La Mater Misericordiae e la difesa dei deboli
giovedì 30 maggio 2019
Si chiamava Castello del Bosco la fortificazione nei pressi di Maiolo appartenuta al soldato Oliva che si guadagnò, nel 984, il titolo di Conte. Fu un maniero importante che dominava la scena politica e sociale della Val Marecchia. I successori del primitivo Conte Oliva chiamarono Castel del Bosco "Antico" in quanto primo possedimento della famiglia. È della seconda metà del Quattrocento la bella e poco nota chiesa di Santa Maria d'Antico dove, nella sua facciata in calcarenite, spicca una lunetta ad altorilievo raffigurante una splendida Mater Misericordiae. La Madonna apre le braccia formando col manto una sorta di abside dove trovano rifugio i suoi protetti. Non accoglie bimbi smarriti, come la Madonna degli Innocenti a Firenze, e neppure il semplice popolo di Dio come la Madonna della Misericordia di Piero della Francesca, bensì accoglie i guerrieri. Sono otto da un lato e nove dall'altro, quasi l'esercito dell'ottavo giorno, i cavalieri delle beatitudini impegnati nell'ultima battaglia della vita che è quella della Santità. La Vergine è anche la regina degli angeli e la sua regalità è testimoniata da Dio Padre che, con la mano benedicente, sovrasta la lunetta. Lo stesso Dio Padre è un guerriero, si evince dalla corazza e regge con la mano sinistra il mondo sul quale campeggia la croce. I "Milites" radunati sotto il manto di Maria sono i soldati di Gian Francesco Oliva, fedeli alla causa del Signore, difensori della loro terra e della loro fede. A noi uomini di oggi coniugare armi e santità risulta difficile, pagine del Catechismo della Chiesa Cattolica che raccomandano la legittima difesa sono spesso dimenticate. Tali concetti, invece, nel Quattrocento erano riletti anche alla luce della vita spirituale. Nell'impegno e nella lotta di quaggiù si riconosceva un altro impegno e un'altra lotta: quelli per la Santità. Così, sopra Dio Padre, ecco un rosone, adornato da otto colonne con capitelli a foglia d'acqua e otto archetti trilobi, testimoniare la città di Dio. Gli archi trilobi disegnano lo spazio ideale di ventiquattro porte: sono le porte della Gerusalemme celeste rimando a quell'ottavo giorno che raggiungeranno coloro che, fedeli a Cristo, trovano rifugio sotto il manto della Madre di Dio.
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