«I credenti possono disarmare il mondo»: le religioni radunate ad Assisi da Sant'Egidio

di Agnese Palmucci, inviata ad Assisi
L'assemblea introduttiva con Riccardi ha aperto l'incontro internazionale per la pace "Disarmata e disarmante" promosso dalla Comunità a quarant'anni dallo storico evento interreligioso promosso da Giovanni Paolo II. Tra i relatori anche il cardinale Zuppi e i rappresentanti delle altre fedi
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October 25, 2026
«I credenti possono disarmare il mondo»: le religioni radunate ad Assisi da Sant'Egidio
Il fondatore della Comunità di Sant'Egidio, Andrea Riccardi, ha aperto l'incontro per la pace ad Assisi, Bastia Umbra / Siciliani
Prendere parola davanti alla violenza. Fare dei luoghi di culto dei “ponti” di pace. È l’ora del protagonismo delle religioni nell’educazione alla fraternità, attraverso la preghiera e il dialogo. Parole, queste, che hanno risuonato con forza come uno sprone all’impegno comune durante l'assemblea che ha dato il via oggi pomeriggio all’incontro per la pace “Disarmata e disarmante”, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio ad Assisi (dal 25 al 27 ottobre) a quarant’anni dallo storico incontro interreligioso voluto proprio nella città di san Francesco da Giovanni Paolo II. Nel padiglione di UmbriaFiere, a Bastia Umbra, giovani e adulti da ogni parte d’Europa e del mondo. Circa cinquemila persone.
Il fondatore della Comunità di Sant'Egidio, Andrea Riccardi, introduce l'incontro per la pace "Disarmata e disarmante" che si tiene dal 25 al 27 ottobre ad Assisi, Bastia Umbra - AGENZIA SICILIANI
Il fondatore della Comunità di Sant'Egidio, Andrea Riccardi, introduce l'incontro per la pace "Disarmata e disarmante" che si tiene dal 25 al 27 ottobre ad Assisi, Bastia Umbra - AGENZIA SICILIANI
«Oggi facciamo memoria di quel 27 ottobre 1986, in tempo di guerra fredda, con il mondo diviso in due imperi, in cui si temeva un grande conflitto anche atomico.  - ha ricordato il fondatore della Comunità, Andrea Riccardi - Eppure era un periodo in cui la pace era ancora al centro delle politiche». Nel periodo storico attuale, invece, la pace sembra sparita dall’orizzonte «come idea ispiratrice», mentre «si afferma sempre più che la guerra è la compagna naturale della storia umana». Nell’86 furono invitati dal Papa ad Assisi i leader delle grandi religioni, «uno a fianco dell’altro, segno di pace di fronte al mondo, per esserlo poi anche nella vita quotidiana», ha aggiunto Riccardi, perché «la pace è radicata nel profondo delle religioni, seppure talvolta nascosta dalla polvere della storia o ridotta a solo fatto individuale». Quella dei credenti è una «forza debole», ha proseguito lo storico, «disarmante». Le loro mani sono alzate solo nella preghiera e tese unicamente nel dialogo.
Al tavolo dei relatori, davanti a uno schermo blu che ha tenuto fissa sullo sfondo l’immagine di una colomba simbolo della pace e della Comunita, erano presenti anche il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, Olivier Roy, politologo francese, Hala Al-Karib, attivista per i diritti delle donne in Sudan, Nasaruddin Umar, Imam della Grande moschea di Jakarta in Indonesia, Haim Korsia, Gran rabbino di Francia e Gijun Sugitani, Sommo sacerdote del Buddismo Tendai Zasu del Giappone. Nel suo messaggio di saluto, inviato alla Comunità per l’evento e letto da un giovane di Sant’Egidio, anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ribadito «la forza delle religioni» per la pace. Esse, scrive, «sono l'esempio di come il dialogo, il rispetto della diversità, la solidarietà fanno crescere fiducia e alimentano coesione e sicurezza». L’inerzia, oggi, «è ingiustificabile», e se «gettare i semi della pace, sconfiggere i pregiudizi, ricostruire il diritto, equità, libertà dove sono stati calpestati» è opera che riguarda «i governi e le istituzioni», ricorda Mattarella,  nessuno è davvero «dispensato dal compiere la propria parte».
Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, introduce l'incontro per la pace "Disarmata e disarmante" che si tiene dal 25 al 27 ottobre ad Assisi, Bastia Umbra - AGENZIA SICILIANI
Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, introduce l'incontro per la pace "Disarmata e disarmante" che si tiene dal 25 al 27 ottobre ad Assisi, Bastia Umbra - AGENZIA SICILIANI
Anche il cardinale Zuppi, arcivescovo di Bologna e da sempre impegnato nella Comunità, nel suo intervento ha ricordato come dopo quarant’anni «l’intuizione e “la profezia di san Giovanni Paolo II mantiene tutta la sua forza di trasformazione e ci aiuta a scegliere il futuro». Ancora una volta, per un credente, è la preghiera la vera «ribellione alla guerra, alla sua logica, alle tante complicità, alla sottile assuefazione per cui ci abituiamo al dolore o non ne proviamo più orrore e sdegno», ha sottolineato Zuppi. Perché, contrariamente a chi usa la fede per giustificare le guerre, «le religioni non benedicono il fratricidio, bestemmia di Dio che dà la vita e imprime la sua immagine in ogni persona». E mai il nome di Dio «può benedire la guerra». Negli ultimi quarant’anni, come ancora oggi, ha aggiunto il cardinale, «profeti di sventura» incitano alla guerra, giudicano «la visione di pace che viviamo come ingenua», o «pericolosa». Ecco, «la convinzione di allora e di oggi non è “negoziare la fede” ma credere che nel grande impegno per la pace l’umanità deve attingere dalle sue più profonde e vivificanti risorse». E la pace passa dal disarmo, collettivo, completo. «Occorre innanzi tutto dare alla pace altre armi, che non quelle destinate ad uccidere e a sterminare l'umanità. Occorrono sopra tutto le armi morali, che danno forza e prestigio al diritto internazionale», ha aggiunto. E’ lo Spirito di Assisi, che fa del dialogo interreligioso il punto di svolta del cammino verso la fraternità universale. 
