Leadership e collaborazione, verso
una cultura della cura

Il Guatemala ha ospitato un incontro incentrato su una questione urgente per la vita religiosa, cioè, come costruire comunità in cui prendersi cura, proteggere e ascoltare non siano solo principi, ma pratiche concrete
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September 22, 2026
Il Guatemala ha ospitato un incontro incentrato su una questione urgente per la vita religiosa, cioè, come costruire comunità in cui prendersi cura, proteggere e ascoltare non siano solo principi, ma pratiche concrete. A Città del Guatemala, rappresentanti di sette paesi hanno partecipato al seminario della CLAR dal titolo «Leadership e collaborazione al servizio della prevenzione». Dal 18-20 settembre, sono state tre giornate di riflessione, formazione ed esperienze volte a trasformare i modi di esercitare l’autorità e a rafforzare una cultura della cura. Fin dall’inizio, l’incontro ha invitato a guardare la realtà con occhi nuovi. L’esperienza di Nicodemo e la chiamata di Gesù a «rinascere» hanno delineato l’orizzonte di una conversione che coinvolge sia le persone che le istituzioni. La proposta è stata quella di rivedere quelle forme di esercizio del potere che possono generare dipendenza, silenzio o vulnerabilità e aprire la strada a una leadership basata sul servizio, sull’ascolto e sulla corresponsabilità. Si è ribadito che la prevenzione deve occupare un posto centrale. Piuttosto che aspettare che si verifichi il danno, essa implica anticipare gli eventi, riconoscere i fattori di rischio e rafforzare gli ambienti protettivi. In tal modo, parlare di potere e di relazioni asimmetriche ha permesso di identificare situazioni che possono favorire abusi di potere, di coscienza o spirituali. Di fronte a ciò, è stata sottolineata la necessità di potenziare la formazione, disporre di protocolli chiari, predisporre canali sicuri per le segnalazioni e promuovere la trasparenza e la responsabilità. La sfida implica anche trasformare le culture istituzionali, passando dal silenzio alla parola, dalla distanza alla vicinanza e dall’indifferenza all’ascolto. Creare spazi in cui le persone possano esprimere ciò che vivono, chiedere aiuto e ricevere sostegno è fondamentale per prevenire e rispondere a possibili situazioni di abuso. Questa formazione si è svolta, inoltre, attraverso l’arte e elementi che abbracciano altre prospettive. La metodologia delle «geografie comunitarie» ha facilitato il trasferimento di queste domande alla realtà concreta. Attraverso mappe simboliche, i partecipanti hanno identificato spazi, relazioni e pratiche che favoriscono la cura o che possono generare rischi. L’esperienza ha aiutato a riconoscere chi decide, chi ascolta, dove esistono silenzi e quali meccanismi devono essere rafforzati.
Il lavoro con l’argilla ha permesso di riconoscere la vita come un processo aperto alla conversione. Attraverso il “sentire-pensare”, i doni, i carismi e i ministeri sono stati accolti come doni al servizio del bene comune, mentre il kintsugi ha ricordato che le ferite possono essere riparate con tempo, pazienza e cura. L’esperienza della trama ha sottolineato che ogni azione – tendere, allentare, sostenere o lasciare spazio – si ripercuote sull’insieme. Queste immagini hanno rivelato che la costruzione di ambienti sicuri è una responsabilità condivisa e che la cultura della cura implica riconoscere le fragilità e creare le condizioni per accompagnarle. Dal punto di vista teologico, la parabola del Buon Samaritano ha portato a intendere la cura come una responsabilità concreta: avvicinarsi, riconoscere la dignità di chi è ferito e agire. In questa prospettiva, la leadership è stata intesa come servizio e protezione, il che implica accompagnare, formare, stabilire dei limiti e garantire risposte adeguate. La spiritualità ha accompagnato questo percorso attraverso l’armonizzazione con i territori e con la pedagogia di Emmaus, che invita ad accompagnare attraverso l’ascolto, la vicinanza e linguaggi diversi. L’incontro si è concluso con un percorso concreto per rafforzare la cultura della cura; mappare per riconoscere, pianificare per trasformare e dare seguito per sostenere. All’insegna della corresponsabilità e della leadership, è stata sottolineata l’importanza dell’ascolto, della formazione, della trasparenza e dei processi con responsabili e monitoraggio. Così, prendersi cura della vita va oltre le norme e i protocolli e diventa una pratica quotidiana che tutela la dignità, ascolta la parola e apre spazi sicuri per ogni persona. La prevenzione è una forma di amore istituzionale che si prende cura prima che il danno si verifichi.

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