Covid e vaccini: ma i medici radiati vanno reintegrati?
Ordini professionali contrari, politica divisa: fa discutere il provvedimento proposto dal Governo e per ora congelato che riammetterebbe nell’albo i camici bianchi che ne furono esclusi d’autorità per essersi opposti alla campagna vaccinale durante la pandemia. Come stanno le cose

La pandemia da Covid-19 continua a dividere gli animi. Non solo i lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria procedono tra accuse e polemiche, ma è bastato che – in un provvedimento legislativo in corso di esame alla commissione Affari sociali della Camera – venisse approvato un emendamento che permette la reiscrizione agli albi professionali al personale sanitario radiato dai rispettivi Ordini professionali per scatenare nei giorni scorsi un profluvio di reazioni, perlopiù indignate. Il provvedimento è il disegno di legge di iniziativa governativa (primo proponente il ministro della Salute Orazio Schillaci) destinato ad affidare una delega al governo «in materia di professioni sanitarie e disposizione relative alla responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie» (atto C. 2700). L’emendamento, a firma di Alice Buonguerrieri (FdI), è stato presentato e approvato durante l’esame del ddl nella XII Commissione Affari sociali, dai parlamentari di maggioranza e con il parere favorevole del sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato.
Il testo dell’emendamento prevede che il personale sanitario radiato dall’Albo «per fatti non dolosi» commessi nel periodo in cui era in vigore il cosiddetto “scudo penale” (art. 3-bis del decreto legge 1° aprile 2021 n. 44, convertito con modificazioni dalle legge 76/2021) – che copriva l’omicidio colposo (art. 589 del Codice penale) e le lesioni personali colpose (art. 590) commessi nell’esercizio di una professione sanitaria e che «trovano causa nella situazione di emergenza», e punibili solo in caso di colpa grave – possa chiedere la reiscrizione all’albo professionale, purché non colpito da condanna penale (in questo caso serve la riabilitazione) ed entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge.
Per valutare il grado della colpa la legge 76/2021 prevedeva che il giudice dovesse tenere conto, per escluderne la gravità, della limitatezza delle conoscenze scientifiche sulle terapie appropriate per le patologie da Sars-Cov-2, della scarsità delle risorse umane e materiali disponibili in rapporto al numero di malati, e del minor grado di esperienza possedute da personale non specializzato durante l’emergenza: è noto infatti che nelle fasi più acute della diffusione del Covid-19 furono chiamati a prestare cure a questi malati anche medici non specializzati in malattie infettive o dell’apparato respiratorio. La reiscrizione non prevederebbe alcuna forma di risarcimento o indennizzo per il periodo in cui è stata in vigore la radiazione.
Le reazioni all’emendamento Buonguerrieri – durante la discussione in Commissione Affari sociali – sono state perlopiù di riprovazione da parte dagli esponenti politici di opposizione, che lo hanno valutato estraneo al progetto di legge in esame (Andrea Quartini, M5s) e ne hanno contestato il carattere di “sanatoria” (Marco Furfaro, Pd) o di “colpo di spugna” (Ilenia Malavasi, Pd) verso professionisti sanitari che non si sono attenuti alle prescrizioni ritenute efficaci dalla comunità scientifica internazionale. Oltre a sostenere che l’emendamento costituirebbe un precedente pericoloso (Luana Zanella, Avs), altri hanno osservato che rischia di legittimare quanti hanno aderito a tesi prive di fondamento scientifico (Paolo Ciani, Pd).
Dopo la sua approvazione in Commissione, è cresciuta la protesta. Di «vergogna senza precedenti» hanno parlato in una nota congiunta i gruppi di Pd, M5s, Avs, Iv, Azione e +Europa. E Ileana Malavasi (Pd) si è spinta a chiedere «un’informativa urgente al ministro della Salute, Orazio Schillaci». Anche esponenti di centrodestra, come il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, e il suo assessore al Welfare, Guido Bertolaso, hanno chiesto di ritirare l’emendamento.
Opposte le reazioni di parlamentari di maggioranza. Di «un atto di giustizia fondamentale» ha parlato Maddalena Morgante (FdI): «Finalmente chiudiamo una delle pagine più buie della gestione pandemica, segnata da un’ideologia punitiva che ha preferito la discriminazione al buonsenso». Per Gaetana Russo (FdI) si tratta di restituire «dignità a tutti quei medici e a quegli infermieri che la sinistra ha lasciato senza lavoro, per effetto di scelte ideologiche e punitive», mentre Alice Buonguerrieri accusava la sinistra di non riuscire «ad abbandonare la vergognosa campagna di odio che aveva imbastito in quel periodo».
Nel mondo medico, tra i primi a lamentarsi dell’emendamento è stato il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, che l’ha definito una «delegittimazione del ruolo degli Ordini professionali», ma si sono pronunciati negativamente anche alcuni Ordini provinciali (Torino, Firenze, Padova). Gli anestesisti della Siaarti hanno detto che i medici radiati hanno diffuso informazioni false sui vaccini e terapie prive di fondamento scientifico: «Non semplici opinioni personali, ma condotte valutate dagli organi professionali competenti e ritenute incompatibili con i doveri scientifici, deontologici e professionali del medico». I medici internisti della Simi hanno biasimato il rientro di «professionisti che hanno pubblicamente assunto posizioni in contrasto con le evidenze scientifiche consolidate e con le raccomandazioni formulate dalle principali istituzioni scientifiche nazionali e internazionali». E in una nota la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) lamenta che indebolendo il ruolo di enti sussidiari dello Stato affidato agli Ordini professionali il Parlamento aprirebbe «una frattura istituzionale che non giova a nessuno, men che meno alla salute dei cittadini».
Analoghe critiche hanno espresso esperti noti durante la pandemia come l’infettivologo Matteo Bassetti, l’epidemiologo Pierluigi Lopalco, l’igienista Walter Ricciardi. In controtendenza l’ex direttrice del laboratorio di Microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’Ospedale Sacco di Milano, Maria Rita Gismondo: «Trovo indegno che si sollevi un tale polverone per un provvedimento sensato e dovuto, mentre è calato il silenzio sulle gravi dichiarazioni di chi avrebbe dovuto informare sull’assenza di sperimentazione (dei vaccini, ndr) in donne gravide e bambini, sugli effetti collaterali e sulla non efficacia. Che si faccia giustizia». Infine, sul sito Change.org un gruppo di 67 medici (primo firmatario l’anestesista Giuseppe Gristina) ha lanciato una petizione online aperta a tutti i cittadini per chiedere di ritirare l’emendamento o respingerlo nelle fasi dell’iter parlamentare del disegno di legge.
Intanto il ddl è uscito dall’ordine del giorno dei lavori in Commissione della prossima settimana: la maggioranza frena e prende tempo, visto il clima.
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