domenica 9 giugno 2019
Se vi prestiamo attenzione, la simbolica del linguaggio biblico ricorre a due modelli per descrivere la venuta dello Spirito Santo e la sua azione dentro di noi. Il primo è il modello dell'infusione, lampante per esempio nelle lingue di fuoco che dall'alto si riversano sugli apostoli riempiendoli di vita nuova. È come se lo Spirito Santo si assimilasse a quello che noi siamo (san Paolo dirà che si unisce al nostro spirito) per irrobustirci e ri-crearci con i suoi doni. Siamo così chiamati a scoprire lo Spirito Santo dentro di noi perché ci è già stato dato, e la nostra esistenza è il suo tempio. In questo caso, il grande lavoro spirituale consiste allora nella presa di coscienza e nel riconoscimento.
Ma Gesù indica anche un modello complementare quando dice: «Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito» (Gv 3,8). La nostra relazione con lo Spirito Santo non è unicamente fusionale e di conferma: essa è rappresentata anche come differenziazione. La voce dello Spirito Santo non è dunque soltanto quella che già conosciamo e possiamo udire abitualmente dentro di noi. Lo Spirito si manifesta anche nell'imprevedibilità, nelle nuove sfide, nei gesti inediti, nel modo sorprendente in cui Dio si rivela, parlandoci in lingue differenti e a partire da luoghi che non ci aspettavamo.
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