La Bibbia di Trump e l’eclissi culturale dell’Occidente liberale
Nel saggio “Dio benedica l’America”, Paolo Naso analizza la deriva del fondamentalismo negli Usa: se le scritture diventano un’ideologia a rischio è il cristianesimo

Esce il 10 aprile in libreria l’ultima fatica di Paolo Naso, sociologo, politologo, grande conoscitore degli Usa e, soprattutto, studioso attento del fenomeno religioso, che tiene costantemente sotto osservazione per quanto riguarda sia la peculiarità del cristianesimo protestante, data la sua tradizione di appartenenza, sia tutte le molteplici forme che oggi sono presenti anche in un paese tradizionalmente cattolico come l’Italia. Della peculiarità protestante e del suo forte influsso sull’attuale politica americana Naso si occupa, con la capacità di ragionare sui dati e con la chiarezza espositiva che gli sono proprie, in questo suo Dio benedica l’America. Il fondamentalismo cristiano dai creazionisti a Donald Trump (Claudiana, pagine 256, euro 21,00). Un’indagine, quella di Naso, e una situazione storica, quella dell’avanzata dei fondamentalismi e dell’indebolimento in occidente delle democrazie liberali che chiamano in causa, in modo esplicito o implicito poco importa, tutte le Chiese storiche perché hanno a che fare con il loro riferimento alla Bibbia.
Prima di rendere ragione del lavoro di Naso, mi sia permessa una sia pur rapida riflessione che, riconoscendo la centralità delle istanze religiose al cuore dell’attuale temperie culturale e politica di quello che siamo soliti chiamare l’“occidente cristiano”, di questo libro intende cogliere, oltre all’evidente attualità, anche la funzione di richiamo valido per tutte le Chiese, anche per quella cattolica, affinché intraprendano una rigorosa quanto urgente riflessione critica su questo momento di smarrimento che, sia pure in modi diversi, investe però entrambi i nuclei storici dello sviluppo del cristianesimo occidentale, Europa e Stati Uniti. Uno smarrimento che ha anche una specifica radice teologica.
C’è sempre un “oggi” alla base di ogni tentativo di rendere ragione della realtà nella quale si vive e non c’è dubbio che, del nostro “oggi”, Trump rappresenti una cifra decisiva. Non solo per le sue eccentricità, ma anche come espressione quanto mai efficace di ciò che papa Francesco ha chiamato un cambiamento d’epoca: anche i folli sono dentro il loro tempo, anzi i parossismi a volte sono più illuminanti di ordinati ragionamenti e composte analisi. La crisi storico-politica dei due occidenti, cioè di quella che a volte un po’ troppo sbrigativamente liquidiamo con la formula complessiva “civiltà occidentale”, passa attraverso la riorganizzazione sia teorica che pratica del fenomeno religioso che di quella civiltà è stato ed è uno dei generatori e che, forse con un po’ troppa leggerezza, abbiamo pensato fosse stato reso ormai del tutto insignificante dall’ondata della secolarizzazione.
Su questo sfondo, la questione scottante è cosa ne è del patrimonio biblico, preso in ostaggio da una parte dai furori fondamentalisti oppure, dall’altra, condannato all’amnesia, proprio nel momento in cui l’islam preme alle porte dell’Occidente. Riflettere sul ruolo della rivelazione biblica e, detto più concretamente, sull’uso che le Chiese cristiane fanno della Bibbia dovrebbe essere oggi un’imprescindibile necessità anche al di là delle diverse appartenenze religiose. Con il suo libro che, tematicamente, ha molto da dirci e, metodologicamente, molto da insegnarci Paolo Naso contribuisce a dotare questa implicita consegna di indispensabili strumenti di analisi.
L’unico modo per presentare correttamente "Dio benedica l’America" è invitare caldamente alla sua lettura. Impossibile, infatti, rendere ragione in modo riassuntivo di un andamento contenutistico estremamente denso e che mira a dipanare una matassa di dati e di interazioni quanto mai complessa. Basta a darne un’idea l’indice delle associazioni, enti e Chiese con cui Naso chiude il volume perché fa capire quanti e quali siano i terminali di un fenomeno che va sotto il nome di fondamentalismo cristiano e che si salda, perché arriva a rappresentarne l’anima, con la destra politica, economica e finanziaria del paese più potente del mondo e che addirittura arriva a convergere con il cattolicesimo tradizionalista in una sorta di “ecumenismo” ideologico-religioso.
Naso ci consente di entrare dentro la genesi e lo sviluppo dei fondamentalismi americani tracciandone la geografia, ripercorrendone la storia, rivelandone le saldissime connessioni politico-economiche. Tutto sullo sfondo di una dialettica teologica nei confronti del liberalismo teologico senza la cui ricostruzione diviene impossibile capire un fenomeno che oggi ha la pretesa di decidere le misure e dettare le leggi della storia del mondo. Un fenomeno che ha le sue radici saldamente legate al letteralismo biblico, al creazionismo antiscientifico, al millenarismo politico e alimenta a getto continuo le scelte delle classi dirigenti, ma soprattutto le sensibilità dei molti milioni di persone che le sostengono. Inoltrarsi nelle pagine di "Dio benedica l’America" mette in grado di andare ben oltre la superficialità con cui ci siamo abituati a rubricare quanto avviene oltre oceano come frutto della superficialità e dell’ignoranza di un popolo nonché dell’insania di chi lo guida. E, soprattutto, impone di fare i conti con quanto costituisce l’asse intorno a cui si sviluppa la coerenza di un orizzonte di pensiero e la forza di un immaginario religioso che trovano sbocco in appartenenze “congregazionali” attraverso cui si muovono cospicui flussi di denaro. La galassia dei fondamentalismi cristiani americani è tutt’altro, infatti, che un fenomeno settario né, tantomeno, è riducibile a un’escrescenza folcloristica. Rimanda a una sorta di “teocrazia” contemporanea, forse ancora più inquietante di altre, perché, oltre tutto, è ormai saldamente connessa a una tecnocrazia che ha di mira una vera e propria signoria sul mondo. Teocrazia e tecnocrazia che prendono corpo e forza dalla spinta visionaria della Bibbia, privata però della sua forza simbolica e metaforica, pur di legittimare il binomio prosperità-apocalittica, cioè il paradigma teologico di riferimento comune ai diversi fondamentalismi cristiani.
A parte la densità esplicativa con cui riesce a fare luce su questo fenomeno complesso e inquietante del fondamentalismo cristiano, il libro di Naso ha anche il grande merito di porre una questione che interpella con forza, oltre alle Chiese storiche protestanti, anche la nostra Chiesa cattolica, perché rimanda al cristianesimo liberale, cioè a quella tappa della storia del pensiero teologico che, con la sua intrinseca propensione allo spirito critico, è stata quanto mai feconda per la vita di tutte le chiese perché liberava tanto la teologia quanto l’esperienza religiosa dallo stato di minorità indotto da fideistiche certezze. Il fondamentalismo biblico, nato in reazione proprio alle contaminazioni del pensiero moderno e che oggi si trova a servizio degli interessi e della teopolitica di un nazionalismo cristiano che si vorrebbe elevare a religione di Stato, segna la fine di una fede criticamente impegnata a rendere ragione di se stessa di fronte al mondo? È questa domanda che i fondamentalismi cristiani pongono con forza oggi alle Chiese.
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