Cesare o Dio: quale volto porti impresso dentro di te?

XXIX Domenica del Tempo ordinario - Anno A
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October 14, 2026
In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiàni, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
Gli tendono tranelli, vogliono far scattare la trappola e renderlo inoffensivo quel Gesù che fa innamorare il popolo parlando di un padre che prepara banchetti, che si perde a cercare quell’unica pecora scappata via dal gregge, misericordioso verso i peccatori. Troppo scomodo un tipo del genere: le regole vanno rispettate, i riti vanno celebrati, i peccati sono indelebili e marchiano per sempre; non si può permettergli di alimentare la speranza che non ci sia un bel confine netto tra puri e impuri, tra giusti e ingiusti. Tra un dentro e un fuori. Si sa bene chi sono i giusti: solo quelli che la legge la seguono alla lettera e la fanno osservare. Non importa poi il cuore dove sia.
Lui, invece, non fa distinzioni: le prostitute e i pubblicani possono entrare nel regno dei cieli, il peccatore può convertirsi, l’ultimo precede il primo, il sabato è per l’uomo, l’amore viene prima del giudizio. Ma così salta tutto, saltano tutte quelle rigide categorie in cui mettere gli altri, quelle certezze che danno il potere di sentirsi dalla parte giusta, ineccepibili. Come sentirsi al sicuro con uno del genere? Vuol forse costringerci a cambiare il nostro modo di pensare Dio?
Trema la terra sotto i piedi ai farisei, stanno rischiando grosso con questo Gesù che costringe a cambiare lo sguardo, che ribalta l’ottica di quel Dio che hanno così ben disegnato, costretto, rinchiuso nelle loro logiche di apparenza e di potere. Allora mettiamolo in difficoltà, si dicono, facciamo in modo che il suo schierarsi per Cesare o contro Cesare scontenti quegli ingenui che lo seguono, quella massa di disperati che sembra sognare assieme a lui.
Ma Gesù, come al solito, fa un balzo in profondità con una domanda che inchioda: «A chi appartiene questa moneta?». Ed è come se implicitamente domandasse: «E tu a chi appartieni? Quale immagine porti stampata dentro?».
Scava Gesù e invita a scavare dentro di noi, a capire che se anche una moneta può appartenere a ad un imperatore o al potere, c’è qualcosa che non fa parte del mercato, qualcosa di inviolabile, non commerciabile, non scambiabile come una moneta: la nostra vita. Imperfetta, non impeccabile, ferita e lacerata, ma che porta impresso un altro volto: il Suo. O quello dell’amore, che è lo stesso.
(Letture: Is 45,1.4-6; Sal 95; 1Ts 1,1-5b; Mt 22,15-21)

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