L’avamposto missionario di Macao "vede" il futuro cristiano dell’Asia
La prima diocesi stabile della Chiesa cattolica nel continente asiatico sta ricordando i 450 anni con l’arrivo dei portoghesi. E riflette sulle esigenze dell’evangelizzazione “sfidata” dall’IA nella terra della spiritualità

La diocesi di Macao ha celebrato solennemente sabato 31 ottobre i 450 anni dalla sua fondazione con una solenne liturgia eucaristica presieduta dal cardinale Luis Antonio Tagle, pro-prefetto del dicastero vaticano per l’Evangelizzazione. Si tratta di un anniversario molto importante per i cristiani dell’Asia: quella che nel 1576 papa Gregorio XIII creò in questo angolo della Cina è infatti la più antica loro diocesi istituita nell’era moderna, dopo le due create nel XIV secolo dai francescani a Pechino e nel Fujian ai tempi della dinastia Yuan, che durarono però solo pochi anni.
A metà del XVI secolo, invece, con l’arrivo dei portoghesi, Macao divenne il fulcro dell’evangelizzazione in Oriente. I gesuiti vi si stabilirono già nel 1565 aprendo un loro Collegio: lo stesso padre Matteo Ricci studiò qui il cinese nel 1582, prima di partire l’anno successivo per l’interno della Cina. «Innumerevoli sacerdoti diocesani, missionari provenienti da varie terre e membri di ordini e congregazioni religiose maschili e femminili e di società di vita apostolica, usarono Macao come base per seminare i semi del Vangelo nella Cina continentale, in Giappone, in Corea e in tutto il Sud-Est asiatico, inclusi Singapore, Malacca e Timor-Est», ricordava il vescovo di Macao monsignor Stephen Lee Bun-sang in una lettera inviata ai fedeli lo scorso 6 gennaio in cui presentava le iniziative del Giubileo locale indetto per la ricorrenza.
Ed è dentro a questo contesto che ha assunto un significato particolare un’iniziativa che la Fabc, la Federazione delle Conferenze episcopali dell’Asia, ha voluto tenere a Macao proprio in questi giorni. L’Ufficio per le Comunicazioni sociali ha chiamato a raccolta vescovi, religiosi e operatori pastorali da tutto il continente per riflettere insieme sul tema: “Magnifica humanitas e le vie sinodali dell’evangelizzazione in Asia: comunicare Cristo nell’era dell’intelligenza artificiale”.
Il legame tra la storia missionaria di Macao e l’enciclica di papa Leone XIV non è forzato: come hanno spiegato i partecipanti nel testo che hanno diffuso al termine dei lavori, «questo luogo così importante offre il punto di osservazione ideale affinché la Chiesa in Asia rinnovi il suo impegno missionario. Da queste storiche sponde ci rivolgiamo al “mondo digitale” rinnovando il nostro impegno a comunicare Cristo tra le opportunità e le sfide dell’intelligenza artificiale».
L’Asia è una frontiera estremamente significativa in questo campo: si stima che rappresenti i due terzi dei sei miliardi di utenti online a livello globale. Ma è anche un luogo che conosce in presa diretta tanti lati oscuri di questa rivoluzione, dal traffico di esseri umani nei complessi dove si organizzano le truffe informatiche alla distruzione ambientale che porta con sé la corsa a microchip e data center.
Nella loro risposta le Chiese dell’Asia non demonizzano affatto l’intelligenza artificiale, ma al tempo stesso chiedono di salvaguardare dalla schiavitù degli algoritmi la ricca eredità contemplativa di meditazione, silenzio interiore e profonda spiritualità che fa parte del dna di questo continente.
«Dietro ogni schermo, c’è un volto – è il messaggio missionario che le Chiese dell’Asia lanciano, 450 anni dopo, ancora da Macao –. Le macchine possono trasportare le parole in tutto il mondo più velocemente che mai, ma solo le persone possono portare una presenza autentica, e solo una comunità può offrire il Pane di vita. Possa la Chiesa in Asia parlare il linguaggio di questa era digitale con speranza, sapienza, coraggio e gioia, costruendo una “civiltà dell’amore” dove la tecnologia serve la dignità umana e il bene comune».
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