Ma dialogare non significa rinunciare a sé stessi, alla propria unicità, alle proprie caratteristiche. Significa piuttosto «incontrarsi restando ciò che siamo e senza negare all’altro la possibilità di essere ciò che è». Ha sottolineato il Gran rabbino di Francia, Haim Korsia. «Una pace disarmante soprende per la sua forza, non mira a schiacciare l’avversario ma a costruire un futuro migliore per tutti», ha detto, «perché non possiamo accettare che un bambino impari prima a riconoscere chi è un nemico e dopo chi è un essere umano».  Per vivere insieme non è necessario pensarla tutti allo stesso modo, non significa «cancellare i disaccordi», ma riuscire a condividere la vita «senza trasformare la nostra differenze in motivi di distruzione». È questa una pace disarmante, che «non nega le fatiche e i pericoli ma rifiuta di lasciare loro l’ultima parola». 
Il Gran rabbino di Francia, Haim Korsia, all'assemblea introduttiva dell'incontro per la pace "Disarmata e disarmante" che si tiene dal 25 al 27 ottobre ad Assisi, Bastia Umbra - AGENZIA SICILIANI
Il Gran rabbino di Francia, Haim Korsia, all'assemblea introduttiva dell'incontro per la pace "Disarmata e disarmante" che si tiene dal 25 al 27 ottobre ad Assisi, Bastia Umbra - AGENZIA SICILIANI
E i luoghi di culto devono essere “case” dove i giovani imparano la convivenza pacifica, oltre ogni divisione. Ma la capacità di costruire la pace non deve restare «all’interno delle sale riunioni», ha sottolineato l’imam Nasaruddin Umar, che accolse papa Francesco nella grande moschea di Jakarta, durante il viaggio apostolico in Indonesia, nel 2024, e insieme a lui firmò una dichiarazione congiunta per “promuovere l’armonia religiosa per il bene dell’umanità”. «Per molto tempo, moschee, chiese, templi e sinagoghe sono stati considerati tranquilli rifugi dal mondo. - ha detto - Entriamo per pregare e dimentichiamo il caos all’esterno. L’Intesa di Giacarta cambia completamente questa prospettiva, i nostri edifici sacri devono essere centri di carità, di azione per il clima e di costruzione della pace». Occorre liberarsi dall’orgoglio, dalla rabbia, dalla «falsa idea che un gruppo sia superiore a un altro, e smettere di guardare i nostri vicini come nemici». Da credente musulmano, ha proseguito, «sono qui per affermare con chiarezza: ogni insegnamento che alimenta l’odio è un tradimento di Dio. Il Sacro Corano ci insegna che salvare una sola vita equivale a salvare l’intera umanità».
L’imam della grande moschea di Jakarta, Nasaruddin Umar, all'assemblea introduttiva dell'incontro per la pace "Disarmata e disarmante" che si tiene dal 25 al 27 ottobre ad Assisi, Bastia Umbra - AGENZIA SICILIANI
L’imam della grande moschea di Jakarta, Nasaruddin Umar, all'assemblea introduttiva dell'incontro per la pace "Disarmata e disarmante" che si tiene dal 25 al 27 ottobre ad Assisi, Bastia Umbra - AGENZIA SICILIANI
Lo Spirito di Assisi, però, negli ultimi quarant’anni non ha nutrito solo l’Occidente, ma anche l’Oriente. «La coraggiosa iniziativa di sua santità Papa Giovanni Paolo II ha trovato una profonda risonanza tra molti leader religiosi in tutta l’Asia», ha sottolineato il Sommo sacerdote Gijun Sugitani, raccontando l’esperienza del venerabilissimo Etai Yamada, Sommo sacerdote del buddismo Tendai, che partecipò all’incontro dell’'86 e al suo ritorno «ebbe un’intuizione di straordinaria lungimiranza: portare quello “Spirito di Assisi per la pace” in Giappone e far sì che si diffondesse anche da lì». Da quel momento «la tradizione buddista Tendai organizza ogni anno, il 4 agosto, sul sacro Monte Hiei, l’”Incontro per la pace nel mondo attraverso la preghiera”, invitando i leader religiosi di tutto il Giappone a riunirsi in preghiera per la pace». Yamada aveva vissuto l’esperienza dei bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki durante la seconda guerra mondiale. Poi l’invito ai giovani. «Vorrei concludere rivolgendo un invito speciale alle giovani generazioni affinché si uniscano a noi in questo cammino, ne raccolgano l’eredità e, insieme, costruiscano un futuro di pace per il nostro mondo».
Gijun Sugitani, Sommo sacerdote del Buddismo Tendai Zasu del Giappone, interviene all'assemblea introduttiva dell'incontro per la pace "Disarmata e disarmante" che si tiene dal 25 al 27 ottobre ad Assisi, Bastia Umbra - AGENZIA SICILIANI
Gijun Sugitani, Sommo sacerdote del Buddismo Tendai Zasu del Giappone, interviene all'assemblea introduttiva dell'incontro per la pace "Disarmata e disarmante" che si tiene dal 25 al 27 ottobre ad Assisi, Bastia Umbra - AGENZIA SICILIANI
L’incontro internazionale proseguirà domani, 26 ottobre, ad Assisi, con decine di Forum di approfondimento su temi di attualità che riguardano la costruzione della pace.

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