiare lo sporco.
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