mercoledì 15 gennaio 2003
Il mondo a me pare straordinariamente pesante con quei personaggi sostenuti, petulanti, stravaccati, saldati ai loro desideri, alle loro passioni, alle loro opinioni, alle loro spiegazioni" Pesanti, perenni, striscianti, tali mi appaiono gli esseri, abbrutiti, penosi per tenace lentezza. Pesanti. In definitiva, non riesco a classificare gli uomini e le donne se non dal peso. C'è una "pesantezza" materiale che si misura in quintali e tonnellate e ad essa si oppone la leggerezza della piuma o della pula portata via dal vento. C'è, però, un'altra "pesantezza" di taglio qualitativo che si oppone alla libertà dello spirito. Questo stato interiore è impietosamente descritto da uno scrittore francese provocatorio e "scandaloso", Louis-Ferdinand Céline (1894-1961), nel brano sopra citato. Dotati di questa "pesantezza" sono i superbi, gli arroganti, i pedanti, i noiosi, i "padroni", i "baroni": personaggi più che persone, pieni di sé, sicuri che il loro pavoneggiarsi sia uno spettacolo mirabile da vedersi. Significativi sono gli aggettivi che Céline infila: sostenuti nel loro cipiglio, petulanti nelle loro esigenze, stravaccati sulle loro poltrone dorate, saldati in modo inscindibile alle loro opinioni, considerate come dogmi intoccabili, convinti di essere perenni, striscianti con chi è più potente, abbrutiti nei piaceri che si possono permettere, penosi nella loro tronfia sicurezza. Anche il Salmista ne fa un ritratto disgustato: «Dell'orgoglio si fanno collana, la violenza è il loro vestito; esce iniquità dal loro grasso", scherniscono parlando con malizia, minacciano dall'alto con prepotenza"» (73, 6-8). Stiamo attenti, perché qualche traccia di questa pesantezza c'è in tutti ed è sempre passibile di aumento!
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