Il futuro di un Salone del Libro salvato dai ragazzini
Con il boom di fantasy e romance, da Torino arriva un entusiasmo nuovo per la lettura della generazione Z che attraversa social, intelligenza artificiale e nuovi linguaggi

«Certi libri non devono farci evadere ma ci devono invadere», ha proposto Roberto Saviano in un Salone di Torino in cui i giovani sono stati protagonisti ancora più rispetto agli ultimi anni. E sono diventati soprattutto un simbolo: anche delle contraddizioni dell’editoria di oggi. Perciò bisogna capire il perché.
I dati degli ingressi, 254mila (+20% fin dal giorno inaugurale) danno ragione alla formula della fiera sotto la Mole ma è l’immersione nei padiglioni a darne il senso: infatti al Lingotto i libri si vedono in mano meno agli adulti e più alla generazione Z, pure molto presente tra gli standisti, forse sperando che la passione diventi lavoro. Per non dire, abbassando l’età, le lunghissime file per firmacopie e selfie di fantasy e romance (genere +20,3% nei primi quattro mesi 2026, in cui nel complesso si sono acquistate 740mila copie in più del 2025, grazie al bonus biblioteche: titolo più venduto L’alba dei leoni di Stefania Auci, edizioni Nord). Se la narrativa di genere fa segnare la maggiore crescita, secondo Aie, fumetti compresi (da non ghettizzare, però, e la lunga fila per Zerocalcare allo stand Bao è un classico), la top ten di inizio anno ha 8 italiani su 10 in classifica, eppure vende meno dell’anno scorso.
I sorrisi agli stand non nascondono del tutto la preoccupazione degli addetti di una filiera in fase di ristrutturazione e cambiamento, con i prezzi di copertina che crescono meno dell’inflazione ma creano qualche problema per i tascabili in libreria, dove la non-fiction segna il passo perché l’aggiornamento degli italiani, gioventù compresa, passa da altri strumenti. E il self publishing di chi salta la mediazione degli editori cresce del 5% puntando sui canali on line, che intanto perdono posizioni, a cominciare da Amazon, la cui politica colonialista scricchiola un po’.
La verità è che serve un nuovo umanesimo e gli editori di stampo ancora novecentesco, la maggioranza, devono rinnovarsi mettendo il libro al centro di un progetto culturale più complessivo: si pensi al modello vincente di Giuseppe Laterza di lezioni e festival, rivolti anche ai giovani. Sono loro a insegnarci a non porre barriere tra i linguaggi: un caso viene da letteratura e musica (si vedano quelli analizzati da studenti in Note d’autore di Educatt) «sempre più intrecciate, nell’immaginario come nelle pubblicazioni e quindi al Salone», secondo Paolo Verri, direttore Fondazione Mondadori.
Resta l’incoerenza involontaria delle nuove generazioni nella loro passione che dà futuro all’editoria mettendola al tempo stesso in crisi quando studiano con l’IA condividendo sunti e contenuti. Lo fa il 78% di loro, grazie alla pirateria, che sottrae all’editoria un terzo del mercato (722 milioni di euro), con il 58% degli universitari che dichiara di utilizzare rielaborazioni di libri prodotte dall’IA per i testi di studio. Eppure l’iGeneration tanto multitasking sta riscoprendo, come dimostrano i social, la materialità dell’oggetto libro tra carta, caratteri e formati (in fiera Rotte Narrative ha annunciato un corso online sul “Profumo della carta”). Ma la tecnologia non va demonizzata né subita. In molti incontri l’ha sostenuto Andrea Angiolini, direttore Il Mulino e delegato all’innovazione di Aie, confermando che la sfida vera dell’IA è l’autorialità, da sempre al centro del lavoro dei libri: «Occorre trovare un punto di equilibrio tra la tecnologia che facilita e l’editoria che cerca una voce distintiva di un autore e non un indistinto sapere», pur nella consapevolezza che il libro deve confrontarsi con altri strumenti, specie nella formazione, senza rinunciare a «recuperare la complessità rispetto al livello più semplificato di altri linguaggi». Perché la formazione resta essenziale e lo dimostrano gli eventi in fiera di tanti master, da Mondadori-Statale e Cattolica all’Università di Pavia.
Si possono allora superare le contraddizioni di questi giovani, simbolo positivo di un Salone che però ha aumentato il costo di biglietti e servizi. Sono loro stessi a protestare per la mappa degli stand a un euro ma a indicare la sfida e a suggerire la speranza del mondo dei libri «salvato dai ragazzini» per citare il titolo della fiera ispirato a Elsa Morante.
In un mercato che cresce solo leggermente e ha bisogno di un progetto istituzionale di promozione (la Spagna è un esempio) l’incertezza del futuro deve farci cambiare il punto di vista, avvicinandoci proprio ai giovani. L’ha suggerito Alessandro Baricco: «Forse non avranno le risposte ma rispetto alla mia generazione hanno le domande giuste».
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