venerdì 17 novembre 2023
La filosofa Simone Weil ricorda come nella prima leggenda del Santo Graal si affermi che il Graal, quella «pietra miracolosa che in virtù dell’ostia consacrata sazia ogni fame», apparterrà a chi, avvicinandosi a colui che custodisce la pietra, gli domanderà: «Qual è il tuo tormento?». Secondo Simone Weil, il pieno compimento dell’amore del prossimo si concretizza solo quando abbiamo la capacità, la sapienza spirituale e la compassione necessarie per fare all’altro questa domanda. Non è infatti sufficiente inquadrare la sventura in una categoria sociale, e neppure spiegarla a partire da circostanze meramente esteriori. Se vogliamo avvicinarci a un cuore, dobbiamo domandargli: «Qual è il tuo tormento?». Per fare questo, è indispensabile l’arte di posare sugli altri «un certo sguardo», che si ottiene solo quando accettiamo di svuotarci di noi stessi, di prendere le distanze dai nostri schemi e giudizi, di relativizzare i nostri interessi, per guardare all’inconfondibile verità di ciascuno «nel suo vero aspetto». Urtarsi gli uni gli altri è cosa ben più frequente che non prestare all’altro un’attenzione di questa qualità. E qui, le parole di Simone Weil hanno una durezza che lascia pensosi. Dice: «La capacità di prestare attenzione a uno sventurato è cosa rarissima, difficilissima; è quasi un miracolo, è un miracolo». © riproduzione riservata
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