venerdì 6 settembre 2013
Mi vive accanto Lola, una cagnetta trovata abbandonata ormai tanti anni fa. Quando era da poco con me, ancora tesa e inquieta, ricordo di aver provato a tranquillizzarla con la voce, ma siccome sono stonatissima e non era quindi il caso di cantare, le recitavo delle ninne nanne come ai bambini: stella, stellina... Poi, visto che funzionava, sono passata a recitarle L'Infinito di Leopardi e Alla Sera di Foscolo. Le riconosce ancora e scodinzola piano. Esiste con gli animali, come con i bambini, una comunicazione particolare attraverso la poesia e la voce. Ricordo, quando ero bambina, un'amica che in montagna leggeva Catullo in latino al vitellino appena nato nella stalla. C'è in questo recitare versi agli animali e ai bambini piccolissimi uno spazio di silenzio che si afferma. Il verso trova la sua strada in questo silenzio, ed impone il tempo della quiete, della ninna nanna. Dapprima lo sguardo dei bambini e degli animali si fa attento, poi il loro respiro si acqueta e la tua voce, come quella di Orfeo che placava le fiere, dona pace e riposo. Perché agli animali e ai neonati? Forse perché hanno in comune l'assoluta fiducia in quella voce che li placa. Una fiducia commovente, che i bambini poi perdono crescendo e che gli animali non perdono mai.
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