Suicidio assistito, i vescovi dell'Emilia-Romagna contro la legge: così la vita di chi soffre diventa “inutile”

Sulla legge appena approvata dalla Regione – terza in Italia dopo Toscana e Sardegna – le Chiese del territorio dicono a chiare lettere che aiutare a far morire «non è la risposta alla malattia e alla sofferenza. Se le cure palliative fossero assicurate a tutti garantirebbero il sollievo»
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July 25, 2026
Suicidio assistito, i vescovi dell'Emilia-Romagna contro la legge: così la vita di chi soffre diventa “inutile”
«Procurare la morte, in forma diretta o tramite il suicidio medicalmente assistito, contrasta radicalmente con il valore della persona, con le finalità dello Stato e con la stessa professione medica». Lo ribadiscono con forza, ripetendo le parole che già avevano utilizzato due anni fa, i vescovi della Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna (Ceer), guidati dal vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, monsignor Giacomo Morandi, nella dichiarazione, diffusa dall’Ufficio comunicazioni sociali della Ceer, in merito all’approvazione della legge regionale sul suicidio medicalmente assistito (Sma). Una legge approvata il 23 luglio e il cui obiettivo dichiarato è regolamentare l’accesso al suicidio medicalmente assistito per i pazienti con malattie irreversibili e sofferenze ritenute intollerabili, impegnandosi a garantire equità di accesso e tempi compatibili con le condizioni fisiche dei richiedenti. Le attività connesse all’espletamento del suicidio assistito saranno svolte solo da personale su base volontaria.
«Già il 29 febbraio del 2024 – ricordano i vescovi dell’Emilia-Romagna – avevamo espresso la nostra grave preoccupazione per la proposta della Regione che, attraverso un decreto amministrativo, intendeva introdurre il Sma. La proposta è diventata progetto di legge ora approvato dall’Assemblea regionale. In questo contesto vogliamo ribadire ciò che affermammo in quella nota: “Il valore della vita umana si impone da sé in ogni sua fase, specialmente nella fragilità della vecchiaia e della malattia. Proprio lì la società è chiamata ad esprimersi al meglio, nel curare, nel sostenere le famiglie e chi è prossimo ai malati, nell’operare scelte di politiche sanitarie che salvaguardino le persone fragili e indifese, e attuando quanto già è normato circa le cure palliative”». «Il progetto di legge approvato ora – proseguono i presuli nella nota all’indomani del varo della legge –, pur riconoscendo la possibilità di un’obiezione di coscienza degli operatori sanitari, che dovrebbe essere estesa anche ai farmacisti, e l’importanza delle cure palliative – che in realtà dovrebbero essere una pre-condizione e non una semplice informazione data al paziente –, non è la risposta al vero problema che la malattia e la sofferenza pongono all’essere umano. Al contrario, in questi momenti la persona ha bisogno di essere accompagnata e sostenuta da coloro che sappiano condividere questa fase della vita e anche da quelle cure palliative che, se fossero assicurate a tutti, garantirebbero sollievo e sostenibilità nella malattia e nel dolore».
Poi l’espressione forse più forte: «La legge regionale apre, inoltre, la strada a prevedibili allargamenti e favorisce una cultura della “inutilità” della vita della persona sofferente e gravemente inabile. Il principio di autodeterminazione reso assoluto finisce per snaturare l’esistenza in una dimensione privata, isolata, che rinnega il valore della vita come bene comune da difendere e custodire insieme». I vescovi della Ceer esprimono «vicinanza, amore e preghiera» per «le persone in condizioni di fragilità, per tutti coloro, e i familiari, che stanno soffrendo per le drammatiche condizioni di salute». C’è poi anche un richiamo a quanto affermato da «i nostri confratelli vescovi della Regione Toscana» un anno e mezzo fa quando fu approvata a Firenze la prima legge regionale in Italia sull’assistenza medica al suicidio (votata l’11 febbraio 2025, data che la Chiesa dedica alla Giornata mondiale del Malato: una coincidenza certo casuale ma che impressiona): con le loro parole i vescovi emiliano-romagnoli ribadiscono che «la vita umana è un valore assoluto, tutelato anche dalla Costituzione: non c’è un “diritto di morire” ma il diritto di essere curati e il Sistema sanitario esiste per migliorare le condizioni della vita e non per dare la morte». La nota Ceer nota infine una coincidenza che colpisce, e che fa il paio con quella del voto in Toscana: «Non possiamo non notare che la legge regionale è stata approvata il giorno della festa del Patrono della nostra regione, sant’Apollinare, che ha dato la vita per la fede e per il popolo emiliano-romagnolo. Mentre celebriamo la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, affidiamo a lui la fatica di vivere e la volontà di costruire un mondo in cui nessuno sia messo nelle condizioni di chiedere di interrompere la propria vita».

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