“Social freezing”, la Toscana vara la legge nel nome della libertà. Già, ma quale libertà?

di Redazione "è vita"
Dopo la Puglia, un’altra Regione approva un provvedimento per la “preservazione della fertilità”. Nel dibattito in Consiglio molte voci lamentano le difficoltà di diventare madri in una società che comprime i diritti delle donne. Perché allora non intervenire sui veri ostacoli alla maternità?
Google preferred source
September 24, 2026
“Social freezing”, la Toscana vara la legge nel nome della libertà. Già, ma quale libertà?
Foto Ansa
La Regione Toscana si aggiunge alla Puglia approvando le “Disposizioni in materia di preservazioni della fertilità per fini sociali” (il cosiddetto “social freezing”), con 22 voti a favore (Avs, Cr, M5S e Pd), 12 contrari (FdI e FI), un’astenuta (la presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi) e una non partecipante al voto (la consigliera del Movimento 5 Stelle Irene Galletti).
Ad aprire le dichiarazioni di voto sulla proposta di legge la presidente regionale di Fratelli d'Italia, Chiara La Porta, che ha ribadito di non voler certo lasciare le donne a casa – lei stessa per il ruolo che ricopre ne è la dimostrazione – ma anche di non volersi far dettare la linea da seguire né da Avs né da affermazioni di altre consigliere. La Porta ha invitato ad affrontare il problema della denatalità, che è '»atavico e vitale nella nostra nazione e di cui non ha colpa il Governo Meloni. Questa legge non può porre un freno a tale problema», anzi, «con la possibilità di donazione di ovuli, aprite a un mercato nero». Secondo la consigliera «è necessario creare condizioni per l'oggi, senza illudere le donne di poter essere mamme domani».
Diametralmente opposte le dichiarazioni di voto di Lorenzo Falchi (Avs), Andrea Vannucci (Pd) e Federico Eligi (Casa Riformista). Il capogruppo di Avs, invitando a non considerare «pericoloso» qualche diritto in più, ha parlato dell'importanza della legge proprio nel poter offrire «elementi di libertà», senza la presunzione di risolvere o contrastare il fenomeno della denatalità, ma offrendo «una soluzione, in maniera gratuita, per chi si trova in determinate condizioni economiche». Falchi ha concluso dichiarando soddisfazione nel garantire questo «importante segnale, anche se su un argomento del genere la platea poteva essere più ampia».
Replica il capogruppo di Forza Italia, Marco Stella, per il quale si tratta di una «legge sbagliata su quello che non riconosco come un diritto. C'è una grande distinzione: chi non può avere figli viene già aiutato, nessuno è stato lasciato indietro. Altro è chi non vuole avere figli, per condizioni economiche, sociali, territoriali. La scelta di fare un figlio non appartiene alla condizione economica. Ci sono i diritti e ci sono anche i doveri. La legge introduce un privilegio. Stiamo parlando di scelte legittime, ma che non possono essere compiute a spese della collettività».
Per Francesco Casini (Casa riformista) «l'età biologica conta – conclude – e sarebbe sbagliato trasmettere l'idea di posticipare la maternità, per questo è giusto portare avanti un percorso di comunicazione. Il social freezing deve rappresentare un'opportunità in più ma non una soluzione alternativa al percorso che vede la costruzione di una maternità scelta con libertà dalle donne».
«È il diritto all'autodeterminazione – dichiara Iacopo Melio (Pd) - il termine che mi ha spinto a firmare questa proposta proprio per i suoi fini sociali. Condivido il diritto all'informazione: non credo però che questa legge sia positiva ma che abbia un sottofondo negativo perché se una donna è costretta a dover scegliere se lavorare o diventare mamma o se studiare o diventare mamma c'è qualcosa che non funziona. La maternità non è un privilegio o un capriccio. Non si posticipa una genitorialità perché si deve lavorare».
Per Massimiliano Ghimenti (Avs) «è vero che non è una misura per contrastare la denatalità ma negli effetti contribuisce, forse in piccola parte, a ridurla. Rimane però l'amaro in bocca: bisognerebbe avere risorse perché non fosse necessario il provvedimento di social freezing e poter fare una scelta in libertà. Ci vorrebbero altre norme e misure che tutelano questa realtà ma siccome non è così bisogna procedere in questa direzione. Sarebbe giusto che ci fossero le misure che non pongano di fronte a quella scelta e che venisse fatta solo per ragioni della coppia coinvolta nell'avventura di vita comune». Viste tutte queste perplessità sulla effettiva libertà delle donne di diventare madri quando lo desiderano (e certo più agevolmente quando l’orologio biologico offre più chance) non è chiaro perché la legge sia stata approvata: davvero la libertà che si reclama giustamente per le donne passa per la possibilità di congelare gli ovociti per assecondare la pressione degli obblighi professionali e sociali?
Iscriviti alla newsletter settimanale gratuita di “è vita”: clicca qui.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire