«Gravi violazioni dai medici anti-vaccini. Reintegrarli? Basta aspettare»
Il presidente degli Ordini dei medici italiani Filippo Anelli fermo sui colleghi che durante la pandemia contestarono la strategia vaccinale per fermare il virus: no alla riammissione per legge. Ma per la chiusura del caso indica altre strade

«Si tratta di poche persone ma, se sono stati radiati, non bastava non essere vaccinati. Si tratta della sanzione più pesante, e viene applicata in presenza di gravissime violazioni del Codice deontologico». Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), è stato il primo a eccepire sull’opportunità dell’emendamento che renderebbe possibile la reiscrizione negli albi professionali di quei medici che ne erano stati cancellati durante l’epoca della pandemia. «Oltre tutto – sottolinea – già ora è possibile chiedere la reiscrizione all’Ordine, trascorsi cinque anni dalla radiazione. E attualmente i medici radiati sono in attesa che si discutano i loro ricorsi presso la Commissione centrale degli esercenti le professioni sanitarie (Cceps)».
Perché trova sbagliata la proposta di riammettere i medici radiati “per fatti non dolosi”?
Innanzitutto va chiarito che non si tratta semplicemente di medici non vaccinati. Questi erano stati sospesi dall’esercizio della professione in conseguenza di una disposizione di legge che prevedeva come requisito per fare il medico quello di essere vaccinato contro il Covid-19. E alla fine del 2022 quelle sospensioni sono decadute. Qui si tratta di persone che hanno violato in maniera importante articoli del Codice deontologico, e non per opinioni personali. Devono aver messo in difficoltà l’assistenza, o avere invitato pubblicamente a non vaccinarsi, o fatto certificazioni non corrette. Si tratta comunque di non molte persone, il numero non dovrebbe superare la trentina.
Perché non ci sono dati più precisi?
Perché non sono dati di dominio pubblico: il singolo medico viene convocato dalla commissione disciplinare del proprio Ordine provinciale di appartenenza, quindi non da una singola figura. Se viene riconosciuto responsabile di gravi mancanze contro il Codice deontologico, e in genere non la violazione di un solo articolo, può essergli comminata la radiazione. A questo punto però, il professionista può ancora fare ricorso (e lo fa) presso la Commissione centrale degli esercenti le professioni sanitarie (Cceps). Ci sono rappresentanti degli Ordini, ma è presieduta da un magistrato ed è un organismo del Ministero della Salute. Solo dopo che la Cceps conferma la radiazione questa diventa effettiva. Ma poiché la Cceps è stata ricostituita lo scorso anno credo che siano veramente pochi i procedimenti giunti a conclusione. Delle altre professioni sanitarie, credo che i radiati siano una quindicina di infermieri e una ventina di quelli di tutti gli altri Ordini: tecnici sanitari, logopedisti, educatori, podologi, massofisioterapisti, ortottisti, eccetera.
La maggior parte delle reazioni dei medici è stata negativa, ma qualcuno ha detto che è ora di voltare pagina. Condivide?
Qui si tratta di sanzioni conseguenti a violazioni del Codice deontologico. Vengono esaminate collegialmente e c’è possibilità di appello. Non mi pare corretto intervenire con una legge su una sentenza passata in giudicato. In più va ricordato che, trascorsi cinque anni dalla radiazione, il medico può chiedere di essere riammesso nell’Ordine, ovviamente previo un esame della sua condotta professionale. Quindi il reintegro è già previsto dalle norme, analizzando i casi singolarmente: non capisco perché si voglia accelerare, con un provvedimento generalizzato. Aggiungo, a scanso di equivoci, che la Fnomceo in quanto tale non c’entra nulla: si passa dall’Ordine provinciale alla Cceps.
C’è bisogno di una riappacificazione sulle questioni legate al Covid-19?
Credo che quella stagione sia ormai chiusa. La professione medica è l’espressione di una promessa fatta ai cittadini di non abbandonarli. E, come tutti sanno, abbiamo pagato un prezzo molto alto in termini di vite umane perse. Siamo sempre disponibili a riflettere su quel periodo storico difficile: nella prima fase nessuno aveva risposte scientifiche esatte, non si sapeva quali farmaci usare, ma i medici sono i primi ad avere fatto il vaccino, anche quando c’erano pochi dati. Ed è innegabile che la mortalità dei medici si è quasi azzerata da quando sono iniziate le vaccinazioni. Ostacolarle cozza con i nostri principi deontologici.
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