Generativo e mistico: il pensiero nuovo di Etty Hillesum

Una serie di volumi portano l’attenzione sulla qualità inedita della sua spiritualità, laica e insieme monastica, ma non nel senso tradizionale, e radicale
February 22, 2026
Generativo e mistico: il pensiero nuovo di Etty Hillesum
Quanto può parlarci Etty Hillesum, con la sua profonda esperienza umana e spirituale, con i suoi preziosi diari e le sue toccanti lettere, in un tempo segnato dalla disillusione religiosa, dalla frammentazione del senso e dal ritorno inquietante di un “cuore di tenebra” violento e guerrafondaio? La risposta è chiara: moltissimo, se leggiamo con attenzione due pregevoli volumi a lei dedicati: Etty Hillesum. Vivere e respirare con l’anima. La scommessa di una spiritualità laica di Beatrice Iacopini (Gabrielli Editori, pagine 220, euro 18,00), con postfazione di Marco Vannini, ed Etty Hillesum. Il racconto della sua vita di Judith Koelemeijer (Adelphi, pagine 616, euro 32,00). Due libri che offrono prospettive complementari sulla giovane ebrea olandese (1914-1943), capace, nell’abisso della tragedia nazista, di trasformare l’orrore in uno spazio interiore di libertà, di conoscenza di sé e del mondo.
Il libro della Iacopini parte dalla crisi radicale delle forme tradizionali della fede e delle “religioni storiche”. La nostra epoca è segnata da una vera e propria «esculturazione del cristianesimo», in cui «fedi, valori, modalità del vivere che si tramandavano da generazioni appaiono ormai inservibili». Non è nostalgia regressiva, ma diagnosi di un passaggio storico: in questo vuoto, figure come Etty Hillesum diventano testimoni di una possibilità nuova, capace di unire radicalità spirituale e assunzione della realtà, una spiritualità laica mistico-politica. Infatti «la via dello spirito, lungi dall’essere una fuga dal mondo per salvaguardare il proprio benessere, si configura piuttosto come l’unica via del servizio autentico, dell’attenzione vera e disinteressata all’altro, la vera via politica. E anche per questo, ce n’è così tanto bisogno».
Etty non è una santa tradizionale né un’eroina morale, ma una figura-soglia dove l’avventura interiore coincide con l’esperienza e non con un sistema: «È possibile una spiritualità vera e profonda anche senza religione». Nei Diari, cruciale è la scoperta di un centro interiore, dove il nome di Dio viene sottratto a ogni trascendenza lontana e riconsegnato al cuore umano, senza ridurlo a psicologismo o intimismo. Così scrive Etty il 17 settembre 1942: «Io riposo in me stessa e questo “me stessa” io lo chiamo “Dio”. Quando dico che ascolto dentro, in realtà è Dio che ascolta dentro di me. La parte più essenziale e profonda di me che ascolta la parte più essenziale e profonda dell’altro. Dio a Dio». Non più un Dio-ente “fuori”, ma una presenza nel fondo dell’anima: «Siamo noi il cielo di Dio», una non-dualità dove divino e umano non sono due e non sono uno.
Il titolo stesso del libro deriva da una delle frasi più affascinanti dei Diari: «Ora vivo e respiro con la mia anima». La spiritualità diventa così un «fare anima», come direbbe Hillman, una trasformazione vitale. L’interiorità non è un ritrarsi dalla storia, ma la costruzione di una «cella interiore» che permette di abitare il dolore senza esserne distrutti: «Mi ritiro nella preghiera come nella cella di un convento. La concentrazione interna costruisce alti muri». Questo movimento non è magia o irenismo: le tragedie storiche possono ancora colpirci, ma possiamo attraversarle senza perdere la nostra umanità. Etty non nega la sofferenza né la sublima: «Non c’è bisogno di cercarla, la sofferenza, ma là dove si impone, non dobbiamo evitarla». Da qui nasce un’etica concreta, fatta di attenzione, responsabilità e cura per l’altro. Dio è una forza che spinge a restare nel mondo: «Dio è spirito ed è amore», un amore che non ci sottrae al dolore del mondo, ma alla disperazione.
A questa intensa lettura spirituale fa da contrappunto il volume di Judith Koelemeijer, che ricostruisce con rigore e finezza narrativa la vicenda biografica di Etty Hillesum. Qui la protagonista non è solo voce interiore, ma corpo, storia, legami, contraddizioni. Koelemeijer segue Etty nella Amsterdam occupata, nelle relazioni affettive, nel lavoro per il Consiglio Ebraico, fino alla scelta di non sottrarsi alla deportazione. Fin dall’inizio emerge una giovane donna segnata da relazioni laceranti: «Max era tutto», scrive l’autrice, ricostruendo una passione che la portò “a un passo dal crollo”. Etty stessa ammette: «Comincio solo ora a comprendere tutta quella passionalità nella mia relazione con Max», riconoscendo quanto quell’amore irraggiungibile l’avesse spinta a cercare un centro più profondo.
Koelemeijer insiste sul corpo, sul desiderio, sulla fragilità psichica: «Il desiderio era fonte di grande sofferenza per Etty in quel periodo meditò seriamente il suicidio». Non c’è idealizzazione, ma una carne esposta, che rende ancora più sorprendente la successiva maturazione interiore. La forza del libro sta proprio in questa tensione: la mistica non nasce nel vuoto, ma da una vita ferita.
Nel racconto biografico, la scelta di restare con il suo popolo non appare come gesto eroico astratto, ma come esito di un lungo travaglio. Koelemeijer mostra come Etty non si sottragga al reale, ma lo attraversi fino in fondo, trasformando la paura in responsabilità.
In questo intreccio tra voce interiore e racconto storico, Etty Hillesum sfugge a ogni etichetta. Non mistica in senso stretto, non teologa, non martire, ma donna che ha preso sul serio la propria vita interiore fino a farne criterio di verità. Nessuna ideologia o appartenenza può sostituire il «cuore pensante». Come ricorda Panikkar, «la spiritualità contemporanea, o meglio una vita umana piena per l’uomo attuale, non può accontentarsi di imitare modelli antichi. Abbiamo bisogno di una novità molto più radicale». In questo senso Etty diventa tessera fondamentale per un nuovo monachesimo, non istituzionale, ma come dimensione radicale dentro ogni essere umano, che cerca armonia tra presenza, azione e contemplazione, tra cielo e terra, spirito e carne, eros e agape, mistica e politica. Anche dagli atti del Terzo Convegno Internazionale The Lasting Significance of Etty Hillesum’s Writings (Routledge, pagine 500, euro 69,00, a cura di Klaas A. D. Smelik), emerge come la forza dei suoi Diari non risieda solo nella testimonianza storica, ma nella loro capacità di generare senso e trasformazione nel presente.
La voce di Etty, nata nella notte del Novecento, continua a invitarci a restare e diventare umani, anche quando tutto spinge verso indifferenza o paura. Qualcosa di nuovo sta nascendo.

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