giovedì 26 maggio 2011
L'italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all'ammirazione di chi se ne serve a suo danno. Il furbo è in alto in Italia non soltanto per la propria furbizia, ma per la reverenza che l'italiano in generale ha della furbizia stessa.

«L'acume o astuzia è la perfezione della ragione, mentre la furbizia è una specie di istinto che porta a cercare solo il proprio interesse o benessere». Così scriveva agli inizi del Settecento il fondatore dello Spectator, considerato come il primo giornale letterario, Joseph Addison. Mi pare che questa distinzione tra acume e furbizia tenga bene, anche perché da un lato spiega il famoso detto di Cristo: «Siate semplici come colombe, ma anche astuti come serpenti». D'altro lato, però, giustifica pure l'aspra e realistica denuncia che Giuseppe Prezzolini, morto centenario a Lugano nel 1982, ha incastonato nel suo sarcastico Codice della vita italiana e che ho riservato alla nostra quotidiana riflessione (in questo caso direi: al nostro esame di coscienza).
La furbizia è, in pratica, l'ingegnosità votata all'egoismo e al tornaconto personale; è la sagacia consacrata alla malizia e alla scaltrezza; è anche il trucco o la truffa destinata all'inganno e al raggiro della persona ingenua. Non so se noi italiani primeggiamo in questo; è, però, vero che esaltiamo i furbi e la platea immensa e sostanzialmente rispettata degli evasori fiscali ne è una prova inoppugnabile. A questo punto concludiamo, invece, con un divertito elogio dell'accortezza e dell'astuzia offerto da un apologo arabo. A un saggio che passeggiava sulla riva di un fiume un bigotto domandò: «Quando faccio il bagno che orientamento devo avere, verso la Mecca o all'opposto?». Gli replicò il sapiente: «Devi guardare in direzione dei tuoi abiti per non farteli rubare!».
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