Il figlio è “difettoso”. E la coppia gay chiede il risarcimento alla madre surrogata
In Canada i due uomini volevano che abortisse dopo la diagnosi di labbro leporino, ma la donna si è rifiutata. Ora dicono di non essere stati informati della salute del bimbo, e di aver subito un forte stress emotivo. Un altro esempio delle ferite alla dignità delle persone causate dalla “gestazione per altri”

In Canada una coppia di uomini ha avviato una causa contro la madre surrogata del bambino che le avevano commissionato, accusando la donna di non aver rispettato le clausole del contratto e chiedendole un risarcimento che si aggirerebbe intorno ai 600mila dollari. I rapporti tra la coppia committente e la madre del bimbo si erano incrinati quando la scoperta di anomalie curabili del feto (labbro leporino e una possibile malformazione cardiaca) aveva spinto i due a chiederle di interrompere la gravidanza. La donna si era opposta e il bambino, nato nell’autunno 2024, è stato comunque consegnato ai due uomini.
Nel maggio scorso però, alla Corte superiore dello Stato dell’Ontario è stata avviata la causa contro la donna con le accuse di non aver tenuto informati i committenti circa la salute del bambino, di averne messo in pericolo la salute optando per il parto in casa e di avere provocato ai due uomini un forte stress emotivo. Della vicenda danno conto alcuni siti americani (i canadesi The Globe and Mail e National Post, gli statunitensi New York Post e Christian Broadcasting Network).
La madre surrogata abita nello Stato canadese dell’Ontario, lavora come agente penitenziaria e vive sola con una figlia. Dopo aver deciso di prestarsi alla gestazione per altri, si è iscritta al sito Surrogacy in Canada, ricevendo – a suo dire – decine di richieste, tra le quali ha scelto quella dei due uomini. La fecondazione sarebbe avvenuta con l’ovulo di una donatrice e il seme di entrambi gli uomini. Nel giugno 2024, alla 22esima settimana di gestazione, l’ecografia rivelò che il bambino presentava il labbro leporino, un possibile difetto palatale e forse una lieve anomalia cardiaca. I due uomini le chiesero quindi di interrompere la gravidanza, ma la donna – che si trovava all’estero – rifiutò perché si trattava solo di lievi difetti, che oggi è possibile correggere chirurgicamente. Peraltro successivi esami avrebbero rivelato che i temuti problemi cardiaci erano assenti.
Un’altra controversia si è presentata al momento del parto, che la donna ha voluto fare in casa, mentre la coppia committente preferiva l’ospedale pensando ai maggiori rischi per il nascituro. Al parto il bimbo ha avuto bisogno di ossigeno ed è stato portato in ospedale, ma senza ulteriori problemi, per essere poi consegnato come da contratto alla coppia committente, che però ha fatto perdere le sue tracce. La donna si è rivolta alla giustizia per essere rimborsata dei 10mila dollari di spese sostenute durante la gravidanza, ma la coppia nel maggio scorso ha replicato con la causa di risarcimento, avviata presso la Corte dell’Ontario, a motivo di presunte inadempienze contrattuali nel tenere informati i committenti dello stato di salute del feto, un fatto che avrebbero comportato forte stress emotivo nei due uomini, impedendo a uno di loro di lavorare per oltre un anno. Accuse respinte dalla madre surrogata, che si dice «devastata».
Anche se nell’azione giudiziaria non si fa riferimento alla precedente richiesta di aborto, la titolare di Surrogacy in Canada, Sally Rhoads-Heinrich, è convinta che da quel rifiuto si sarebbe originata la frattura tra committenti e mamma in affitto che ha portato alla causa civile. È stata la stessa madre surrogata a rivelare che la richiesta di danni si aggirerebbe intorno ai 600mila dollari, mentre l’avvocato della coppia di uomini, Jonathan Lancaster, si è rifiutato di fornire commenti sulla vicenda. «Sapete che sono una madre single, sapete che ho una figlia – ha dichiarato la donna al National Post – , e in pratica mi state facendo causa per la mia casa. È una cosa davvero meschina, è semplicemente orribile. Mi sento usata... Non hanno avuto il figlio perfetto che desideravano e mi hanno abbandonata».
Rhoads-Heinrich si interroga su cosa penserà il figlio quando scoprirà che i due uomini hanno fatto causa a sua madre e lamenta la scarsa tutela di cui godono le donne che si prestano a fungere da madri surrogate in Canada, dove possono richiedere solo un rimborso di spese documentate, mentre in altri Paesi possono ottenere migliori retribuzioni. Ma trasformare il figlio in un oggetto di compravendita non può che comportare ferite alla dignità delle persone.
Va al centro dei problemi che fanno della “gestazione per altri” una pratica da vietare nel mondo (come ha stabilito la legge italiana) il commento della bioeticista Juliet Guichon, dell'Università di Calgary), che si domanda se davvero siamo convinti che sia «nel miglior interesse del bambino essere cresciuto da queste persone».
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