venerdì 27 ottobre 2017
Il 2018 è alle porte e si annunciano già i controversi bilanci e le cerimoniali esibizioni a proposito del fatidico, lontanissimo Sessantotto, un fenomeno internazionale su cui è difficilissimo essere obiettivi e dire l'ultima parola. Comunque, se un'ultima parola (che forse è la prima) può essere ripetuta, credo che sia questa: il Sessantotto con il suo prima (inizio anni 60) e il suo dopo (inizio anni 80) ha segnato precocemente la fine del XX secolo, epoca di rivoluzioni vere, presunte o false, culturali, scientifiche, artistiche, politiche, sociali. Mito della tecnica dello sviluppo industriale, autodistruzione anarchica dell'arte, guerre totali, rivoluzione bolscevica e rivoluzioni reazionarie, società di massa e totalitarismi, fisica atomica e psicologia del profondo: il tutto attraverso la gestione dell'industria culturale e dei mass media, che producono icone, feticci e star di uno spettacolo ininterrotto. Un secolo di limiti infranti, barriere superate, tragici estremismi e provocazioni fatue: nella convinzione che progredire è il primo comandamento ma che il progresso graduale è noioso, borghese, ipocrita e che «per fare coerentemente sul serio» è necessario interrompere in piccole e grandi distruzioni liberatorie ogni continuità con il passato. Ho trovato in edicola il numero di ottobre del mensile “Millennium”, titolo: “Sessantotto” e copertina ovviamente rossa su cui campeggia il pugno chiuso operaio e comunista. Nel suo editoriale, Peter Gomez dice che lui non c'era, non ne sa niente, era bambino. Ma ha conosciuto le conseguenze, cioè il 1977-78, fra “gambizzazione” di Indro Montanelli e assassinio di Aldo Moro. Non sapendone niente usa formule tuttofare: un Sessantotto “radical chic” e “salotti buoni della rivoluzione”. Il grande errore fu allora nell'uso della parola rivoluzione e nel voler essere sempre “più a sinistra” di ogni altro, cosa che alla fine portò al terrorismo. Succede in tutti i movimenti di massa che ci siano in giro una maggioranza di furbastri e di imbecilli. Ma se poi ci sono di mezzo la pubblicità, la spettacolarizzazione e il diventare famosi grazie a un megafono e a una bella foto, allora le cose peggiorano. Non va tuttavia dimenticato che l'imperialismo americano esisteva e usava tutte le sue armi distruttive per sottrarre il Vietnam alla Cina e all'Unione Sovietica. Che le università non funzionavano o producevano conformismo (ma oggi è peggio!). Che le classi lavoratrici non erano ancora diventate Ceto Medio universale. Si ribellavano simultaneamente agli studenti. Per avere di più, non per fare una rivoluzione che nessuno veramente voleva né immaginava.
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