sabato 10 gennaio 2004
Ormai, si sa, i destini dell'agricoltura si giocano più a livello internazionale che nazionale. Anche se magari, la gran parte degli imprenditori agricoli guarda ancora appena oltre al confine del proprio campo, e pensa a Roma come origine delle politiche agricole. In parte, ovviamente, è ancora così. Ma la sostanza, e soprattutto il futuro, della politica e dell'economia agroalimentari sono ormai ben lontane dai confini italiani. E, spesso, non stanno nemmeno a Bruxelles, in Europa.
Come sarà, dunque, il futuro dell'agricoltura internazionale? E cosa bolle nella pentola mondiale dell'agroalimentare? Per capire di più è necessario partire dal fondo. A dicembre, infatti, dovrebbe chiudersi il round negoziale Wto sul commercio internazionale. Ma probabilmente - come ha fatto notare recentemente Confagricoltura - non si riuscirà nemmeno questa volta a scrivere la parola fine alla trattativa: il fallimento dei colloqui di Cancun, nel settembre scorso, brucia ancora molto. In gioco, tuttavia, è la "pacificazione" del commercio mondiale alimentare. Il fatto è che, ad oggi, non si è ancora riusciti nemmeno a scrivere un documento comune su cui riprendere la discussione a livello politico. Il dopo-Cancun porta con sé una serie di problemi pesanti, che si aggraveranno probabilmente dal prossimo maggio quando l'Europa diventerà davvero una superpotenza economica: gli Stati membri arriveranno a 25, gli agricoltori passeranno da 7 a 11 milioni. Tutti, è chiaro, affamati di politiche in grado di rilanciare le loro imprese, oltre che di risorse economiche adeguate. Dall'ultimo rapporto della Commissione - ha sottolineato sempre Confagricoltura - emerge che alcuni tra i nuovi partner sono ancora indietro nell'adeguamento alla normativa comunitaria in materia di sicurezza alimentare. Una situazione che fa già parlare di deroghe ma anche di
"blocco della commercializzazione dei prodotti non in regola verso gli altri partner". E non è finita, perché nei prossimi mesi, a livello europeo, si entrerà nel vivo delle discussioni sulle prospettive finanziarie dell'Unione europea, dopo il 2006. C'é il rischio - tanto per dirne una - che gran parte delle nostre Regioni meridionali venga esclusa da trasferimenti che nel 2002 sono ammontati a 1,4 miliardi di euro. Senza contare questioni specifiche. Già dai prossimi giorni, per esempio, si discuterà di tabacco e di olio di oliva. Cosa significano? Circa un miliardo di euro di trasferimenti e centomila posti di lavoro. A questo punto, dice bene Augusto Bocchini, a capo dell'organizzazione degli imprenditori agricoli, augurandosi che il 2004 sia l'anno della ripresa e del rilancio, superati però tutti questi scogli e certamente se si guarderà a Bruxelles e Ginevra (oltre che Chicago), piuttosto che solo a Roma.
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