Il Papa affacciato alla finestra all'Angelus: «Le guerre impoveriscono e danneggiano il mondo»

Leone XIV ha richiamato il primato dell’amore verso Dio e il prossimo, rilanciato l’impegno per la pace e guardato alle crisi di Yemen e Giordania
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October 26, 2026
Il Papa affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico per l'Angelus di ieri, 25 ottobre 2026 / ANSA
Il Papa affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico per l'Angelus di ieri, 25 ottobre 2026 / ANSA
«Mai come oggi appare chiaro che le guerre, oltre a seminare morte e distruzione, impoveriscono e danneggiano il mondo». È l'appello lanciato ieri da papa Leone XIV al termine dell'Angelus in piazza San Pietro, guardando all'incontro promosso dalla Comunità di Sant'Egidio "Pace disarmata e disarmante" in corso ad Assisi, durante il quale domani verrà celebrato il quarantesimo anniversario della storica Giornata mondiale di preghiera per la pace voluta da san Giovanni Paolo II nel 1986. «Il Signore ispiri scelte di dialogo e di pace», ha aggiunto il Pontefice.
Nella riflessione che ha preceduto la preghiera mariana, commentando il Vangelo della domenica sul duplice comandamento dell'amore (Mt 22,34-40), il Papa ha indicato nell'amore il cuore della vita cristiana. «Non basta sapere che Dio esiste», ha spiegato, perché il Signore desidera instaurare con ogni persona una relazione viva e personale. Per questo, ha osservato, «non si può amare “per comando”»: l'amore per Dio corrisponde al desiderio più profondo dell'uomo e trova il suo compimento nella comunione con Lui. Leone XIV ha sottolineato che il comandamento di amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la mente è inseparabile da quello di amare il prossimo come se stessi. Solo attraverso una relazione autentica con Dio, infatti, è possibile guardare gli altri con gli occhi di Cristo e vincere l'egoismo, trasformando la propria esistenza in un dono. Richiamando santa Teresa di Gesù Bambino, il Pontefice ha ricordato che «solo l'amore» rende viva la missione della Chiesa e che senza di esso «la fede sarebbe privata della sua sostanza, le opere buone si ridurrebbero a moralismo e la speranza sarebbe vana».
Dopo l'Angelus il Papa ha espresso preoccupazione anche per la grave crisi umanitaria nello Yemen, in particolare nella città di Taiz, dove la popolazione soffre per la mancanza di cibo, acqua e cure mediche. Ha quindi rivolto un appello perché cessino le ostilità e siano garantite condizioni di pace per la popolazione yemenita e per tutti i popoli della regione. Un pensiero è andato infine alle vittime dell'attacco che nei giorni scorsi ha colpito una comunità cristiana in Giordania. Leone XIV ha assicurato la propria preghiera per i morti e i feriti, manifestando vicinanza alla comunità colpita e all'intero Paese, «che si distingue per la pacifica convivenza e il rispetto tra le diverse religioni».

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