Cacciari sul Nove svela Kraus e il pacifismo illuminato
Il filosofo rilegge Karl Kraus per raccontare la guerra come paura, propaganda e perdita dell’umano
Un’operazione televisiva non facile, coraggiosa, ma alla fine efficace e pertanto apprezzabile ben oltre l’indiscutibile interesse per il tema: il dramma della guerra.
Una riflessione senza sconti proposta in prima serata da Nove, sabato 13 giugno, con lo speciale Massimo Cacciari racconta Gli ultimi giorni dell’umanità, un appuntamento (recuperabile in streaming su nove.tv e discovery+) del ciclo dedicato alla storia recente raccontata da grandi autori del panorama culturale italiano.
«Tutti oggi parlano di guerra e tutti oggi hanno paura», esordisce Cacciari in questa inedita lectio magistralis arricchita da letture sceniche di Massimo Venturiello e Paola De Crescenzo, che si intrecciano a suggestive animazioni realizzate con l’intelligenza artificiale, in un’appropriata ambientazione, grigia e scarna, una sorta di hangar tra bidoni, taniche, scaffali metallici, faldoni e carte sparse. «Della guerra bisogna giustamente avere paura – aggiunge Cacciari –, anche perché la paura non vuol dire fuggire i problemi, vuol dire affrontarli». E il filosofo, ex sindaco di Venezia, li affronta con la rilettura del capolavoro del 1922 di Karl Kraus (18741936), Gli ultimi giorni dell’umanità, appunto, il monumentale testo pacifista sulla prima guerra mondiale del giornalista, commediografo e autore satirico austriaco («troppo poco noto in Italia»). Cacciari, attraverso una serie di riflessioni storiche e filosofiche, ma anche con colloqui diretti con Kraus nell’interpretazione attoriale, fa emergere la sorprendente attualità del pensiero dello scrittore mitteleuropeo alla luce della conflittualità del presente e nel rapporto con gli altri «profeti del XIX secolo», a partire da Benedetto XV, di cui Kraus cita l’esortazione
apostolica che «fa onore alla Chiesa cattolica» e di contro lo scritto di un giornalista dell’epoca che Cacciari definisce «anticristico». Un certo tipo di giornalismo, che in guerra diventa strumento di falsificazione, è infatti uno dei bersagli della satira di Kraus, che punta il dito, oltre che sui giornalisti cinici, sugli ufficiali ottusi, sui profittatori di guerra e sui cittadini comuni anestetizzati dalla propaganda. Un’opera, quella dello scrittore austriaco, che nell’analisi di Cacciari (che ha scritto il programma con Sandro Parenzo e il regista Ranuccio Sodi) viene contestualizzata in un più ampio processo critico iniziato nel secolo precedente con le elaborazioni di Nietzsche e di Dostoevskij a cui lo speciale di Nove dedica, come a Benedetto XV, delle schede didascaliche e delle letture di testi per creare un dialogo narrativo e visivo con le tensioni, le paure e i rischi che il mondo sta vivendo nel presente.
I precari rapporti internazionali, la corruzione del linguaggio e la progressiva disumanizzazione dei conflitti, tutti temi cari a Kraus, assumono oggi un significato profondamente allarmante.
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