Pregare trasforma in ciò che si contempla

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March 13, 2019
II Domenica di Quaresima
Anno C

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. [...]

SalƬ con loro sopra un monte a pregare. La montagna ĆØ la terra che si fa verticale, la più vicina al cielo, dove posano i piedi di Dio, dice Amos. I monti sono indici puntati verso il mistero e la profonditĆ  del cosmo, verso l'infinito, sono la terra che penetra nel cielo. Gesù vi sale per pregare. La preghiera ĆØ appunto penetrare nel cuore di luce di Dio. E scoprire che siamo tutti mendicanti di luce. Secondo una parabola ebraica, Adamo in principio era rivestito da una pelle di luce, era il suo confine di cielo. Poi, dopo il peccato, la tunica di luce fu ricoperta da una tunica di pelle. Quando verrĆ  il Messia la tunica di luce affiorerĆ  di nuovo da dentro l'uomo finalmente nato, ā€œdato alla luceā€. Mentre pregava il suo volto cambiò di aspetto. Pregare trasforma: tu diventi ciò che contempli, ciò che ascolti, ciò che ami, diventi come Colui che preghi. Parola di Salmo: Ā«Guardate a Dio e sarete raggianti!Ā» (Sal 34,6). Guardano i tre discepoli, si emozionano, sono storditi, hanno potuto gettare uno sguardo sull'abisso di Dio. Un Dio da godere, un Dio da stupirsene, e che in ogni figlio ha seminato una grande bellezza. RabbƬ, che bello essere qui! Facciamo tre capanne. Sono sotto il sole di Dio e l'entusiasmo di Pietro, la sua esclamazione stupita – che bello! – Ci fanno capire che la fede per essere pane, per essere vigorosa, deve discendere da uno stupore, da un innamoramento, da un ā€œche bello!ā€ gridato a pieno cuore. ƈ bello stare qui. Qui siamo di casa, altrove siamo sempre fuori posto; altrove non ĆØ bello, qui ĆØ apparsa la bellezza di Dio e quella del volto alto e puro dell'uomo. Allora Ā«dovremmo far slittare il significato di tutta la catechesi, di tutta la morale, di tutta la fede: smetterla di dire che la fede ĆØ cosa giusta, santa, doverosa (e mortalmente noiosa aggiungono molti) e cominciare a dire un'altra cosa: Dio ĆØ bellissimoĀ» (H.U. von Balthasar). Ma come tutte le cose belle, la visione non fu che la freccia di un attimo: viene una nube, e dalla nube una voce. Due sole volte il Padre parla nel Vangelo: al Battesimo e sul Monte. Per dire: ĆØ il mio figlio, lo amo. Ora aggiunge un comando nuovo: ascoltatelo. Il Padre prende la parola, ma per scomparire dietro la parola del Figlio: ascoltate Lui. La religione giudaico-cristiana si fonda sull'ascolto e non sulla visione. Sali sul monte per vedere il Volto e sei rimandato all'ascolto della Voce. Scendi dal monte e ti rimane nella memoria l'eco dell'ultima parola: Ascoltatelo. Il mistero di Dio ĆØ ormai tutto dentro Gesù, la Voce diventata Volto, il visibile parlare del Padre; dentro Gesù: bellezza del vivere nascosta, come una goccia di luce, nel cuore vivo di tutte le cose.
(Letture: Genesi 15,5-12.17-18; Salmo 26; Filippesi 3,17- 4,1; Luca 9,28-36)

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