Gutenberg esplora la voce come traccia dell’identità e strumento di relazione
La voce ci rende riconoscibili, custodisce la memoria e crea legami. Viaggio alla scoperta del confine tra suono e significato, identità e appartenenza

Tra letteratura, filosofia, teologia, fotografia e scrittura, il nuovo numero di “Gutenberg” esplora la voce come traccia dell’identità, strumento di relazione e luogo in cui si incontrano memoria, corpo e linguaggio. La voce ci rende riconoscibili, custodisce la memoria e crea legami. Tra letteratura e filosofia, poesia e nuove tecnologie, un viaggio alla scoperta del confine tra suono e significato, identità e appartenenza, per riscoprire la voce come traccia unica della nostra presenza nel mondo e interrogarsi su che cosa significhi custodirla. Vedere la voce: Il mistero del suono, intimo però ingannevole, nel nuovo numero di “Gutenberg”, in edicola con “Avvenire” venerdì 23 ottobre 2026 che si apre con il contributo di Alessandro Zaccuri, che riflette sulla voce come segno profondo dell’identità individuale. Dalla Bibbia a Saint-Exupéry, da Ovidio a Beckett, la voce emerge come ciò che ci rende riconoscibili e ci lega agli altri, ma anche come qualcosa che la tecnologia contemporanea rende sempre più riproducibile, separandola progressivamente dalla persona che l’ha originata.
Gian Mario Villalta approfondisce il rapporto tra voce, memoria e linguaggio. Attraverso riferimenti che vanno dalla filosofia antica alla linguistica contemporanea, la voce viene descritta come impronta esistenziale irripetibile e come luogo in cui prende forma la coscienza di sé. L’evoluzione dalla parola pronunciata alla scrittura, fino ai media contemporanei, mostra come il suono continui a custodire una dimensione essenziale dell’esperienza umana. Le pagine successive ospitano il contributo di Eugenio Giannetta, dedicato al progetto “Esordi”, nato dalla collaborazione tra “Avvenire” e Mondadori Store. Attraverso il dialogo con Fabio Geda e Maria Ausilia Di Falco, il testo segue il percorso che conduce una storia dal cassetto alla pubblicazione, interrogandosi su come nasce una voce letteraria e su come essa incontri i propri lettori. Il monografico prosegue con Cristiana Maria Dobner, che attraversa filosofia, psicoanalisi e tradizione biblica per interrogare l’origine e il significato della voce. Dal richiamo interiore di Socrate all’esperienza della Qol nella tradizione ebraica, fino alla voce del Risorto riconosciuta da Maria Maddalena, la voce viene letta come luogo privilegiato della relazione tra l’essere umano e il mistero. A seguire, Pietro Gibellini propone una riflessione filologica sul Cantico delle creature. Il testo affronta il problema della distanza tra la forma scritta tramandata dai manoscritti e la sua originaria dimensione orale, sostenendo la necessità di restituire al capolavoro francescano una pronuncia più vicina alla sua realtà sonora. Il monografico è illustrato con immagini tratte dalla mostra "Gimme Danger" di Mattia Zoppellaro al Museo Nazionale di Fotografia di Cinisello Balsamo. Attraverso i ritratti di musicisti e performer, il fotografo esplora il rapporto tra immagine e suono, mostrando come il volto possa diventare l’impronta visibile di una voce e di una presenza.
La sezione dei Percorsi si apre con un itinerario dedicato alla spiritualità femminile: Fabio Bozzato presenta Sorelle della luna. Virginia Galilei e le altre di Alberta Basaglia e Giuliana Raccanelli (Custer-A), ricostruendo la vicenda di Virginia Galilei e il suo rapporto con il padre Galileo attraverso le lettere e la vita claustrale; Paolo Lagazzi racconta Senza inizio senza fine. Autobiografia di una monaca zen di Shundō Aoyama (Casadei Editore), seguendo il percorso umano e spirituale di una religiosa giapponese che intreccia azione, contemplazione e ricerca della verità. Il Percorso successivo è dedicato a ferite, esclusione e riscatto. Da un lato, Angela Calvini presenta il film Il canto di Alina di Ilaria Braccialini e Federica Oriente, racconto del percorso di una giovane donna vittima della tratta che cerca una via di liberazione e di ricostruzione della propria vita. Dall’altro, Raffaele Rossi accompagna il lettore nell’album Bidonville dei 24 Grana, dove le periferie, la guerra, l’emarginazione e la crisi climatica diventano materia di una riflessione musicale sulla necessità della solidarietà e del senso collettivo. Chiude il numero un Percorso dedicato a immagine, fotografia e contemporaneità. Nell’articolo di Flavio Arensi, la mostra "Gregory Crewdson. Eveningside" ai Chiostri di San Pietro di Reggio Emilia diventa occasione per riflettere sul rapporto tra fotografia e costruzione della realtà. Attraverso immagini meticolosamente costruite, Crewdson mette in scena individui isolati e comunità frammentate, interrogando la possibilità stessa di conservare uno sguardo autentico in un mondo dominato dalla proliferazione delle immagini.
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