La curiosità ci salva. E ci salverà

Non si potrebbe fare l'attore, dice Favino, se non si è curiosi verso l'umanità. E questo è motore di empatia. È forse la migliore lezione che emerge da tutta la Mostra del Cinema di Venezia
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September 12, 2026
Nel suo appassionato intervento alla tavola rotonda dei media Cei organizzata alla Mostra del Cinema di Venezia dall’Ente dello Spettacolo, l’attore Pierfrancesco Favino (al Lido con il regista Giovanni Veronesi per il film di chiusura Dio ride, dove lui interpreta un frate molto originale e innovatore) ha raccontato qualcosa dell’amore per il suo mestiere. Un lavoro composto in massima parte di curiosità. Bisognerebbe istituire in forma permanente dei laboratori di teatro nelle scuole, Favino ha detto, perché niente può educare all’empatia e alla solidarietà quanto allenarsi al mimetismo con altri esseri umani. Recitare si può intendere come massima forma di attenzione agli altri: osservarli e ascoltarli in profondità così da poterli emulare, impersonare e interpretare, questo deve saper fare un attore per riuscire al meglio e prima ancora, per tener vivo l’incanto del suo mestiere, quell’incanto senza il quale, come in tutte le professioni, la passione scolora in sterile esercizio, e il talento si cristallizza in tecnica o in mera abitudine. “Se non fossi autenticamente curioso dell’essere umano in genere”, Favino ha concluso tra gli applausi, “fare il mio lavoro perderebbe per me di ogni senso e valore”.
Quanto conta, rimanere attenti verso gli altri e mantenersi curiosi nei loro confronti – il che non significa morbosamente interessati alle vite altrui, piuttosto aperti, desiderosi di sentire, capire gli altri, anche imparare da loro. In queste densissime giornate di Mostra del Cinema al Lido, curiosità se ne percepiva tanta. Era nell’aria. Serpeggiava tra le persone immerse in discussioni e dibattiti su ogni film, quegli scambi che si potevano orecchiare ovunque durante le brevi ma affollatissime soste di attesa fuori dalle sale. Tantissimi i giovani, lì a esprimere la propria vitalità e curiosità attraverso l’amore per il cinema. Adesso che concluse le proiezioni si attende la proclamazione del Leone d’oro e degli altri premi di questa edizione, mi accorgo di quanto l’avere avvertito intorno tanta curiosità diffusa, contagiosa, mi abbia rinfrancato. Quella che si riversava dentro e fuori dalle sale, era una marea di gente appassionata di storie, spettatori infervorati e continuamente vogliosi di raccontarsi attraverso i propri gusti. Le passioni cinefile, quelle anche stanno a significare interesse per le storie e le vite altrui; per trame e personaggi inventati, ma impersonati da grandi attori a loro volta curiosi, famelici nel far propri caratteri e destini, per un tempo limitato ma che è il tempo dilatato dell’arte. Al di là di singoli protagonismi, del dilagare di egolatria alimentata dallo “star system” e tutto quanto lo circonda (sempre uguali e sempre diverse le dinamiche della fama, e qui al Lido anche la folla assiepata attorno al red carpet ha qualcosa di vitale per come genuinamente curioso). Contro ogni apocalittico pensiero sul futuro, lo spettacolo di tutta questa curiosità è stato come un balsamo. Qualcosa che dà speranza, perché la curiosità ci salva e ci salverà, sin da ragazzini dovremmo venire abituati a saperlo e praticarlo, Favino ha proprio detto il vero.

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