Reportage dalla capitale del Libano dove la raffica di esplosioni ha ridotto in macerie l’illusione del cessate il fuoco. Civili travolti e quartieri rasi al suolo dai raid di Israele
Per l'intellettuale libanese, Pierre Abi-Saab, «i raid sono una vendetta. Il primo ministro israeliano ormai campa sui conflitti e a malincuore ha dovuto cedere sull'Iran. La verità è che dalla tregua tra il regime e gli Usa possono nascere nuovi equilibri regionali»
La trasferta del vicepresidente americano JD Vance a Budapest dimostra che la partita magiara per la Casa Bianca è strategica, in una fase complicata. Le accuse a Bruxelles e a Zelensky in nome di una presunta ingerenza straniera sul voto di domenica possono però essere un boomerang. Intanto il rivale del premier, Magyar, è dato in testa nei sondaggi
Mancano le parole per definire l'ultima offensiva di guerra. Così Beirut, senza interessi economici da difendere e con il pesante fardello di Hezbollah che l'ha trascinata nel conflitto, rischia di essere la vittima predestinata della tregua
Il sollievo per essersi fermati a un passo dal baratro non cambia la gravità dei danni causati da questo conflitto assurdo e illegittimo; nella regione del Golfo tutti sono stati sconfitti. Ma lo spazio per una soluzione negoziale non viene mai meno
Trump e Vance, i Paesi del Golfo e Israele, il Qatar e il Pakistan, la Cina e la Russia. Il nuovo ruolo di protagonisti, mediatori e degli artefici della tregua dietro le quinte