venerdì 20 ottobre 2017
Leggo i testi che più mi sollecitano delle Cronache di ordinario razzismo, un libro edito da Lunaria, un'associazione che esiste ormai da un quarto di secolo e che pubblica periodicamente dei libri bianchi sul razzismo in Italia, di cui queste Cronache sono il quarto. Vi hanno contribuito molti collaboratori, coordinati, credo, da Grazia Naletto, autrice in questo volume di più interventi. (Per informazioni sul "libro bianco" e su come averlo: antirazzismo@lunaria.org, oppure: www.cronachediordinariorazzismo.org). I lettori di questo giornale sanno molto degli argomenti trattati in queste cronache, ma abbiamo tutti ancora tanto da sapere sul contesto politico e culturale in cui maturano, sul modo perlopiù odioso in cui i media trattano la questione dei migranti, e sull'abominio di singoli episodi che la cronaca ha affrontato di solito, in particolare quella televisiva, badando agli "effettacci" e non alla spiegazione. È su questo contesto che gli scritti del volume puntano la loro attenzione, scegliendo singoli episodi da ricostruire con amore di verità: otto casi esemplari raccontati con lodevole sforzo di oggettività, noti e meno noti, e se noti mostrando aspetti che i media hanno sottaciuto, e quasi sempre (a sgomentarci e a spaventarci per quanto di complicità "popolare" essi rivelano) per il fondo razzista che li pervade. Perché infine è questo a sgomentare di più il lettore: la constatazione di un razzismo ora strisciante e ora rivendicato, interno al "populismo" dei nuovi raggruppamenti politici, ma anche dei vecchi, per esempio di quelli che si dicono ancora di sinistra. Un razzismo insito alla nostra natura di cittadini comuni, di italiani dimentichi delle pene sofferte dai nostri migranti, di persone che si dicono aperte e generose essendo invece aridamente prevenute ed egoiste. Le dirigenze di quei gruppi badano, soprattutto in tempo di elezioni, più all'umore degli elettori, come dichiarato dai sondaggi (una piaga del nostro tempo per come vengono fatti e usati), che non ai principi sui quali si è costruita la storia dei loro partiti, almeno di quelli che una storia l'hanno avuta. Ognuno di questi tristi, turpi episodi rivela la superficialità del pregiudizio, l'occasionalità delle esplosioni, ma allo stesso tempo una fragilità morale che quanto sconcerta di più, perché ci fa capire meglio di ogni saggio storico o di psicologia sociale (ma non di quello storico di Ortega y Gasset!), per esempio, cos'è stato il nazismo e cos'è stato il fascismo. Di quanto forti siano le loro radici anche nel nostro tempo, nella nostra deformata democrazia.
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